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come posso fare con mia figlia di 2anni e 8 mesi che non vuole suo padre, solo la mamma? (Psicologo)

Mia figlia di quasi 3 anni fa tanti capricci, e molto attacata a me e non vuole vedere ne suo padre e in molte ocasioni sua sorella di 8 anni. Dopo la prima bimba sappiamo abbastanza come gestire i capricci senza dovere arrivare alle mani e facendo capire tramite gli attegiamenti e le parole come bisogna comportarsi...ma una cosa che ci preocupa è questo non volere suo padre....ci va solo quando dalla mamma non può ottenere quello che vuole...tipo evitare di andare a letto...è come se il papà fosse il suo piano B. Pensiamo che sia solo una questione passegera e che quando si sentirà più sicura piano piano andrà meglio. La bimba va al nido. Adesso nelle vacanze natalizie ha fatto pocchissime scene...io ero più presente. Io lavoro ma alle 17.00 sono a casa. Esce dal nido alle 16.00 e stâ un pò con i nonni fino che io non arrivo. Gioca bene con sua sorella ma appena la grande si avvicina a me fa la scenata...La bambina piccola ha un carattere molto più tosto e determinato della prima che era più paurosa ma più fantasiosa...la piccola è molto decisa e poco paziente anche se è dolce e capisce molto quando li spieghi le cose...
Domanda pubblicata da sandra il 07/01/2011
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Risposte

Risposta di Paolo Molino , Psicologo - Firenze
Buongiorno Sandra,
ma questo comportamento lo ha notato sempre nella sua figlia più piccola? oppure è venuto fuori in un determinato momento? Lei come ci sta in questa situazione dove non vuole suo marito o vedere la sorella più grande che le si avvicina? cosa sente?
E la sorella più grande come reagisce? Magari con queste informazioni e domandandosi come ci sta lei nella situazione e cosa vuole che cambi, può vedere una direzione, in bocca al lupo per il mestiere più difficile del mondo Paolo



www.paolomolino.com
Risposta di Noemi Dominici , Psicologo, Psicoterapeuta - Torino
Buongiorno, penso sia importante tenere presente il cambiamento che è avvenuto nelle vacanze natalizie e che avete potuto osservare. Può dare sicurezza alla coppia per non demordere e continuare ad avere fiducia nell'introduzione della figura paterna all'interno della relazione con la piccola che probabilmente in questo momento è alle prese con l'elaborazione della separazione dalla madre. Continuate a lavorare in sinergia rispettando i tempi di vostra figlia per introdurre piano piano il papà. Cordialmente e buon lavoro.
Risposta di loredana angeletti , Psicologo - marcellina
Gentile signora, per comprendere alcune dinamiche familiari sarebbe necessario avere maggiori informazioni. Comunque, se l'inserimento graduale della figura paterna dovesse continuare a non essere accettato io le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo dell'età evolutiva; attraverso il gioco e attraverso i disegni possono emergere elementi significativi. Cordialmente la saluto. Dott.ssa Loredana Angeletti www.psicoangeletti.altervista.org
Risposta di Dr Pilar Coppola , Psichiatra, Psicologo - Pescara Centro
Cara Sandra, innanzitutto sarebbe da chiarire cosa intende per " capriccio" e per " saperli gestire", perche da quanto scrive sembrerebbe che " gestirli" non comprende l'aspetto preventivo. Per quanto riguarda l'attaccamento insoddisfacente al padre potrebero esserci molte ragioni: la sua scarsa presenza, la Sua eccessiva presenza senza lasciare spazio a Suo marito, per citarne due. In questa fase di crescita il rapporto madre figlia è molto importante per il suo carattere ( apertura, gestione delle emozioni, rapporto con gli altri, sicurezza,ecc) quindi potrebbe esserle utile per Lei imparare ad osservarsi con obiettività ed osservare le Sue emozioni e le Sue conseguenti reazioni alle azioni delle bambina . Cordialmente Dr J P Coppola
