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Perché mia figlia è così ansiosa? (Psicologo)

Fino all'età di tre anni e mezzo era una bimba sempre sorridente e positiva.Quando ha cominciato la scuola materna, il primo impatto con altri bambini, sono iniziati i problemi; all'uscita era sempre nervosa, invece di parlare urlava e non era in grado di sopportare alcuna contrarietà.
Oggi ha 10 anni e mi pare che sia solo peggiorata. Mangia molto e vorrebbe farlo continuamente, urla contro le sorelle per ogni minima cosa, è sempre preoccupata di ciò che potrebbe accadere, suda nervosamente, fa sempre la cosa sbagliata, non si rende conto di essere fastidiosa cercando invece di rendersi interessante (urli o risate fuori luogo, alza le mani pensando di avere un comportamento simpatico), non riesce a dormire se io non sono in piedi... sono tante le manifestazioni del suo disagio. Quello che posso aggiungere è che ha un carattere molto sensibile e vulnerabile, le altre persone la spaventano perché hanno il potere di "colpirla" e farla soffrire.
Invece quando si trova sola fuori casa, come a scuola o a casa di sue amiche, si comporta come un angelo, fin troppo buona dicono le sue maestre.
Vorrei capire quale può essere la migliore "terapia" per renderla più sicura di se stessa e più serena nei confronti del resto del mondo.
Grazie
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 08/09/2010

Risposte

Risposta di Dott.ssa Signorelli Alessia , Psicologo - Milano
Gentile Signora,
da quanto letto mi sembra di capire che il disagio di sua figlia si manifesti prevalentemente a casa e in famiglia.
Per questo a mio avviso, vista anche l'età della bambina, sarebbe efficace una terapia familiare o almeno un lavoro integrato con uno o più componenti della famiglia.
Per maggiori informazioni e dettagli a riguardo, mi contatti pure privatamente.
Cordialmente,
Dott.ssa Signorelli
Risposta di Dott.ssa Chiara Facchetti , Psicologo - Sesto San Giovanni (MI)
Cara Signora,
mi associo a quanto detto dalla collega. Purtroppo con così pochi elementi è impossibile capire il motivo di questi comportamenti, nè è possibile applicare una terapia "standard", dato che gli interventi variano da caso a caso. Quello che mi sembra di capire è invece il Suo profondo disagio nell'avere a che fare con una figlia che, come dice Lei, "fa sempre la cosa sbagliata".
Le suggerisco anche io di contattare un terapeuta nella Sua zona, per iniziare un percorso che preveda la presa in carico della bimba, unitamente a colloqui o a momenti di sostegno psicologico per voi genitori.
 
Cordiali saluti
Dott.ssa Chiara Facchetti
Risposta di Paolo Molino , Psicologo - Firenze
Gentile Signora, 
il quadro che ha fatto mi ha impressionato! mi sento di rimarcare quanto detto già dalle colleghe, nella sua domanda ve ne sono troppe a cui rispondere con altrettante domande che le porrei. Provi ad iniziare lei un percorso, è adulta e può sceglierlo, magari in un secondo momento può "inviare" anche sua figlia, le suggerisco di iniziare lei per provare magari a modificare alcuni fattori, magari il prodotto cambia. Buona vita Paolo
 
 
www.paolomolino.com
Risposta di dott.ssa Luisa Gatto , Psicologo - Lissone
Salve
 
concordo con i miei colleghi quando le scrivono di rivolgersi a un terapeuta/psicologo della sua zona per poter cominciare a parlare e così ad aiutare sua figlia. Qui le domande poste sono molte ed è difficile rispondere in questo forum, anche considerando la delicatezza dell'argomento (si tratta di bambini, quindi meglio andarci cauti).
 
auguri
Dott.ssa Luisa Gatto
Risposta di Simona Noviello , Psicologo - nola
Salve, da quanto letto sembrerebbe che sua figlia manifesti una continua ricerca di attenzione in famiglia, dato che fuori l'ambiente familiare non manifesta disagio o comportamenti non consoni al contesto. Pertanto, se per lei e per la famiglia la situazione è diventata difficile da gestire, le consiglio di prendere contatti con uno specialista. Considerando le manifestazioni del disagio sembrerebbe idonea la terapia familiare ma questa è una cosa che si deciderà nel corso dei colloqui iniziali. Per quanto mi riguarda, lavorando con il familiare,  metto a  disposizione la mia professioonalità nel caso lei fosse vicina alla mia zona.  
Attendo sue notizie  
Distinti saluti  
Dott.ssa Noviello Simona 
Risposta di loredana angeletti , Psicologo - marcellina
Gentile signora
molte sono le domande inerenti al disagio e alle preoccupazioni di sua figlia a cui diventa riduttivo dare delle risposte perché queste vanno ricercate nel suo vissuto, nella sua storia personale, però é certo che la bambina necessita di un sostegno psicologico di tipo cognitivo-comportamentale poi sarà lo psicologo-psicoterapeuta da voi scelto a richiedere sicuramente la vostra preziosa collaborazione.
Cordialmente la saluto.
 
