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un cambio di mansione può dare depressione? (Psicologo)
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Buongiorno, negli ultimi mesi a seguito di una riorganizzazione aziendale ho cambiato mansione/attività. Da allora la mattina mi sveglio stanco e con poca voglia di fare...eppure nell'insieme la nuova attività non mi dispiace. Un'amica mi ha detto che questo è un sintomo della difficoltà di affrontare il cambiamento. Può essere?
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 06/07/2009
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Risposte
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I cambiamenti possono generare in noi delle reazioni che in alcuni casi possiamo vivere in modo non adattivo, ma questo fa parte del fatto che dobbiamo organizzardi non solo fuori di noi, ma anche dentro di noi abituandoci a nuove situazioni, ristrutturando una nuava modalità di essere per affrontare il nuovo. Tutto ciò rchiede fatica. Cerchi di contattare quanto le costa tutto questo in termini di risorse personali e se le piace e la gratifica il nuovo incarico. Cordialmente Dott.ssa Samanta Menichetti
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Gentile Utente, mi sembra di cogliere un pò di perplessita in quello che le sta capitando, tanto da cercare una sorta di chiarimento poichè non riesce a cogliere il perchè di questa stanchezza e svolgiatezza. Scrive che è concomitante al cambio lavorativo anche se però il nuovo lavoro le piace. Rispetto alla sua domanda, in linea genrale è possibile che un cambiamento importante abbia ripercussioni sul suo stato d'animo, ma bisognerebbe valutare se in particolare questo si addice a lei. Perciò se questo senso di svogliatezza permanesse per diverso tempo e invalidasse diversi ambiti della sua vita, provi a contattare uno psicologo della sua zona, magari la può aiutare a fare più chiarezza in quello che le sta capitando. Cordiali Saluti Dr. Maria Cristina Bivona Psicologa, Pscioterapeuta Tivoli-Roma
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Gent.mo, ci potrebbero essere due letture: la prima riguarda le conseguenze del cambio e l'altra le cause. Provi a riflettere, per esempio, sui piccoli cambiamenti, anche banali, che la nuova mansione ha comportato, quali il ritmo di lavoro, il referente diretto o indiretto, la luce, le pause, lo spazio... spesso non è la mansione in sè che crea problemi, quanto il fatto che ci si deve adattare a nuove abitudini, magari scomode. Per quanto riguarda le cause, è possibile che il motivo per cui le hanno cambiato le mansioni non le paccia o non lo condivida o, peggio, non lo conosca, creando un rifiuto per l'attività, che in realtà è solo conseguente. In ogni caso, mi colpisce il fatto che lei non scrive "eppure nell'insieme la nuova attività mi piace", ma "eppure nell'insieme la nuova attività non mi dispiace"...la differenza è notevole e non credo sia casuale. Spero di esserle stata utile. Nadia Saponara
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Gentile utente, credo che i cambiamenti nelle abitudini di vita abbiano bisogno di un ragionevole lasso di tempo per essere "metabolizzati". Mi stavo chiedendo se è stato obbligato a cambiare mansione o se le è stata data la possibilità di decidere e scegliere. In ogni caso potrebbe interrogarsi (ascoltandosi ed essendo sincero con se stesso) cos'è di questo lavoro che le causa più dolore: ambiente, colleghi, mansione stessa, etc. Se poi ritiene di averne bisogno consulti in tutta tranquillità un professionista che può aiutarla a riflettere e sentire dove è il problema: a volte bastano poche sedute. Un sincero augurio, Linda Pecchioli.