Risposta di Dott.ssa Maria Borella , Psicologo - Pioltello (MI)
Gentile Signora, la domanda che Lei pone può essere utilmente contestualizzata nella fase evolutiva, che Sua figlia sta vivendo, connotata dal permanere di un legame di attaccamento preferenziale della bambina nei Suoi confronti. In questa fase evolutiva è opportuno sostenere Sua figlia nel graduale processo di separazione da Lei, da realizzarsi in virtù di un progressivo inserimento della figura paterna nella relazione madre-figlia. A questo proposito, Le fornisco alcuni spunti di riflessione che potrebbero aiutarla a meglio comprendere il comportamento di Sua figlia: quella che Lei riporta è una preoccupazione solo Sua, o condivisa con Suo marito? Lui cosa ne pensa del comportamento della bambina e come reagisce alla proteste della figlia di stare con lui? Lei come si sente quando la bambina si rivolge in modo preferenziale a lei, “scegliendola” fra gli altri membri della famiglia? Sarebbe anche opportuno verificare quando si è manifestato con maggiore intensità tale comportamento, se è comparso in concomitanza a specifici eventi/cambiamenti nella vita della bambina o della famiglia, e come reagisce Sua figlia alle situazioni che prevedono separazioni (es. ingresso all’asilo). Per promuovere in modo graduale e rispettoso dei tempi della bambina un appropriato legame col padre, è utile favorire tra padre e figlia specifici momenti di contatto fisico e di condivisione di attività di gioco gradite alla bambina: la riproposizione di tali momenti, così da costituire delle routine per Sua figlia, permetterà gradualmente alla bambina di sentirsi sicura anche nel rapporto col padre e di attendere con piacere questi momenti. Presupposto alle considerazioni esposte è certamente una condivisione di fondo, fra lei e Suo marito, delle modalità educative adottate con la bambina, accordo che rassicura la bambina ed evita che la stessa cerchi di “avvantaggiarsi” di eventuali disaccordi nella sua gestione educativa fra i genitori.
Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Le porgo cordiali saluti.
Dott.ssa Maria Borella
Psicologa
Pioltello (MI)
333.2933807 – borella.maria@alice.it

Risposta di Bumbaca Domenico , Psicologo, Psicoterapeuta - Roma - EUR e San Giovanni
Gentile signora
le informazioni che ci ha fornito, non aiutano a definire i confini del problema. Lei definisce iltutto in termini di 'capricci', ma, ne siamo sicuri? Come sono i rapporti tra lei e suo marito? In genere i bimbi assorbono eventuali contrasti e reagiscono ad essi ... ci dia un quadro più completo della situazione
Risposta di Bumbaca Domenico , Psicologo, Psicoterapeuta - Roma - EUR e San Giovanni
Gentile signora
le informazioni che ci ha fornito, non aiutano a definire i confini del problema. Lei definisce iltutto in termini di 'capricci', ma, ne siamo sicuri? Come sono i rapporti tra lei e suo marito? In genere i bimbi assorbono eventuali contrasti e reagiscono ad essi ... ci dia un quadro più completo della situazione
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Cara mamma,
comprendo che il comportamento di sua figlia possa sembrare bizzarro, talvolta fastidioso.
Comprendo anche che sia molto naturale fare dei confronti fra i figli, paragonarne vizi e virtù,
ma come lei vede giorno dopo giorno, ogni bambino è un individuo a sè,
con tutto un suo mondo e una sua personalità.
Per cui, per quanto come genitori si apprenda dall'espererienza coi figli precedenti, in realtà si è sempre un pò alle prime armi, nel senso che ogni figlio è qualcosa di diverso, occupa una posizione diversa nella famiglia ed è nato in un periodo diverso della nostra vita.
