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come comportarmi (Psicologo)
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mia figlia 13 anni da tre mesi accusa dolore fianco dx. abbiamo fatto tutti gli esami possibili,fortunatamente tutto negativo, ma continuamente piange per il dolore.non è ancora sviluppata. a scuola è brava, abbiamo parlato con i professori per capire se ci fosse qualche problema con i compagni. niente di tutto questo. io e mio marito pensiamo che abbia paura degli esami e anche che le da fastidio che in classe è l'unica a non essere sviluppata e si sente inferiore. chiramente gli abbiamo detto che ci rimaneva di andare da uno psicologo ma non vuole. cosa possiamo fare? ci può aiutare?
Domanda pubblicata da cinzia il 22/01/2011
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Risposte
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Buonasera Cinzia, una cosa mi colpisce del suo racconto, cosa vuol dire non è ancora sviluppata? Non riesco a capire se questo non essere sviluppata fa parte del vostro lessico familiare oppure se è una cosa che condividete solo lei e suo marito. Poi mi viene da notare che voi avete fatto il possibile per il sintomo, per scongiurare problemi di tipo fisiologico, ma mi pare che la soluzione psicologo la contempli lei, non sua figlia...questo per dirle che se lei e suo marito sentite l'esigenza di un sostegno, cercatelo, forse sua figlia, che a tredici anni inizia a sapere (forse) quello che vuole, non è interessata o non contempla questa possibilità. Credo che possiate voi rivolgervi ad un/a collega per sostenervi nella gestione di questo dolore al fianco destro e forse "farvi aiutare ad ascoltarlo". Spero di esserle stato d'aiuto, in bocca al lupo Paolo
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Gentile Signora, penso che il problema dello "sviluppo" (che è il termine più utilizzato nel lessico comune dai genitori non medici) sia più un problema Vostro. Se i vari specialisti che avete consultato non hanno riscostrato patologie di alcun tipo, non è il caso di creare un allarme ingiustificato. La vostra preoccupazione potrebbe in qualche modo alimentare questo sintomo. Parlate con lei di questo menarca che tarda ad arrivare e spiegatele, con affetto e tranquillità, che ogni persona ha i suoi tempi, ogni fisico ha le sue caratteristiche. Aiutatela ad avere pazienza, cercando di trasformare in "normalità" quello che a lei appare solo come un deficit. Aiutatela a capire che lo "sviluppo" femminile non è come un compito in classe per il quale prendi un bel voto, è qualcosa di più complesso ed imprevedibile. Non è una gara a chi sviluppa prima (spesso le bambine confrontandosi fra loro lo vivono come una competizione e, quindi, con stress). La stessa cosa succede ai maschietti di quest'età, ovviamente in altre forme (per es.la competizione per le misure). Coraggio, un pò di pazienza non farà male neanche a voi. Un cordiale saluto Antonio Ceccardi - Centro Intervento Psicologico "Oikos" di Tivoli (RM).
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Gentile Signora, penso che il problema dello "sviluppo" (che è il termine più utilizzato nel lessico comune dai genitori non medici) sia più un problema anche Vostro. Se i vari specialisti che avete consultato non hanno riscostrato patologie di alcun tipo, non è il caso di creare un allarme ingiustificato. La vostra preoccupazione potrebbe in qualche modo alimentare questo sintomo. Parlate con lei di questo menarca che tarda ad arrivare e spiegatele, con affetto e tranquillità, che ogni persona ha i suoi tempi, ogni fisico ha le sue caratteristiche. Aiutatela ad avere pazienza, cercando di trasformare in "normalità" quello che a lei appare solo come un deficit. Aiutatela a capire che lo "sviluppo" femminile non è come un compito in classe per il quale prendi un bel voto, è qualcosa di più complesso ed imprevedibile. Non è una gara a chi sviluppa prima (spesso le bambine confrontandosi fra loro lo vivono come una competizione e, quindi, con stress). La stessa cosa succede ai maschietti di quest'età, ovviamente in altre forme (per es.la competizione per le misure). Coraggio, un pò di pazienza non farà male neanche a voi. Un cordiale saluto Antonio Ceccardi - Centro Intervento Psicologico "Oikos" di Tivoli (RM).
