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Come si cura l'ansia. (Psicologo)
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Buongiorno, sono un avvocato di Foggia che ha dei disturbi di ansia. Non ho mai avuto attacchi di panico, ma soffro di tic nervosi (movimenti del collo). Sono in cura da uno psicologo da circa due mesi, ma non ci sono stati migloramenti. L'ansia è venduta fuori da quando sono diventato padre. Ora mia moglie aspetta due gemellini. La mia ansia è legata ai miei genitori (sono figlio unico) i quali non mi hanno mai protetto, pensando che la vita sia solo fatta di cose materiali (soldi, macchine etc.). Per farvi capire faccio un esempio: ho paura che quando nasceranno i miei due gemellini, se gli dovesse mai accadare qualcosa (tipo cadere o altro), loro daranno subito la colpa a me. La cosa importante che però mi lascia preplesso è questa: io ho già una bellissima bambina di due anni e loro in questi due anni ( a parte un po di invadenza) non hanno mai avuto i comportamenti di cui io ho paura. Perchè allora ho quest'ansia ? E poi, perchè quando sono ansioso basta che quqlacuno i distragga (tranquillizzandomi) che mi passa l'ansia ? Vi ringrazio e vi saluto cordialmente
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 03/12/2010
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Risposte
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buongiorno avvocato, La domanda perchè forse non è quella giusta, nel senso che magari può chiedersi a cosa le serve, a cosa le serve l'ansia? Se inizialemente le viene da rispondersi "non so a nulla", provi semplicemente a immaginare "se mi serviosse a qualcosa..." e veda un pò. Cosa guadagna? cosa evita? da qui può iniziare forse qualcosa di interessante , buona ricerca Paolo www.paolomolino.com
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Risposta di
Bumbaca Domenico
, Psicologo, Psicoterapeuta - Roma - EUR e San Giovanni
gentile utente le sue ansie, potrebbero avere radici lontane e sicuramente legate al rapporto (forse conflittuale) che potrebbe aver avuto con i suoi genitori. I 'valori' dei suoi genitori, potrebbero non essere in sintonia con i SUOI, di valori e quindi, essere una delle possibili cause dei suoi conflitti, dei suoi tic, delle sue ansie, Lei ha già iniziato un rapporto psicoterapeutico. e sicuramente questa è la scelta più giusta e opportuna. Il rapporto con il proprio terapeuta dovrebbe, con il tempo, ristabilire un senso di benessere. Se ancora non trova giovamento le possibili cause potrebbero essere: - è ancora troppo presto - si dia ancora un pò di tempo - il rapporto con il terapeuta non funziona - in questo caso, cioè nella ipotesi in cui lei 'non ci si trova', le suggerisco di parlarne in terapia. La discussione potrebbe anche portare entrambi a decidere di interrompere e magari sarà lo stesso terapeuta che potrebbe suggerire un collega. Ma, ribadisco, è necessario che di queste cose, ne parli con il suo terapeuta. cordialmente
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Buongiorno, concordo con il collega. E' fondamentale che lei ne parli o continui a parlarne con il suo terapeuta di questi dubbi, paure e si dia del tempo per comprendere e comprendersi in questa situazione dove si ha la sensazione che non ci sia nulla di concreto e tangibile. Buon lavoro e provi a prendersi cura di sè avendo un pò di pazienza i risultati ariverranno. Cordialemente. Noemi Dominici
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Gent.mo avvocato, l'ansia che la sta accompagnando da qualche tempo a questa parte è un segnale interno, è un messaggio che si traduce nel suo corpo ma che ha a che fare con una sua parte profonda che cerca di dire qualcosa. Il fatto che non sia per lei successo ancora nulla con la terapia psicologica sottolinea l'urgenza che lei sente per un cambiamento e per il benessere, ma è fondamentale darsi un tempo, più lungo, il tempo necessario perchè lei possa interrogare quest'ansia e comprenderne il senso. La invito a continuare il percorso già iniziato, è lì che lei potrà trovare delle risposte: in questo modo, visto che 'i suoi genitori non l'hanno mai protetto', potrà lei prendersi cura di sè, proteggersi e riconoscersi quelle qualità e capacità che fanno di lei un uomo e un padre di valore, che non ha colpe, ma che può -come tutti gli esseri umani- sbagliare e imparare dagli errori. Buona conoscenza di sè. dott.ssa Francesca Consonni
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Gent.mo
Se la domanda è quale può essere il trattamento migliore, io le suggerieri un trattamento che integri l'aspetto psicoterapico con quello psicofarmacologico e per questo è necessario che le due figure professionali possano comunicare e pianificare un intervento. In seconda battuta le consiglio di esternare le sue perplessità al suo attuale psicologo e discuterne con lui. Per ultimo lei si è dato una possible risposta del quando è iniziato questo suo disagio il che dovrebbe essere elemento da valutare.