Dott.ssa Loredana Angeletti
www.psicoangeletti.altervista.org
 
Risposta di Arianna Sala , Psicologo - Cernusco s/N
Gentile signora,
concordo con quanto detto dai colleghi qui sopra, la situazione è molto complessa pertanto sarebbe opportuno che lei si rivolgesse ad uno specialista della sua zona per chiedere una consulenza specifica e mirata.
Sembrerebbe essere un problema che esiste solo all'interno della famiglia, ma è difficile, secondo me, comprendere se le vere cause del disagio si trovano all'interno delle "mura domestiche" oppure se il comportamento problematico della bambina in casa è frutto della tensione e frustrazione accumulata nei contesti sociali fuori da casa dove sua figlia sembrerebbe essere "fin troppo perfetta".
Non mi sento di indicarle alcuna metodologia specifica (sistemica famigliare, cognitiva-comportamentale o psicodinamica), ma piuttosto le consiglio di trovare un professionista competente della sua zona a cui affidarsi.
 
Buona giornata
Dott.ssa Arianna Sala
Cernusco s/N (Mi)
www.ariannasala.it
Risposta di Dr Pilar Coppola , Psichiatra, Psicologo - Pescara Centro
Gentile Signora, che Sua figlia si comporti in modo diverso in società e a casa, non implica necessariamente un problema in casa, in entrambi i casi la bambina dimostra il bisogno di sentirsi notata, confortata, accudita. Vista che si tratta di una bambina il primo approccio terapeutico dovrebbe coinvolgere la famiglia, anche la sorellina ( maggiore o minorre di lei?) Successivamente la bambina dovrebbe essere vista come paziente, coi suoi diriti di privacy e di voce in capitolo. Oltre ad apprendere ad esprimere meglo e sue emozioni, correggendo il comportamento, è urgente farle separe il suo bisogno di affetto , con la sicurezza che ne deriva, dal mangiare, che puo trasformarsi in autolesionismo. La piccolo non p0uo trarre taaato profitto da psicoterapie cognitive o comportamentali come con la ipnosi, che by passa la neccessità di capire , a favore della consapevolezza delle proprie emozioni e dei suoi bisogni, che facilitano il cambiamento di rezioni e comportamento. Cordialmente Dr J P Coppola
Risposta di Dott. Edoardo Guerrieri Psicologo , Psicologo - Empoli
Buonasra Sig.ra,
 
concordo con i colleghi che le hanno suggerito una terapia familiare, ma senza escludere quanto sia importante un approfondimento a livello individuale della bambina.
 
Cordiali Saluti
 
http://www.edoardoguerrieri.it
Risposta di Dott.ssa Annalisa De Filippo , Psicologo - Sesto San Giovanni (Mi)
Gent.le Signora,
 
concordo con i Colleghi in una presa in carico familiare che permetta di dar voce al disagio della bambina ma anche di far leva sulle risorse genitoriali. Tra gli approfondimenti, può essere importante comprendere come è stato vissuto l'inserimento alla scuola materna ("fino all'età di tre anni e mezzo era una bambina sempre sorridente e positiva"), con particolare attenzione alla separazione dai genitori e alle relazioni con le insegnanti e i compagni ("le altre persone la spaventano perchè hanno il potere di colpirla e farla soffrire").
 
Saluti,
 
Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa
www.centropianetapsicologia.com
 