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nella nomalita' ci possono essere reazioni sgradevoli all'inizio specie se non c è vera liberta' di decidere dovrebbe poi arrivare ad accettare e decidere in proprio in bae a se motivazioni personale e strarebbe già meglio se perdura per piu' di 6 mesi potrebbe essere utile approfondire la situazione saluti cordiali
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Buongiorno, credo che sia possibile, così come credo sia possibile qualcos'altro. I miei colleghi hanno risposto esaurientemente alla sua domanda mi pare, io la invito a cogliere la qualità del suo stare con la nuova mansione. E' tempo di crisi, il nuovo lavoro non è male, un posto di lavoro è d'oro.... ma lei effettivamente come si trova? E' comodo in quello che fa?come è avvenuto lo spostamento? si incuriosisca su se stesso come farebbe un estraneo, e provi a raccontarsi la storia di questo cambiamento, come è avvenuto, quando lo ha saputo, le reazioni che ha avuto...e così via, credo che in questo modo potrà capire il piccolo "viaggio" che ha fatto dal suo veecchio posto a quello nuovo, e magari trovare una sua chiave di lettura per questa stanchezza. www.paolomolino.com
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Gentile Signore, ogni cambiamento in quanto tale, è perdita di qualche cosa di noto e avventura dell' ignoto e quindi comporta sentimenti di depressione (come ad esempio l'eccessiva stanchezza mattutina e l'apatia) per la perdita e di ansia per l'ignoto. Questi sentimenti sono assolutamenti fisiologici e non determinano una depressione patologica. Vivere significa affrontare continuamente cambiamenti e quindi è sempre presente il rischio di passare dalla depressione fisiologica alla depressione patologica (quando cioè questi sentimenti perdurano e sono sproporzionati rispetto alla causa scatenante). Quindi sarebbe auspicabile che se questi sentimenti dovessero diventare più insistenti si faccia aiutare da una persona esperta a superarli. Per il momento è tutto assolutamente nella norma, quindi stia sereno e si dia il tempo di adattarsi a questa nuova situazione. Cordiali Saluti Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione
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Rispondo alla domanda come se fosse un esempio (anche perché è posta in forma anonima). Punto primo: i cambiamenti di per sè non sono necessariamente fonte di disagio psichico. Questa è una verità talmente generica da divenire una banalità. Un cambiamento di lavoro può provocare anche gioia ed una sensazione di rinnovata energia, ad esempio, se lo si vive come una nuova stimolante sfida. O una sensazione di appagamento e di rilassatezza, se lo si percepisce come un taguardo raggiunto. Punto secondo: sonnolenza e svogliatezza non sono necessariamente sintomi di disagio psichico ma, in effetti, posono essere segnali di uno stato depressivo più o meno latente. Una volta si parlava di "esaurimento", una metafora che fa pensare ad una quantità di energia disponibile che si consuma. Uno lavora troppo, e gli viene l'esaurimento: ebbene, questa concezione è sbagliata. Una volta chiarite queste premesse, possiamo decidere di sposare l'ipotesi che collega il cambiamento di lavoro alla svogliatezza mattutina. Non perché sia la più giusta o la più probabile: solo perché questa è l'ipotesi preferita da chi ci presenta il problema. Dopo di che, però, dobbiamo metterla alla prova. Se è vero che la svogliatezza arriva con il nuovo lavoro, e se è vero che il nuovo lavoro non è fonte di insoddisfazione (cosa che a molti colleghi viene da mettere in dubbio, mentre io preferisco prendere per buono ciò che le persone riferiscono come la loro esperienza, ma è una questione di metodo), allora è evidente che manca un passaggio. La teoria è incompleta. Dre che si incontra una difficoltà ad affrontre i cambiamenti suona bene, ma non spiega niente. Perché proprio questo cambiamento? E perché la difficoltà si manifesta proprio in quel modo? In definitiva, bisogna ricercare qualcosa di significativo che metta in relaione il cambiamento al disagio. Significativo non in assoluto o dal punto di vista delle nostre teorie significativo per la storia del paziente e per la sua visione del mondo. Ad esempio, domanderei quanto rilevante è dal punto di vista soggettivo il cambiamento di lavoro. La svogliatezza potrebbe rivelarsi connessa ad una strisciante sensazione che, in fondo in fondo, il cambio di lavoro (fosse anche la promozione che si aspettava da anni) sia pervaso da un senso di inutilità, di fatica sprecata. Maurizio Brasini www.psiconet.it