Dr Edoardo Guerrieri www.edoardoguerrieri.it
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Gentile utente, provo a indicarle alcuni spunti di riflessione a partire dai dati da lei riportati, senza pretese di esaustività. È indubbio che l’esperienza della paternità sia un evento del ciclo di vita, del singolo e della famiglia, che fisiologicamente porta con sé l’emergere di possibili vissuti di ansia, disorientamento e dubbi circa le proprie competenze genitoriali. Tuttavia, sembra che in lei tale notizia abbia fatto riaffiorare anche dubbi e insicurezze in sé che lei stesso riesce a riconnettere al suo contesto familiare originario, in particolare alle modalità educative dei suoi genitori. Sarebbe opportuno, nel contesto del rapporto terapeutico avviato, un’esplorazione dei suoi ricordi relativi alla sua infanzia e al rapporto con i suoi genitori, per cogliere quanto di positivo possa essere stato trasmesso dai suoi genitori, oltre a quelle componenti di critica che lei cita e che potrebbero concorrere alla sua attuale ansia nell’esercitare a propria volta il ruolo di genitore. Inoltre, che genitore è con la sua bambina? Come si comporta con lei? Quali sono le risposte che la bambina le dà (la cerca? È contenta di stare con lei? È fiera del suo papà?)? Un’importante risorsa potrebbe anche essere sua moglie, anche in un’ottica possibile di “riparazione” di certi vissuti di critica o comunque di malessere sperimentato nella relazione con i suoi genitori. Sua moglie è a conoscenza delle sue preoccupazioni? Ha mai chiesto a sua moglie cosa ne pensa di lei come padre e come marito? Un ultimo spunto di riflessione riguarda il percorso intrapreso con il collega. Stante che l’avvio di un percorso terapeutico richiede un certo periodo di tempo perché si possano riscontrare benefici soggettivi, è importante farsi alcune domande: quali siano le sue aspettative su questo percorso? ha condiviso con il suo terapeuta le preoccupazioni in merito alla sua prossima paternità? Sente di potersi affidare a questo terapeuta? Cordialmente Dott.ssa Maria Borella Psicologa Pioltello (MI)
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Gentilissimo avvocato, intanto 2 mesi da uno psicologo, non sono poi un tempo così lungo...mi passi il termine, ma non si faccia prendere dall'"ansia" di una soluzione immediata...i tempi di una terapia efficace, non sono mai brevi....e comunqwue raramente inferiori ai 3 o 4 mesi. Tuttavia, gentile utente, visto che io tratto questo tipo di disturbo, mi sento di darle alcuni suggerimenti pratici per tetare di far fronte in modo pratico al suo disagio: prima cosa...l'ansia e gli attacchi di panico, sono disturbi che vanno " controllati" in vivo, ossia nel loro manifestarsi. Lei deve sì farsi domande ma deve vincere l'ansia nel momento in cui si manifesta; Seconda cosa...NON si muore di attacchi di panico e questa è la prima e importante nozione che una persona che soffre di questo disturbo, deve sapere e deve acquisire nel suo bagaglio cognitivo; terzo, inizi a portare con sè un piccolo sacchettino di carta (quelli da bar vanno benissimo) e quando le si presenta l'attacco, se può farlo, provi a respirare dentro guardandolo gonfiarsi e sgonfiarsi ad ogni inalazione, cercando di allungare i tempi del respiro, e controllando quindi la respirazione affannosa. Le pongo anche qualche domanda: quando e dove le si manifestano questi attacchi? In momenti precisi o in momenti vari? Intendo...sta facendo o ha fatto qualcosa in particolare quando si presentano? A cosa pensa? Provi a focalizzare la sua attenzione sui pensieri che le passano per la testa nel momento appena precedente della comparsa del sintomo e provi a distogliere nelle comparse successive, il suo pensiero, da quello "disfunzionale" ( che le fa scatenare il panico) per sostituirlo con uno funzionale (che le fa provare in genere gioia)...all'inizio non sarà facile, ma poi lediventerà automatico e sarà più facile controllare l'attacco. Con che frequenza le si presentano e dove? Quando è da solo o in luoghi pubblici? Infine un suggerimento: Continui per un altro paio di mesi almeno, il suo percorso col collega che la sta già seguendo e qualora, non si senta soddisfatto, cerchi un collega di indirizzo cognitivo comportamentale della sua zona. Un grande Augurio di veloce risoluzione e buona serata. dr.ssa Ilaria Calvani Psicologa Counselling Psicologico Sessuologa Clinica Fiss Prato, Agliana (PT), Firenze, Lucca ilaria.calvani@libero.it www.psy.sifree.org