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Mia cara mamma,
capisco che ci sia da sentirsi sconcertati, da quest'altalena di emozioni e comportamenti mutevoli!
Immaginiamoci quindi, come deve sentirsi sua figlia! Lei li vive in prima persona e sicuramente non ne è felice e non sa come farvi fronte.
Allora, forse possiamo cominciare a verbalizzare ciò che lei deve sentire, partendo anche da ciò che sentite voi, per capire tutti insieme che nulla è immobile e che qualunque cosa succeda, può essere cambiata.
Questa bambina mi sembra molto arrabbiata e di conseguenza molto spaventata, come dice lei stessa. Probabilmente la scuola materna ha dato inizio ad un confronto con gli altri, vissuto come pesante e duro, ad un mondo anche pieno di stimoli (richieste, aspettative, turni, regole, relazioni multiple, compiti, giochi, ecc.), forse troppi in quel momento, per questa figlia così sensibile.
Un escursus che è andato sempre crescente, perchè man mano che lei progredisce anche le richieste esterne progrediscono e crescono ulteriormente, quasi da non stargli dietro e da sentirsene sopraffatti.
Il fatto poi, che in casa si comporti in un certo modo e fuori in un altro, ci dice quanta paura ci sia. In famiglia può permettersi di esprimere il suo disagio, fuori teme che se lo facesse non sarebbe accettata, facendo una fatica immane nel controllarsi e mostrarsi come lei pensa, che gli altri la vogliono.
In casa quindi, porta tutte le sue paure, le sue frustrazioni e le fatiche, che l'esterno "le impone". Urla e ride a sproposito, perchè almeno in casa fa ciò che sente, non ciò che il contesto si aspetta che farebbe. Se ancora una volta si adeguasse, ridendo al momento giusto, parlando sotto voce, andando a letto al momento giusto, ecc., non verrebbe vista neanche qui. O meglio, è ciò che lei teme.
Questa bambina ha una grande confusione e un grande bisogno di essere vista e sentita.
Mi chiedo tra l'altro, da dove viene tutta questa spinta ad adeguarsi agli altri! C'è qualcuno in famiglia, che ha lo stesso tipo di atteggiamento?
Forse, prima di pensare ad una terapia, potete iniziare tutti insieme a parlarne, a confrontarvi, a discutere, a piangere e a ridere come viene, pensando che c'è un percorso di crescita per tutti quanti, guidato dall'amore. Quello che voi siete e sentite, è assai più importante di qualunque regola, di qualunque critica, di qualunque richiesta esterna.
Se vede poi che questi tentativi non portano al risultato desiderato, può rivolgersi ad un professionista che può aiutarvi a decifrare i bisogni di ciascuno, ma soprattutto le risorse insite al vostro nucleo familiare.
Non credo che cia sia una terapia migliore di un'altra, credo che l'esperto che potrebbe incontrarvi, concerterà con voi la strada migliore, in base alle rispettive esigenze.
E' difficile crescere, a tutte le età, ma è anche bello e costruttivo!
Buon lavoro!
Risposta di DOTT. ANGELO LOFINO , Psicologo, Psicoterapeuta - RAVENNA
Spett.le signora,
ci sono nei suoi racconti tante cose che andrebbero rimarcate ed affrontate, e soprattutto tante domande da porre al fine di capire veramente che cosa stia succedendo all'interno della sua famiglia.
Sicuramente capire che coa sia successo all'età di 3 anni che possa aver modificato così drasticamente il comportamento di sua figlia.
Vi sono allo stesso tempo alcuni comportamenti che andrebberò capiti alla luce di ulteriori domande da porre che sono : capire che cosa succede in casa tale da scatenare  rabbia e aggressività e che non succede invece al di fuori esempio dalle amiche o a scuola.
Tali comportamenti sarebbero da capire alla luce di nuovi pezzi che mancano per capire meglio il quadro della situazione.
Credo che su tale strada la cosa più utile da attuarsi sia quella di rivolgersi ad un terapeuta che si occupa di età evolutiva che la possa aiutare a recuperare il rapporto con sua figlia, e soprattutto entrare un pochino all'interno del suo mondo. Una buona intesa e comunicazione potrebbe essere la chiave di lettura per arrivare alle tante risposte che lei ripone in noi professionisti.
Non coinvolgereri comunque in prima battuta sua figlia, ma lei e magari suo marito per avere un quadro completo della situazione familiare.
Attraverso alcune dritte definite in terapia valuterei i cambiamenti che si verificano in casa e solo alla base di tali modificazioni se ve ne sono allora coinvolgerei sua figlia magari con incontri individuali senza la vostra presenza, tutelando la privacy della figlia al fine di arrivare ad alcune risposte in virtù di alcuni comportamenti destrutturanti da parte di sua figlia che non tendono ad uscire se non con comportamenti disturbanti.
Saluti.
Dott. Angelo Lofino
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Ravenna
Risposta di ANTONIO CECCARDI , Psicologo, Psicoterapeuta - TIVOLI
Gentile Signora,
forse nella sua richiesta di una "terapia per renderla più sicura" possiamo trovare una chiave di lettura per analizzare la problematica da lei descritta.
La sicurezza di cui lei si preoccupa, probabilmente, potrebbe farle sfuggire le reali caratteristiche caratteriali di sua figlia.
La bambina, per fare solo una ipotesi, potrebbe non sentirsi riconosciuta ed apprezzata.
Magari quelle che sono le sue qualità migliori, gentilezza, sensibilità, emotitività, paradossalmente si potrebbero essere trasformate nel tempo in punti di debolezza (fanno tanto preoccupare i genitori).
Forse la bambina ha bisogno di essere prima di tutto apprezzata per quello che è, piano piano attraverso le sofferenze e le esperienze positive della vita, imparerà a titare fuori le sue energie. OGNUNO DI NOI HA I PROPRI TEMPI. 
Consiglierei una Consulenza Psicologica per i genitori, spesso la discrepanza tra figlio ideale (aspettative) e figlio reale può produrre sofferenza e confusione.
 
Con sinceri auguri
 
Dr Antonio Ceccardi
Psicologo Psicoterapeuta - Centro Intervento Psicologico "Oikos" di Tivoli (RM)