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Rispondo a un signore anonimo, tranquillizzandolo che se non volesse farsi riconoscere da amici o conoscenti, puo tranquillamente usare uno pseudonimo. Se il cambiamento di attività è avvenuto recentemente, la inviterei a confrontarsi con tante persone che, con l'arrivo dell'estate si sentono come Lei descrive. Generalmente è dovuto all'atavica associazione: estate=vacanza che ci portiamo tutti dentro dai tempi della scuola. La luce diurna, il caldo, l'alimentazione, le variazioni climatiche,sono cambiamenti al quali ci si adegua con tempi soggettivi. A questo andrebbe aggiunto un cambiamento importante per prospettive, attività, iniziative, contatti, ambiente, responsabilità, abilità, ecc. e l'adeguamento, a parità di risorse fisiche, richiede maggior impegno per mente e organismo, ad adattarsi a tutti questi cambiamenti. Le suggerisco di prendere degli integratori alimentari (vitamine, sali minerali, fermenti lattici, ) bere molta acqua durante la giornata, attività fisica, se fuma: diminuire l'inalazione, avere una alimentazione povera di insaccati, grassi, salse e...non esagerare col sale. Mente e corpo interferiscono tra di loro e migliorando il benessere fisico Le sarà piu agevole affrontare le novità che la Sua mente deve gestire. Se passati questi due mesi da caldo dovesse sentirsi uguale, o se nel frattempo, nonostante gli interventi suggeriti, Lei si sentisse peggiorare, il Suo medico di base può darLe indicazioni mirate, eventualmente consiglarLe di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Cordialmente Dr J P Coppola drpilarcoppola@abcsalute.it
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I cambiamenti possono in genere influire sullo stato d'animo in quanto le nuove abitudini si devono strutturare e, nello stesso tempo, le precedenti si devono abbandonare o tuttavia si deve mettere in atto un processo di integrazione di entrambe, matutto questo é piuttosto generico. Importanti sono altre varabili da analizare ossia le cause del cambiamento e le conseguenze dello stesso. Poi cosa significa per lei << la nuova attiivtà non mi dispiace>>? La inviterei a riflettere su questo e se il disagio psichico persiste di consultare uno specialista cognitivo-comportamentale. Cordiali saluti. www.psico.angeletti.altervista.org
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Gentile signore, per rispondere alla su domanda..liberamente riformulata" Può una difficoltà ad affrontare un cambiamento lavorativo creare qualche disagio?" la risposta è "sì".... poichè il cambiamento in qualunque ambito, si presenti, fa sempre paura, in quanto va a stravolgere quelle che sono le "nostre" abitudini...Tuttavia, in genere, dopo un breve difficile empasse, il cambiamento diventa normalità, e nel lavoro, in genere, col tempo ( che varia da un paio di mesi a 4 massimo), si crea il clima adeguato per far fronte alla nuova situazione.Non so che tipo di mansioni lei svolga all'interno dell'azienda oggi, rispetto a quelle che svolgeva prima...differenza, questa, che può essere fondamentale per comprendere il suo stato attuale di malinconia e apatia mattutina ...perchè se lei dalle nuove mansioni si sente in qualche modo sminuito/sottostimato rispetto a prima, ciò potrebbe esserne la causa.. viceversa se col nuovo lavoro si sente sopravvalutato nelle proprie capacità personali, allora la sua può essere la sintomatologia di un'ansia da prestazione per mansioni alle quali non sente di essere preposto...e quindi non in grado da adempiere al meglio... se fornisse ulteriori dettagli alla sua richiesta, potrei rispondere in modo più approfondito. Tuttavia, basandomi su ciò che riferisce, le consiglio molto relax e un po' di tempo da dedicare al suo passatempo preferito, magari in compagnia di persone a lei care e vedrà, che tutto si risolverà nel breve giro di qualche mese, se così non fosse allora le consiglio di contattare un professionista della sua zona. Le faccio molti auguri...e ci faccia sapere come va.. dr.ssa Ilaria Calvani psicologa-counselor Prato-Firenze-Lucca ilaria.calvani@libero.it
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Gentile utente, ciò che lei descrive sempre appartenere di più all'area dello stress. ogni cambiamento di fatti è da considerarsi uno stress dell'organismo, poichè ogni cambiamento ci impone un ri-adattamento. Molto probabilmente anche se l'attuale mansione non le dispiace sta affrontando un periodo di crisi dovuto alla perdita di certezze, sicurezza, abitudini della mansione precedente. Se così fosse noterà degli alti e bassi periodici con tendenza al miglioramento. Cioè col tempo dovrebbe adeguarsi alla nuova routine con conseguente miglioramento generale. Un Cordiale Saluto Dott. Massimo Giusti