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Errata corrige: Nella fretta, Non avevo letto bene...leggo che non ha mai sofferto di attacchi di panico.....in tal caso allora, consiglio semplicemente di proseguire con il suo percorso dal collega, sono certa che presto riuscirà a risolvere.
Un grande Augurio di veloce risoluzione e buona serata. dr.ssa Ilaria Calvani Psicologa Counselling Psicologico Sessuologa Clinica Fiss Prato, Agliana (PT), Firenze, Lucca ilaria.calvani@libero.it www.psy.sifree.org
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Gentile avvocato, l'ansia é un sintomo e come tale é sempre associato ad un vantaggio secondario, anche se per lei questa é un problema, razionalmente non vorrebbe certo soffrirne, ma nello stesso tempo l'ansia le permette "qualcosa"....é grazie all'ansia che......ed é soprattutto questo vantaggio che mantiene il disturbo, nato da cause che vanno ricercate sicuramente nella sua storia di vita, ma é lavorando sul vantaggio secondario che la potrà vincere. Le consiglio in merito una psicoterapia cognitivo-comportamentale quale metodo molto efficace per questo tipo di disturbo. In bocca al lupo! Dott.ssa Loredana Angeletti sito: www.psicoangeletti.altervista.org
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Buongiorno, l'ansia, al pari delle felicità e della tristezza, è un'emozione comune a tutte le persone e in quanto tale non è nulla di pericoloso o anormale. Anzi, l'ansia svolge una funzione adattiva indispensabile al corretto funzionamento del nostro organismo per prepararsi a rispondere in modo efficace agli stimoli esterni o interni valutati soggettivamente come pericolosi. L'ansia diviene un problema quando si manifesta in modo eccessivo, sproporzionato e ingiustificato rispetto alle situazioni. Visti i suoi timori, l'ansia che prova potrebbe essere legata alla preoccupazione di non essere all'altezza della situazione o di essere giudicato negativamente come padre, nonostante questo non sia mai accaduto. Con l'imminente arrivo di due gemelli e di conseguenza l'aumento delle preoccupazioni e dell'impegno come genitore, il suo scopo di "essere un buon padre" potrebbe essere, ai suoi occhi, minacciato o compromesso, scatenando di conseguenza l'ansia che descrive. Le emozioni sono spesso legate a come valutiamo le situazioni, quindi ai pensieri che facciamo. In quest'ottica l'ansia sarebbe conseguenza di pensieri di minaccia circa i nostri scopi, obiettivi e desideri. Distrarsi, ovvero pensare ad altro, distoglie momentaneamente la nostra attenzione da tali preoccupazioni e di conseguenza l'ansia ad esse legate si attenua. Dott. Luca Liverani www.lucaliverani.com
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L’ansia è un fenomeno normale di cui abbiamo fatto tutti esperienza anche se in misura e frequenza variabile, poichè è una dimensione inevitabile del vivere umano.....