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Gent.le Cinzia, colgo dalle sue parole una preoccupazione che non è mai stata espressa da vostra figlia, ma che ha ipotizzato con suo marito, quella della paura degli esami e dell'inferiorità dovuta allo sviluppo. Credo possa valere la pena, prima di tutto, comprendere prima con vostra figlia se questa vostra ipotesi sia reale. L'età che sta vivendo sua figlia è un momento importante e non sempre facile, quello dell'adolescenza. E questo dolore al fianco, appurato, come avete fatto, che non abbia alcuna origine fisiologica, è un messaggio che vostra figlia sta comunicando attraverso il corpo, perchè le è impossibile al momento comunicarlo a parole. Datele ascolto e tempo, statele vicino con affetto, e rispettandola, dandole la fiducia di cui ha bisogno per crescere e 'svilupparsi', lasciate che sia lei a scegliere quello di cui ha bisogno in questo momento. Anche io credo come il collega Molino, che per tranquillizzarvi, possiate rivolgervi ad uno specialista chiedendo una consulenza rispetto alla gestione di quello che state vivendo. Chissà che possiate così levarvi questa 'spina nel fianco'... In bocca al lupo e saluti cordiali. Dott.ssa Francesca Consonni (Seregno, MB)
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Buongiorno,
molte volte risulta frustrante per il genitore sostenere e contenere il pianto e dolore del proprio figlio cadendo nella trappola dell'urgenza ed emergenza. Probabilmente avete bisogno di darvi del tempo per riappropriarvi del vostro ruolo e delle vostre competenze per riacquisire la fiducia necessaria per sostenere vostra figlia. Penso sia utile prima di tutto per il genitore darsi la possibilità di avere uno spazio nel quale poter riflettere ed elaborare paure che a volte immobilizzano.
Cordialmente.
Dott.ssa Noemi Dominici
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Gentilissima signora,
la prima cosa che mi sento di fare è complimentarmi con lei per aver cercato, dopo i vari esami clinici dall'esito fortunatamente favorevole, di portare sua figlia da uno psicologo, per cercare di comprendere la causa del dolore di sua figlia, la seconda cosa è invece consigliarle di provarci ancora. Mi spiego, da ciò che riferisce, secondo lei sua figlia ha il terrore dell'esaminazione ( vista l'età, interrogazioni, compiti, futuro esame di terza media), ma i professori riferiscono che invece va bene ascuola e non ha problemi coi compagni. Poi riferisce anche che si sente inferiore perchè non è sviluppata...e ad oggi da ciò che si comprende, questa è la situazione. Il dolore al fianco potrebbe essere quindi dovuto anche all'ovaie che si stanno preparando allo sviluppo....ma anche un segno di disagio che la ragazzina manifesta per celarne uno maggiore...e ovviamente, con messaggio non ritengo possibile aiutare lei o sua figlia, nè tanto menofare alcuna diagnosi su una persona che non manifesta in primis il proprio disagio, arricchendolo di dettagli utili per poter fare un inquadramento diagnostico. Mi sento però,. come detto sopra, di suggerire, di fare un nuovo tentativo con sua figlia, per un colloquio psicologico, magari, vista la reticenza, con una collega ad indirizzo dinamico della sua città e di andare all'incontro anche lei con sua figlia...restando lì per la prima seduta per rassicurarla....e farle vedere che non accade nulla di male ma è solo una piacevole conversazione. Mi sono permessa di suggerire una collega anzichè un collega, perchè nella mia esperienza, in giovani pazienti, si crea una maggior empatia con psicologi dello stesso sesso...ciò non toglie che qualora avesse un nominativa di riferimento di un collega, l'operato sarebbe comunque e senz'altro ottimo. L'importante è riuscire aportarla in una seduta e vedere se si sblocca qualcosa.
