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come insegnare ad un bimbo di tre anni ad essere più attento? (Psicologo)
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Salve, ho un bambino di tre anni e mezzo molto vivace e anche un po' distratto. Inevitabilmente quindi cade spesso, anche due volte al giorno, rischiando di farsi molto male. Quando era più piccolo, aveva due anni, ricordo che addirittura nel cadere non metteva neanche le mani avanti! Poi grazie anche all'aiuto del maestro di ginnastica del nido che frequentava ha imparato. Ciò nonostante però, essendo birbante e soprattutto un po' maldestro (non guarda ad esempio dove mette i piedi e corre come uno scatenato..) frequentemente si fa male, anche sotto i miei occhi! Come posso insegnargli ad essere un po' più accorto? grazie
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 26/06/2009
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Risposte
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Gent.le Sig.ra, a volte capita che i bambini non riescano a coordinare bene i movimenti e di conseguenza risultino scoordinati. Personalmente le consiglio di aiutare il suo bambino attirando la sua attenzione quando svolge questo tipo di movimenti troppo veloci ed aiutarlo a mettere in pratica movimenti più lenti e coordinati. Unitamente a questo le consiglio di parlare con una psicomotricista in modo tale da valutare la possibilità di un aiuto specialistico che risolverebbe il problema in breve tempo ed aiuterebbe suo figlio ad acquisire più sicurezza e destrezza. Spero di averla aiutata a trovare delle soluzioni alternative. Resto a disposizione per qualsiasi informazione. Dott.ssa Anna Maria Casale Psicologa-Psicoterapeuta Roma-Napoli casaleam@virgilio.it
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ci deve essere un motivo a monte che andrebbe ricercato con una ricostruzione della storia della vostra famiglia, intanto puo' solo con pazienza, e senza giudicarlo col 'tu sei' e col 'tu devi', a capire che gli conviene ascoltare e imparare per soffrire meno ,...saluti cordiali
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Gentile signora, a tre anni non è facile insegnare a un bambino a stare piu attento, e, perche inpari dall'esperienza, ci vuole tempo di maturazione e crescina delle capacità cognitive e associative. Se a due anni cadeva senza il rifleso di difesa ( protrudere le braccia) certamente Lei l'avrà fatto visitare da un neurologo che l'avrà rassicurata sui tempi e l'armonia di crescita. I fenomeni da distinguere sono due: uno che il bambino cade spesso, è mal destro e ha una storia di cadute senza difesa, l'altro , che è molto vivace e disattento. Nel primo caso, se il neurologo o pediatra assicura che tutto va bene, dopo eventuali indagini strumentali oltre all'esame clinico, occorre organizzarsi in un percorso di educazione motoria, che aiuterà il bambino anche a focalizzare l'attenzione sui movimenti intenzionali e l'obiettivo che vuole raggiungere. Nel secondo caso è importante valutare il rapporto del bambino con l'ambiente familiare ( è rassicurante? sereno? il bambino trova pronto ed efficace conforto in casi di bisogni? - dal punto di vista del bambino, non dell'adulto- è cresciuto dalla mamma, babysitter, zie, nonna? la persona che si prende cura del bambino è ansiosa? insicura? o altro? Se tutto fosse a posto- secondo i parametri utili al bambino- allora occorre con pazienza osservare la sua capacità di interesse e di attenzione e aiutarlo a persistere per mezzo minuto nella attività ( gioco, lettura, ecc) è opportuno evitare di fargli o lasciarlo solo , vedere la tv, a quell'età il bambino ha bisogno di essere attivo e stare fermo e in silenzio davanti alla tv contrasta coi suoi bisogni.Giocare insieme in qualcosa che gli piace, prollungando sempre un pochino quando vuole smettere, è un altra manova, simile, ma non uguale. Si dia tempo qualche mese per notare qualche differenza. Cordiali saluti Dr J P Coppola
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Buongiorno, la domanda presume metaforicamente che il bimbo sia un foglio bianco da educare. Non è così. Casomai è una scrittura da riconoscere, salvaguardare ed aiutare. Ma è tutto un altro discorso. Il sito, e il libro - Rubrica di psicologia della vita quotidiana - trattano della Norma Soggettiva. www.psicologo-gramaglia-torino.net
Giancarlo dr.Gramaglia via Assisi 6 10149 Torino giancarlo.gramaglia@fastwebnet.it
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Cara mamma, la sua domanda è molto chiara: suo figlio cade frequentemente e lei teme che possa farsi male. Adesso c'è da capire come mai succede questo. Sotto lo stesso comportamento infatti, possono risiedere varie cause. Lei dice diverse cose, che il bambino è diattento, vivace, maldestro e birbante. Sono aggettivi che rimandano ad aspetti diversi l'uno dall'altro. Ovvero questa condotta potrebbe essere imputabile alla scarsa attenzione, che origina dall'irruenza e dalla vivacità, da uno stato emotivo ansioso, dalla difficoltà psico-fisiologica di rimanere fermo percettivamente, su un oggetto per un lasso di tempo prolungato, ecc. Quando lo definisce maldestro invece, rimanda ad una difficoltà di tipo motoria, di articolazione e movimento stesso. La vivacità rimanda ad un aspetto del carattere, ma può riferirsi anche ad una certa aggressività o ad uno stato ansioso, che porta il bambino ad un movimento perenne. Come vede, ci possono essere vari fattori in gioco. Teniamo conto inoltre, che c'è un ritmo di crescita proprio ad ogni bambino e può darsi che suo figlio sia avanti in certe forme e più indietro rispetto ad altre. Per cui sta a lei decidere, se preferisce avere una visione più chiara e chiedere un consulto oppure se provare ad adottare dei cambiamenti, per vedere se cisono modificazioni. Il consulto si riferisce ad esperti vari, da come descrive la situazione mi sembra che lo psicologo e lo psicomotricista possano essere i professionisti più appropriati per una prima diagnosi. Se invece vuol intervenire direttamente, può intanto chiedersi se in famiglia va tutto bene, o se si siano preoccupazioni, eventi particolarmenti difficili da affrontare, sia al momento presente che alla nascita. In secondo luogo può riflettere su come vive queste cadute del bambino e cercare di distanziarsene emotivamente. E' anche importante chiedersi come vive suo figlio, se ha fiducia in lui, nelle sue capacità e risorse. Capire che il bambino se la sa cavare più di quanto crediamo, ci permette anche di lasciarlo cadere con maggiore serenità. Si ricordi che anche cadere serve, aiuta ad imparare molte cose. Come intervento diretto, può dedicare un pò di tempo a fare delle cose con lui, verbalizzando ciò che state facendo, con un clima di gioco, attento ma emotivamente leggero. Anche questi tentativi possono essere una prima valutazione delle cause e delle possibili soluzioni. Le auguro buon lavoro!
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Signora, le consiglio di far fare a suo figlio delle sedute di psicomotricità e del lavoro sul movimento per migliorare la percezione del corpo e dei possibili pericoli annessi; in seguito, tra alcuni mesi si può rivalutare la situazione. Fiorella Tonello - psicologa.
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