è un fenomeno complesso, universale, riconducibile alla sfera delle emozioni ed è avvertita come una sensazione di attesa di qualcosa d'indefinito e spiacevole, la reazione d'allarme non è una peculiarità esclusivamnte dell'uomo ma si ritrova anche negli animali. L' ansia in certi limiti è utile, poichè permette di svolgere una performance ottimale, ma cessa la sua funzione positiva quando è troppa e diventa gradevole per la persona. Una delle cose più importanti da memorizzare è che le sensazioni che sta provandosono spiacevoli e fastidiose ma non sono pericolose e possono essere tollerate fino a che andranno via. La reazione ansiosa è corretta, è il pensiero associato alla situazione che non è corretto. e che la fa giudicare la situazione con una lente di catastrofismo. Per quanto riguarda la terapia, di solito il tempo stimato è oltre i 6 mesi e di solito è consigliato un approccio combinato (psicoterapia e terapia farmacologica). Parli dei suoi dubbi con il suo terapeuta poichè un buon predittore di esito, per quasiasi tipo di approccio ,è costituito da una buona alleanza terapeutica e dalla fiducia che ripone in chi la sta aiutando. Continui così e abbia tanta pazienza. Un grosso augurio Dr.ssa Simoncini Annalisa Via Ridolfi,4 50053 Empoli
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Buongiorno, per primo le vorrei dire che difficilmente i miglioramenti si avvertono dopo due mesi di trattamento psicologico, quindi le consiglio di proseguire il percorso che sta facendo e soprattutto di sentire dentro di sé se la strada intrapresa è quella giusta.. Le paure che mi dice e che non si sono mai concretizzate in nulla...la paura è sì vissuta a livello personale ma è una costruzione mentale, quindi se la crea lei , perchè è funzionale a qualcosa che ha dentro, cioè in qualche modo profondamente, "le fa comodo" ...per stare a distsanza dagli altri, essere solo; mi rendo perfettamente conto che ciò che le dico magari è molto lontano da ciò che vive a livello cosciente e dalle sue buone intenzioni, si tratta infatti di dinamiche che avvengono a livello inconscio. I sintomi ansiosi come molti altri sintomi, sono la manifestazione esterna di una decisione, di una "scelta inconscia", cioè indicano che lei ha preso una strada dentro di sé che va contro sé stesso, contro la sua vera natura e quindi contro ciò che può costituire il suo benessere e la sua serenità. Mediante una psicoterapia dovrebbe conoscere la scelta inconscia che è alla base dei suoi disturbi, le consiglio pertanto di proseguire il trattamento se la porta a conoscersi profondamente oppure di intraprenderne un altro per poter esplorarsi nel profondo. Sinceri auguri per lei e la sua famiglia Dott.ssa Emanuela D'Amico Ancona
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Salve mi associo ai miei colleghi nell'invitarla a non avere fretta, i giovamenti arriveranno di sicuro ma ci vuole un pò di pazienza e di impegno, posso dirle che certamente sia i tic che l'ansia sono un campanello d'allarme di qualcosa che cova nel suo profondo ed in questo modo dà segni del suo disagio interiore....... la terapia che ha intrapreso è già un ottima cosa abbia fiducia nel suo terapeuta gli esponga sempre i suoi dubbi su tutto ciò che le crea disagio e vedrà che pian piano riuscirà a venirne fuori ...... lasci che sia il suo terapeuta a ipotizzare cerchi per quanto le è possibile di affrontare l'arrivo dei gemellini con il giusto entusiasmo ...... sinceri auguri a lei e alla sua famiglia Dott. Anna Zaccaria
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Caro avvocato. Sarebbe opportuno che Lei si cocedesse un colloquio con un altro psicoterapeuta, magari medico, che ha una visione piu vasta della persona, non tanto per avere delle risposte ma per rendersi piu facilmente conto che Lei si fa le domande e Lei si da delle risposte, questo le rende difficile ricevere un aiuto valido che dovrebbe consistere, piu che nelle risposte, nel notare i cambiamenti che insorgono spontaneamente a seguito di psicoterapia. Ci sono molti orientamenti in questa pratica, quello considerato piu rapido e stabile è quello ipnotico, che ha un approccio facilitato con la Sua parte piu profonda e automatica nelle risposte e nelle reazioni. Ho fatto da supervisore a molti laureati in psicologia di Foggia e so che qualcuno ha scelto la mia specialità. Molti auguri J P Coppola