I miei migliori auguri di una veloce risoluzione e una buona serata.
Dr.ssa Ilaria Calvani
Psicologa-Counsellor Psicologico- Sessuologa Clinica (FISS)
Prato-Pistoia-Lucca
ilaria.calvani@libero.it
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Buongiorno,
avere 13 anni non è facile, spesso le cause dei nostri disagi non sono così scontati: "l'essenziale è invisibile a gli occhi". MI sento di consigliarle di riprovare con calma a riparlare con sua figlia, senza esasperare il problema dandole il tempo di metabolizzare ed anche di considerare l'idea di rivolgersi ad uno psicologo. Dr Edoardo Guerrieri www.edoardoguerrieri.it
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Cara mamma, certo comprendo che siate in apprensione. Vedo però, che avete già fatto dei passi importanti. Avete già sottoposto la ragazza agli accertamenti del caso e avete riscontrato che non sussiste niente di organico. Avete anche parlato con gli insegnanti, riscontrando anche qui un'assenza di problematiche scolastiche e relazionali. Del resto, avete già fatto delle vostre riflessioni e sviluppato delle ipotesi molto importanti: ovvero l'esame di terza media e lo sviluppo. Sicuramente costituiscono due momenti assolutamente importanti, due passaggi evolutivi, per la precisione. Entrambe sono vie d'accesso per una nuova età, una nuova fase di vita. Un periodo in cui si è "più grandi", si frequenta la scuola superiore, organizzata in modo diverso, con impostazione da ragazzi grandi, dove spesso vi ci si reca da soli, oltretutto. Tutto ciò, accresce le possibilità, il senso di libertà e le opportunità, ma anche un maggiore carico di aspettative. Non è detto, che voi come genitori le abbiate realmente, ma è possibile che, per una serie di motivi vostra figlia le senta comunque. Nello stesso tempo, può esere che lei non si sente pronta per affrontare questi cambiamenti, che abbia tutta una serie di paure che la fanno rintanare in sè stessa e le creano un gran dolore. Questa ragazza ha una bella spina nel fianco: deve crescere e forse non vuol farlo! L'assenza del ciclo, un pò ci dice questo. Per età, dovrebbe fare tutta una serie di cose ed essere in un certo modo, ma poi lei probabilmente non si sente pronta o non si sente in grado di affrontare certi passaggi. Ciò che la fa sentire diversa (il corpo non sviluppato), in realtà tradisce e traduce un suo volere inconsapevole: il desiderio di non crescere ovvero la paura di farlo. Probabilmente, una parte di lei vuol crescere ed essere come gli altri, un'altra parte ne ha tanta paura da voler rimanere bambina, in un mondo ovattato e conosciuto. Provate a verbalizzare con lei questi temi, a dirle che talvolta può capitare di avere emozioni contrapposte. Chiedetele apertamente cosa le fa paura e come vive i prossimi cambiamenti. Parlate di tutto ciò a più riprese con lei, facendole capire che non sempre è chiaro ciò che viviamo e capita di doverci pensare a lungo. Se tutto questo non sortisse risultato, allora è il caso che andiate a fare un consulto psicologico, dicendo chiaramente a vostra figlia che non c'è altra strada per rivolvere questo problema e che non può scegliere, può non essere daccordo ma deve accettare, esattamente come se andesse dal dentista o dal dermatologo, per una visita inderogabile. Chiaramente il dialogo e la concertazione sono sempre le vie migliori, ma quando sono improduttive i genitori devono prendersi la responsabilità di decidere per i figli ed imporgli delle cose. Comunque, visto che avete già fatto dei passi importanti, confido che troviate la strada per sradicare questa spina che tormenta vostra figlia e voi. Buon lavoro!
