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La preghiera aiuta la guarigione? (Psicologo)
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Qualche anno fa ho partecipato a un convegno a Roma sull'uso terapeutico della preghiera in ambito medico (convegno sceintifico, che non teneva conto delle appartenenze confessionali). Le varie esposizioni ed esperienze dei ralatori sembravano davvero convincenti... E' possibile che sia davvero così?
Domanda pubblicata da Istituto di Somatopsicoenergetica il 22/06/2009
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Risposte
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Ci sono svariate ricerche che sostengono che l'Amore e un ambiente positivo correlino positi vamente con il processo di guarigione. Sulla preghiera nello specifico non so dirle se ci siano ricerche e correlazioni, personalmente vedo la preghiera non come un atto fideistico, ma come un centrarsi su di sè e sul proprio processo di guarigione (in caso di malattia) o di promozione del proprio benessere (in caso non ci sia una malattia)
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Buongiorno, riguardo la sua domanda non ho risposte che le diano certezza. Attraverso la preghiera possiamo accedere ad un dialogo molto intimo con sè permettendo un' apertura verso una maggiore riflessione. Valuti lei in base alla sua esperienza e ascolto interno dove dirigersi e quale strada intraprendere per la cura di sé.
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Le ricerche effettuate sul tema guarigione e preghiera hanno coperto una casistica abbastanza ampia. In un curioso disegno sperimentale effettuato negli Stati Uniti un certo numero di malati è stato diviso in in due gruppi. Solo uno dei due gruppi "riceveva" le preghiere di tre differenti chiese sparse nel territorio degli USA. La ricerca ha dimostrato che non c'è stata alcuna differenza tra i due gruppi nel processo di guarigione. Cosa ben diversa è sentire il sostegno dei propri cari ovvero pregare per se stessi stimolando in modi sconosciuti i propri processi interni anche rivolti alla guarigione. Dott. Francesco D'Onghia (Psicologo - Psicoterapeuta) www.emotiva-mente.it
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più che di pregheria io parlerei di fede. è dimostrato che le persone con una grande fede (in una qualsiasi forma di religione) hanno una percentuale bassisima di episodi di depresisone così come chi esce dalla depressione trova uan qualche forma di fede. il credere a qualcosa ci aiuta a trovare il senso, quel senso che il depresso perde. ovviamente sentirsi parte integrante dell'universo migliora notevolmente la qualità della nostra vita. in questo senso la fede è davvero "miracolosa"
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Gentilissimo/a utente, malgrado sia da molto tempo una delle più ricorrenti, la domanda " Dove finisce l'inclinazione spirituale e inizia la psicologia"? non ha ancora ottenuto una esauriente risposta...Può la preghiera aiutare a risolovere un problema psicologico? Malgrado, l'argomento sia alquanto in fase embrionale, certo è che la meditazione laica o la preghiera cristiana, possono essere un valido aiuto nello sviluppo del benessere, nonchè un supporto, per il soggetto che deve superare alcuni conflitti inconsci. Le pratiche spirituali possono avere effetti antistress e rilassanti, che talvolta, possono aiutare la persona a stare meglio. Il Prof Alessandro Meluzzi, psicologo e psicoterapeuta (noto al pubblico per le sue partecipazioni a numerose trasmissioni televisive) si occupa da tempo di questo argomento, tanto interessante, quanto ancora scevro di validità scientifiche note...Le consiglio, a tal proposito, la lettura di alcuni dei libri del Professsore, poichè affrontano l'argomento con profonda cognizione di causa e competenza professionale. Buona giornata. dr.ssa Ilaria Calvani Psicologa Counselor Prato-Firenze-Lucca ilaria.calvani@libero.it
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Salve, circa la valenza spirituale e il fatto che la fede possa influire sull'umore e sui modi di affrontare la vita ben poco si può dire. La fede è un fatto personale in cui l'unico arbitro è il soggetto stesso. Riguardo alla presunta capacità che la fede possa avere benefici sul corpo, invece, usciamo dalla sfera squisitamente privata del soggetto e abbiamo a che fare con eventi che, se reali, devono essere dimostrabili dal punto di vista scientifico. Al di là delle esperienze personali narrate dall'autore (che come tutti i casi singoli non fanno testo in medicina), occorre chiedersi se esistono studi che dimostrino un effetto terapeutico della fede e della preghiera. Intorno al 1970 venne pubblicato su una rivista medica un articolo dal titolo "Church attendance and healt" (Presenza in chiese e salute). L'autore dello studio sosteneva che esisteva una correlazione significativa