Quindi, se da una parte siete forti dell'esperienza precedente, dall'altra siete novizi e dovete capire cosa questa specifica bambina vi sta dicendo, in questo specifico momento.
Da quanto dice, sembra che le frustrazioni siano il nodo centrale di questa fase, probabilmente la bimba tollera male i no e tutte le frustrazioni date. Generalmente, quando il bambino ha 3 anni, si comincia a chiedere di più e si danno maggiori no. E probabilmente, per la sua piccola separare i due denitori rappresenta una strategia, utile per tollerare meglio questa frustrazione. Si hanno due possibilità, anzichè una (la coppia genitoriale unita), è come avere sempre, un porto sicuro. La bimba, non sa ancora che se anche rinuncia a qualcosa non succede nulla, non perde nulla. Non ha ancora la costanza di sè, non c'è ancora sicurezza e fiducia sufficiente.
A sua volta, 3 anni rappresenta il periodo dei "no" del bambino stesso, che si oppone ai grandi, per trovare una propria autonomia e posizione.
Ricordiamoci che i no si danno in tanti modi, non necessariamente a parole, ma anche attraverso gesti, bizze, bizzarrie.
E' possibile che in questa fase oppositiva, sua figlia si stia sperimentando in questo processo di individuazione, che fra le altre cose spaventa. Opporsi e dire no, fa correre il rischio di essere disapprovati e abbandonati. La vicinanza dell'altra figlia inoltre può incremetare la dose, può far temere di essere scartata a favore della "sorella brava".
Per cui, come ben avete intuito è solo una fase di passaggio, ma una fase importante, perchè in base a come la si gestisce scaturisce l'acqisizione del permesso alla propria autonomia decisionale, alla propria libertà e alla capacità di tollelare le frustrazioni.
E' importante che voi due genitori stabiliate delle regole che deve rispettare e ambiti in cui le lasciate autonomia decisionale. Si deve essere fermi, ma non rigidi, capire dov'è importante darle dei no e dei limiti e dove invece la si può lasciare agire e infrangere le regole.
Dovete aver fiducia nel fatto che gradualmente, imparerà a tollerare i no. Pensare questo, permetterà anche a vostra figlia di pensarlo e di credere di farcela. Inoltre, non dovete sentirvi in colpa se non siete in casa con lei tutto il giorno, non è questo che fa la differenza. Voi avete tutto il diritto di darle dei no, anzi la fate crescere molto, con i giusti no. D'altro canto il nido è un aiuto e una continuazione di questo lavoro, dove incontrerà anche lì restrizioni e regole. I "no", aiutano a definire i confini entro cui mettere poi dei contenuti significativi.
Natualmente, è importante che l'aiutate anche a tollerare la frustrazione, compito difficilissimo anche per gli adulti, dandole tutta la vostra comprensione e appoggio emotivo, ma anche piccole strategie di consolazione, es. parlandole e spiegandole il perchè delle regole, impegnandola in attività alternative piacevoli, proponendole i vantaggi della restrizione, mostrandole che non perde la relazione con voi, ecc.
E' altrettanto importante l'esempio. Vale a dire che, per esempio se non tollerate le parolacce, voi dovete essere i primi a non dirle e a non farle dire anche alla prima figlia.
Le regole sono valide per tutti! Ciò permette di capire che non è una congiura contro di lei, ma qualcosa che tutti devono seguire.
Insomma, fare i genitori è veramente difficile, ma anche fare i figli e crescere, è veramente duro e difficile!
Empatizzare con questa condizione, vi permetterà di avere quella pazienza necessaria che i figli meritano e richiedono.
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Cara mamma,
comprendo che il comportamento di sua figlia possa sembrare bizzarro, talvolta fastidioso.
Comprendo anche che sia molto naturale fare dei confronti fra i figli, paragonarne vizi e virtù,
ma come lei vede giorno dopo giorno, ogni bambino è un individuo a sè,
con tutto un suo mondo e una sua personalità.