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Gentile Signora, dal suo messaggio mi sembra di cogliere da parte sua preoccupazioni ed ipotesi circa l’origine del malessere di sua figlia che ha avuto modo di condividere con Suo marito. Proprio perché il dolore riferito dalla ragazza può essere letto come una modalità di comunicazione di sé, una richiesta di attenzione e spazio di espressione (verificata l’assenza di cause fisiologiche), l’indicazione più proficua è ascoltare in primis Sua figlia, quali sono le sue esperienze e i suoi vissuti, nel contesto scolastico, in ambito affettivo, nel rapporto coi pari. Sarebbe utile co-costruire con Sua figlia spazi di dialogo e scambio e, nel caso in cui sussistessero in Sua figlia effettive preoccupazioni su un presunto “ritardo” nello sviluppo puberale, rassicurarla e sostenendola nella comprensione che ciascuno di noi ha proprie caratteristiche, propri bisogni e propri ritmi di sviluppo. Potrebbe essere funzionale, nell’ottica di contenere i possibili vissuti di “diversità” di Sua figlia e creare complicità con lei, che Lei stessa “si racconti” alla ragazza, condividendo le Sue paure, ansie, preoccupazioni di quell’età, e le risposte avute all’epoca nella sua famiglia. Anche Suo marito potrebbe essere coinvolto, con gradualità, in questo “andare a ritroso”, qualora crediate che Sua figlia sia disposta a raccontarsi anche a lui. Condivido inoltre con il suggerimento dei colleghi circa l’utilità di uno spazio di consulenza con uno specialista per Voi quale coppia genitoriale chiamata a confrontarsi con le nuove sfide dell’età adolescenziale: potrebbe rappresentare per Voi un’occasione per riflettere insieme anche su quanto Vostre ansie e preoccupazioni, sicuramente motivate dall’affetto nei confronti della ragazza, così come le ipotetiche connessioni fra il dolore, lo sviluppo puberale e l’ansia da prestazione in ambito scolastico, non possano concorrere, anche inconsapevolmente, ad alimentare l’ansia della ragazza rispetto alla già citata “diversità” dai pari. Rispetto alla possibilità che anche Sua figlia possa avvalersi di una consulenza psicologica, credo sia importante che la ragazza espliciti la propria motivazione, anche se intrecciata a fisiologici dubbi e incertezze, o almeno una certa “disponibilità”, pena il rischio di insuccesso o di vissuti negativi connessi alla consultazione, garantendo, anche in questo caso, il rispetto per i suoi tempi. Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Le porgo cordiali saluti. Dott.ssa Maria Borella Psicologa Pioltello (MI) 333.2933807 – borella.maria@alice.it
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Gentile lettrice, quanto Lei suppone può essere causa di tale malessere ma per prima cosa farei visitare la bambina dal medico per escludere infiammazioni intestinali e valutare i livelli ormoniali, poi da un genicologo per escludere infiammazione agli annesi. A 13 anni non si puo parlare di ritardo del menarca, che ha un range di età variabile (costituzione, troppo sport, familiarità, alimentazione, ecc ) Sens'altro un consulto psicologico puo aiutare la bambina ma visto che rifiuto la figura dello psicologo sarà piu accettabile quella di un medico specialista in psicologia o in psicoterapia. Ora gli esami sono ancora lontani quindi c'è tempo. Cordialmente J P Coppola
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Salve, in risposta alla sua domanda credo che sia proprio l'età di sua figlia ad essere critica. Infatti è l'età di passaggio dalla pubertà all'adolescenza e proprio per questo la ragazza si trova ad affrontare cambiamenti inaspettati e radicali, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Credo che sia opportuno non forzarla troppo, in quanto tale azione aggiungerebbe frustrazione ed ansia a quella attualmente provata. Una volta escluse tutte le possibili cause fisiologiche del malessere, (attenersi al parere del medico curante) non insisterei con ulteriori ed estenuanti esami che rischiano di installare l'idea che ci sia davvero qualcosa che non và. Provi a seguire gli sviluppi di questa cosa, cercando di parlarne con sua figlia e valutando l'idea di un eventuale supporto psicologico, ma... ripeto senza imporlo. Spero d'esserle stato d'aiuto. Per ulteriori chiarimenti può contattarmi al 347/4951519. Cordiali saluti
Dr. Marco Mazzarella
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