tra l'abitudine a frequentare i luoghi di culto e lo stato di salute. I risultati dello studio vennero ampiamente pubblicizzati dai mezzi di stampa e ancora oggi capita di leggere notizie che fanno riferimento a essi. Tuttavia lo stesso autore dell'articolo, in una pubblicazione successiva, si rese conto di aver commesso un grossolano errore metodologico. Infatti, non aveva tenuto conto del fatto banale che chi versa in condizioni di salute critiche generalmente non esce di casa per andare in chiesa. Altri ricercatori si sono impegnati per cercare di stabilire una correlazione tra condizioni di salute e pratiche religiose e gli studi su questo argomento pubblicati su riviste mediche, anche prestigiose, sono oramai numerosi. Nel 1998, uno studio patrocinato dal National Institute of Health e condotto da un gruppo di ricercatori della Duke University di Durham prese in esame lo stato di salute di un campione di persone dai 65 anni in su, esaminate tra il 1986 ed il 1993. Secondo gli autori dello studio chi frequentava regolarmente i luoghi di culto, pregava e leggeva testi sacri presentava valori della pressione sanguigna nettamente più bassi di chi non era praticante. Dallo studio risultava inoltre che non vi erano differenze in base al tipo di religione professata. Negli Stati Uniti esiste tra i medici una corrente che sostiene la Prayer therapy e in alcune facoltà universitarie sono stati istituiti corsi che trattano dei rapporti tra salute e religione. Un articolo, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet nel febbraio 1999, ha preso in considerazione numerosi studi diretti a mettere in relazione la preghiera e la salute. L'articolo pubblicato da Lancet mette fortemente in discussione i risultati di questi studi. In molti casi sono stati compiuti banali errori metodologici. Ad esempio, alcuni di questi studi sostenevano di aver riscontrato una significativa riduzione di molte patologie tra sacerdoti di varie religioni. Gli autori non avevano però tenuto conto dello stile di vita di questi religiosi che rappresenta sicuramente una causa più importante per valutare il loro stato di salute. Inoltre è molto difficile definire esattamente che cosa si intende per attività spirituale o religiosa e di conseguenza non è facile valutare i suoi eventuali effetti terapeutici. Infine gli autori dell'articolo di Lancet sottolineano i rischi che le affermazioni di questi studi possono comportare. Se qualcuno si convince effettivamente delle proprietà terapeutiche delle pratiche religiose può benissimo trascurare terapie più efficaci. In ogni caso, ammesso che alcune correlazioni tra miglioramento dello stato di salute e pratiche religiose siano reali, potrebbero benissimo essere interpretate nell'ambito dell'effetto placebo, senza bisogno di tirare in ballo interventi sovrannaturali. Concludendo si può cmq affermare che di fronte alla sofferenza, come di fronte alla vita, ognuno trova le risposte che meglio si adattano alla sua sensibilità, alla sua educazione e formazione culturale, al suo stato emotivo, ecc Cordiali Saluti Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione
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Buon giorno, direi che la sua domanda è assai intrigante. Intrigante perchè intreccia ambiti e temi diversi, tutti antichi e fondamentali. Ne prenderò in esame solo alcuni, quelli che aiuteranno a capire la natura del problema. Innanzitutto bisogna precisare che la psicoterapia è sempre laica: l'obiettivo è guardare alla persona, al fondo di sè stessa,lasciando da parte tutto ciò che lo porta fuori da sè, che cattura la sua attenzione e pone le sue fondamenta all'esterno. Penso che ciò riguardi tutte le forme di terapia, quindi anche quella medica. La terapia (detto in termini molto grossolani) va ad indagare le cause di un dato fenomeno (psichico e/o corporeo), il fenomeno stesso, la possibile cura e l'ambiente circostante, che può favorire od ostacolare la terapia e le risorse dell'individuo, per poi procedere nella cura stessa. Sia nel caso della medicina, che della psicologia, seppur con implicazioni ed aspetti diversi, l'individuo sceglie insieme al terapista la cura e accetta di lavorare/collaborare in questa direzione. Tutto ciò richiede consapevolezza di sè, di ciò che si sta facendo e di quanto ci si appresta ad iniziare, richiede oltremodo la fiducia in sè e nel clinico, a cui si è chiesto consulenza e terapia. Quello che va in direzione diversa, non può essere definito terapeutico. Non si esclude che altri meccanismi, tecniche o attività possono avere un qualche effetto sulla guarigione, ma ciò non vuo dire che sia terapeutico. Ricordiamo che anche i placebo hanno un potente effetto su alcune persone e in alcuni disturbi, ciò non significa che siano terapeutici. Il Placebo agisce sull'aspettativa dell'individuo, sulle credenze, sulla fiducia, sulla rottura di una stasi, ecc. La