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Gentile signore, se ritiene che il cambiamento nella mansione non sia la causa della sua fatica e della "demotivazione" potrebbe essere che la causa diqueste difficoltà sia altra. Potrebbe esserci una causa relativa al cambiamento del contesto aziendale più allargato oppure potrebbe esserci una causa in altri aspetti della sua vita. Le auguro di superare prima possibile questa sua difficoltà. Cordialmente Dott. Francesco D'Onghia www.emotiva-mente.it
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Salve, la sua domanda è assai generica per i dati che riporta, i dati certi è il cambiamento di lavoro che, come hanno detto molti miei colleghi, è fonte possibile di un disagio psicho-fisico. In effetti, sembra che stia passando un periodo di non sufficiente contatto con se stesso e le sue emozioni; il nuovo lavoro sembra non entusiasmarlo ma anche si, oppure si potrebbe dire "non so"! Forse sta passsando un periodo in cui sono più gli eventi esterni che guidano la sua vita. Le suggerirei un bel colloquio con un terapeuta per far emergere se è solo uno stato di stagione o effettivamente necessita di una riorganizzazione e contatto con i suoi bisogni reali. Un caro saluto. Fiorella Tonello- psicologa
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Salve, lei ci pone una questione assai frequente: la realtà esterna che contrasta con la realtà interna. Infatti, parla del cambio di mansioni che non le dispiace affatto, almeno a livello cosciente e nello stesso tempo di una reazione emotiva di tipo "depressiva". In effetti, molte persone non riescono a comprendere che ciò che succede all'esterno, non porta necessariamente ad una reazione attesa. Lo stesso evento per altro, può produrre effetti molto differenti in persone diverse e in momenti diversi. Quello che ad alcuni può sembrare un ottimo diversivo, un cambiamento stimolante, una promozione, ad altri può sembrare una svalutazione, una situazione difficile, paurosa, ecc. Per capire quello che le sta succedendo nel suo mondo interno, dovrebbe chiedersi come ha vissuto questo cambiamento, quali sono state le prime emozioni e i primi pensieri. A cosa attribuisce questo cambiamento, deciso dall'esterno? Come vive i cambiamenti imposti? Come si trova nella nuova mansione, è a suo agio? Ha cambiato colleghi o ha osservato cambiamenti nei colleghi usuali? Queste sono solo alcune, fra le domande che potrebbe porsi, per avvicinarsi al suo stato emotivo. Quanto descrive nella sua reazione, es. svegliarsi stanco,avere poca voglia di fare, sembrano reazioni di ritiro, per cui di paura. Come se questa situazione la impegnasse emotivamente, più di quanto le sembra.Quello che di giorno non le dispiace, forse di notte la turba e la costringe ad un lavorio mentale inconscio, che la fa svegliare più stanco di quando è andato a letto. I cambiamenti sono un bel banco di prova, perchè mettono a nudo le convinzioni e le paure su noi, sulle nostre capacità, sulle persone e sul mondo in genere. "Saremmo all'altezza?" Direi quindi che questi disagi e questa situazione, le stanno offrendo l'opportunità di comprendere meglio sè stesso e il proprio modo di affrontare la vita! Non si spaventi e colga l'occasione. Buona scoperta!
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Risposta di
Luca dr. VIVALDI
, Coaching, Consulente aziendale, Formazione, Outplacement, Psicologo, Ricerca e selezione del personale - TRENTO VERONA BRESCIA BOLZANO
Buonasera, direi che la risposta alla domanda che lei ha posto, può essere affermativa; di solito ciò può avvenire quando con il cambio in questione, emergono aspetti scarsamente o difficilmente accettabili oppure appaiono aspetti di sè non del tutto sistematizzati. Come dire: se prima filava tutto liscio ed ora qualcosa di importante appare in tutta la sua criticità o con il suo grande peso, beh bisogna riconoscere che qualcosa è cambiato non solo fuori (la mansione), ma anche dentro di se e di riflesso. Probabilmente emerge che non si sa' come affrontarlo o non riesce ad affrontarlo per la complessità con cui le appare (... troppe cose in un sol colpo?). A volte basta del tempo, altre volte se il tempo passa e le cose non si risolvono soddisfacentemente sarà bene ricordarsi di chiedere un aiuto. Cordialità Luca dr. Vivaldi Psicologo
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