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Buongiorno avvocato. Da quanto lei scrive parrebbe una sorta di ansia "abituale" nel senso che è come se lei abbia quasi fatto sì che diventasse parte della sua vita, del suo modo d'essere. Di fatto non racconta episodi (anche solo uno specifico) che possa in qualche modo giustificarla. E' vero che accenna alla "intromissione" dei suoi genitori i quali vengono definiti da lei come molto attenti alle cose materiali e poco protettivi nei suoi confronti. Certo ci sarebbe da indagare e approfondire per capire come tutto questo possa aver influito sulla presenza costante -o quasi- della sua ansia... Mi chiedo anche, e lo chiedo a lei soprattutto, dove, da chi e quando ha imparato a reagire alla vita attraverso l'ansia. Lei dal suo racconto, parrebbe consapevole di non aver effettivamente ragioni per avere questo stato d'animo e, in effetti, ci sarebbe da chiedersi quale vantaggio secondario la porta a sentirsi in tale modo. Mi verrebbe da pensare che, unendo la sua affermazione sulla mancata protezione (e quindi attenzione) dei suoi genitori a questo suo stato costante -apparentemente- immotivato, potrebbe essere che, in questo modo a livello inconscio, lei possa ottenere quelle attenzioni che le son mancate in passato. Una domanda che però lei stesso potrebbe fare a se stesso, nel momento in cui insorge l'ansia stessa, è questa: qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi in questo contesto? Ovvero: rispetto al fatto che, come lei racconta, il fatto che i bambini possano cadere (cosa che accade e che serve per far sì che imparino a rialzarsi...) e che la colpa di questo possa venir data a lei, cosa comporterebbe nella pratica? Chi innanzitutto le darebbe la colpa? Ma, soprattutto, se accadesse tutto ciò che lei ha pensato (come la profezia che si autoavvera) il fatto stesso che fosse incolpato dell'accaduto, cos'altro comporterebbe di così terribile? Arrivando a comprendere che non accadrebbe null'altro, forse la porterebbe a tranquillizzarsi in tal senso e, soprattutto, provare a cercare un altro modo per trovare quelle attenzioni che cerca e che ottiene con i suoi attacchi d'ansia: d'altronde l'ha scritto lei stesso che nel momento in cui tali attenzioni sono da lei ottenute si tranquillizza e passa tutto... Rifletta su questo e trovi un altro modo più funzionale e meno doloroso per lei per cercare ed ottenere carezze positive e, quindi, attenzioni dagli altri! In bocca al lupo!
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Spett.le utente,credo che occorra partire da che cosa sia l'ansia per poi arrivare a comprendere e che cosa serva. L'ansia è una emozione e come tutte le nostre emozioni hanno un significato; il significato è quello di metterci al corrente di una situazione che sitiamo vivendo e che facciamo fatica a gestire verso la quale dobbiamo dare delle risposte. Tutto quello che lei sta vivendo ha un significato, come tutti i cambiamenti che le stanno capitando nella sua vita e che la portano in uno stato di maggiore tensione e paura di non riuscire a farcela. L'individuo ha contatti con tutto ciò che lo circonda attraverso le emozioni che prova e che sente alle quali deve dare un peso e una risposta. Occorre quyindi capire che cosa il mio organismo e la mia mente si aspetta da me; spesso la paura di sbagliare, di non sentirsi all'altezza e di affrontare le situazioni possono portare l'essere umano ad evitare evento scatenante, aumentando ulteriormente lo stato di agitazone e quindi maggiore tensione che si traduce in un aumento dell'ansia. Quello che è importante capire è che le emozioni vanno ascolate, chiarire e soprattutto affrontate e gestite anche se queste possono portare a errori o paure ancora pesanti, ma prima poi il tutto si allevia e si alleggerisce. La paura di sbagliare è spesso radicato in alcune persone che pensano di saper gestire il tutto senza permettersi di cadere per nessun motivo, o di inciampare per la paura di essere visti e giudicati. Non abbia paura, cerchi di normalizzare la sua ansia e vedrà che inizierà a stare meglio quando si potrà permettere di vivere il tutto con maggiore tranquillità. Si faccia aiutare da un terapeuta con il quale si possa sentire libero di esprimere tutto se stesso. Un periodo di 2 mesi non è significativo per ottenere miglioramenti, ma occorra che lei si fidi e che si trovi bene con lo specialista. Se questo invece per lei è fonte di ulteriori paure o tensioni allora decide di cambiarlo. Non è detto che magari sia la persona giusta per lei. In bocca al lupo anche per quello che le sta capitando di bello nella sua vita. Angelo Lofino Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Ravenna www. psicologia-studio-sessuologia.it