Per cui, per quanto come genitori si apprenda dall'espererienza coi figli precedenti, in realtà si è sempre un pò alle prime armi, nel senso che ogni figlio è qualcosa di diverso, occupa una posizione diversa nella famiglia ed è nato in un periodo diverso della nostra vita.
Quindi, se da una parte siete forti dell'esperienza precedente, dall'altra siete novizi e dovete capire cosa questa specifica bambina vi sta dicendo, in questo specifico momento.
Da quanto dice, sembra che le frustrazioni siano il nodo centrale di questa fase, probabilmente la bimba tollera male i no e tutte le frustrazioni date. Generalmente, quando il bambino ha 3 anni, si comincia a chiedere di più e si danno maggiori no. E probabilmente, per la sua piccola separare i due denitori rappresenta una strategia, utile per tollerare meglio questa frustrazione. Si hanno due possibilità, anzichè una (la coppia genitoriale unita), è come avere sempre, un porto sicuro. La bimba, non sa ancora che se anche rinuncia a qualcosa non succede nulla, non perde nulla. Non ha ancora la costanza di sè, non c'è ancora sicurezza e fiducia sufficiente.
A sua volta, 3 anni rappresenta il periodo dei "no" del bambino stesso, che si oppone ai grandi, per trovare una propria autonomia e posizione.
Ricordiamoci che i no si danno in tanti modi, non necessariamente a parole, ma anche attraverso gesti, bizze, bizzarrie.
E' possibile che in questa fase oppositiva, sua figlia si stia sperimentando in questo processo di individuazione, che fra le altre cose spaventa. Opporsi e dire no, fa correre il rischio di essere disapprovati e abbandonati. La vicinanza dell'altra figlia inoltre può incremetare la dose, può far temere di essere scartata a favore della "sorella brava".
Per cui, come ben avete intuito è solo una fase di passaggio, ma una fase importante, perchè in base a come la si gestisce scaturisce l'acqisizione del permesso alla propria autonomia decisionale, alla propria libertà e alla capacità di tollelare le frustrazioni.
E' importante che voi due genitori stabiliate delle regole che deve rispettare e ambiti in cui le lasciate autonomia decisionale. Si deve essere fermi, ma non rigidi, capire dov'è importante darle dei no e dei limiti e dove invece la si può lasciare agire e infrangere le regole.
Dovete aver fiducia nel fatto che gradualmente, imparerà a tollerare i no. Pensare questo, permetterà anche a vostra figlia di pensarlo e di credere di farcela. Inoltre, non dovete sentirvi in colpa se non siete in casa con lei tutto il giorno, non è questo che fa la differenza. Voi avete tutto il diritto di darle dei no, anzi la fate crescere molto, con i giusti no. D'altro canto il nido è un aiuto e una continuazione di questo lavoro, dove incontrerà anche lì restrizioni e regole. I "no", aiutano a definire i confini entro cui mettere poi dei contenuti significativi.
Natualmente, è importante che l'aiutate anche a tollerare la frustrazione, compito difficilissimo anche per gli adulti, dandole tutta la vostra comprensione e appoggio emotivo, ma anche piccole strategie di consolazione, es. parlandole e spiegandole il perchè delle regole, impegnandola in attività alternative piacevoli, proponendole i vantaggi della restrizione, mostrandole che non perde la relazione con voi, ecc.
E' altrettanto importante l'esempio. Vale a dire che, per esempio se non tollerate le parolacce, voi dovete essere i primi a non dirle e a non farle dire anche alla prima figlia.
Le regole sono valide per tutti! Ciò permette di capire che non è una congiura contro di lei, ma qualcosa che tutti devono seguire.
Insomma, fare i genitori è veramente difficile, ma anche fare i figli e crescere, è veramente duro e difficile!
Empatizzare con questa condizione, vi permetterà di avere quella pazienza necessaria che i figli meritano e richiedono.
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