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Risposta di
Luca dr. VIVALDI
, Coaching, Consulente aziendale, Formazione, Outplacement, Psicologo, Ricerca e selezione del personale - TRENTO VERONA BRESCIA BOLZANO
Come si cura l’ansia? Andando a vedere cosa la produce/genera: può essere una carenza di conoscenze, può essere uno stile eccessivo, possono essere delle credenze errate o degli aspetti che arrivano dal passato e non vengono riconosciuti per quello che sono, possono essere delle fantasie legate a qualche esperienza avvenuta di cui si sono perse le tracce, può essere dovuta a timori o inquietudini su altri piani dell’esistenza che vengono spostati su un determinato evento … Diventa difficile andare a circoscrivere, comunque sia la sua psiche ha una immensa profondità … ha 40-50 anni di storia: la sua età ed esperienza! Se i suoi genitori non fanno –nel bene- ciò che lei si aspetta di critico da loro, beh questo è un enorme segno che forse i suoi genitori potrebbero aiutarla in un ulteriore passo della sua emancipazione ed autonomizzazione da loro. Per esempio i suoi genitori potrebbero segnalarle il loro apprezzamento quando hanno motivi per mostrarglielo. Lei si aspetta critiche e invece non arrivano (probabilmente perché non le merita, o forse perché “i giudici sono incapaci”), nonostante ciò prova un lacerante fastidio. Cosa potrebbe aspettarsi se tutto fosse più lineare? Lei si dovrebbe aspettare di far bene ciò che stà facendo e farà, poi potrebbe ricevere critiche e apprezzamenti senza che la indispongano più di tanto, e senza che le impediscano di dedicarsi ad eventuali modi migliori di realizzare ciò che va migliorato. Per arrivare a ciò pare evidente che ci sono da risolvere degli aspetti: quelli che ora ostacolano o deviano il processo. Luca dr. Vivaldi Psicologo Studio di Formazione Consulenza Consultazione Mental Coaching Professionale - Formazione - Educazione Sessuale - Training Autogeno TRENTO BOLZANO VERONA BRESCIA
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Egreggio Avvocato, in alcune discipline, come in psicoterapia, sapersi molte domande non è tanto utile quanto sapersi dare qualche risposta opportuna. Intendo dire che , come nella Sua professione, generalmente a Lei è utile conoscere i fatti, senza interpretazioni causali, per poter trovare le soluzioni piu applicabili anche in psicoterapia, secondo le conoscenze attuali, è piu d'aiuto favorire qualche reazione o comportamento piu adeguato che alimentare la convinzione che piu domande si fanno, piu si capisce la causa del problema , il problema si risolva. L'ansia, per esempio,l si manifesta in vari modo, per moltissime cause scatenanti, ma quello che conta è entrare nell'associazione emotiva del paziente che puo essere: insicurezza, dipendenza, scarso insight, per cui, l'orientamento terapeutico piu adatto è quello di non traumatizzare ulteriormente il soggetto e trattarlo inizialmente non tanto con i ragionamenti quanto con il coping ( capacità di gestire le moprie emozioni ). Quando il paziente ha imparato a far fronte alle sue emozioni ed ha trovato in se le capacità per gestirle, risovlendo i problemi emotivi, puo poi, con una acquisita capacità introspettiva decondizionata, rivedere gli episodi per lui significativi con una psicanalisi che a questo punto puo essere efficace, Cordialmente J P Coppola
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