preghiera ha un pò lo stesso effetto. Ricordo inoltre che, la religione richiede fede, qualcosa di astratto e trascendente, che colloca le sue fondamenta al di fuori di noi, la terapia richiede fiducia, quanto di più interno e specifico dell'individuo possa esserci. La fede è un "atto contemplativo", necessita di un'adesione ceca ed incondizionata, una condizione di credenza, quindi di passività e la preghiera costituisce un rito di riproposizione e rafforzamento di questo stato. La fiducia è un "atto riflessivo e attivo", nel senso che richiede un lavoro di autonoscenza, autoconsapevolezza, di graduale acquisizione e cambiamento, chiede l'intervento dell'individuo stesso, come artefice della propria vita. Per cui, direi che la preghiera, come qualsiasi altro meccanismo, attività (sportiva, educativa, ecc.), placebo, può avere un effetto sulla cura, ma solo una terapia che implica la consapevolezza, la scelta, la fiducia e l'azione diretta, possono dare un effetto duraturo e strutturato. Per la psicoterapia questo meccanismo è oltremodo evidente, ma lo stesso dicasi per la terapia medica. L'individuo deve sapere qual'è la sua condizione di salute e malattia, quali sono gli interventi alternativi per risanarsi, deve scegliere di prendere farmaci o di sottoporsi ad altri tipi di cure, deve impegnarsi attivamente per intervenire sul suo stile di vita (es. alimentazione, movimento, ambiente sano, ecc.). Tutto ciò è indispensabile per curare la propria malattia e prevenire la cronicizzazione o l'insorgenza di altri disturbi. La preghiera costituisce una sorta di mantra, una coccola, una culla dove consolarsi, ritirarsi e questo senza dubbio rigenera, ma non è sufficiente ad andare in fondo a sè e alla propria condizione. Un cordiale saluto Sabrina Costantini
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Risposta di
Shaolin Temple Italy
, Agopuntura, Agriturismo, Arti marziali, Attività per bambini, Insegnante di ballo, Lezioni private, Medicina alternativa, Palestra, Personal trainer, Scuole e servizi scolastici, Servizi cultura e spettacolo, Yoga-Meditazione - MILANO
«Non le leggi della materia e dell’evoluzione sono l’ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona» . Stiamo vivendo in momento segnato da molta paura. «Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella crescita dell'uomo interiore ,allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l'uomo e per il mondo» .Questi nostri anni sono segnati certamente da immensi passi di conoscenza e di intervento nel mondo dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Soprattutto i primi, gli studi e le applicazioni nell’ingegneria genetica, gli studi sul DNA, le scoperte nel campo della medicina che possono prolungare in molti casi indefinitamente la vita, provocano una ricaduta di paura. L’uomo ha sempre più l’impressione di potere essere manipolato, di trovarsi di fronte a poteri non sempre chiari che ne determinano l’esistenza. Da tutto ciò nasce un ripiegamento e una paura del futuro visto come qualcosa di minaccioso, di incognito come una fonte possibile di dolori e di prove. Il tema della speranza viene perciò ad essere centrale proprio nello sguardo sul nostro presente, prima ancora di ogni altra-considerazione.La nostra vita infatti si svolge sempre in un presente. «Il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino» . L’attimo in cui viviamo è segnato però dal problema del passato e del futuro. Se è vero che è molto conveniente considerare la pienezza dell’istante presente come l’orizzonte totale a cui deve rivolgersi il nostro sguardo, dobbiamo anche considerare che è costituzionalmente impossibile, per la fattura dell’animo umano, pensare alla pienezza del presente senza assieme affrontare il passato e il futuro. La questione del passato si riconduce fondamentalmente alla questione del perdono e del male. È possibile non essere condizionati dal male commesso o subito? Mentre la questione del futuro si riconduce al problema della morte e dell’immortalità. È possibile che ciò che viviamo rimanga? Ed è possibile una giustizia per cui l’ineguale distribuzione dei beni, cosi evidente sulla terra, non solo ovviamente dei beni economici, possa essere sanata ad un livello più profondo? «Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente» . «Esiste una giustizia. Esiste la « revoca » della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto . La questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna» . «Ogni nostra paura ha la sua collocazione nell’amore»(Ilario di Poitiers SS 44).Nel Cristianesimo, Cristo definisce se stesso come colui che libera l’uomo dal male e dalla morte, cioè dalle gabbie dell’angoscia del passato e dalla paura del futuro. La psicologia non è una metafora del cristianesimo, né il cristianesimo un potenziamento della psicologia. Tutte e due però guardano lo stesso uomo, i suoi desideri e le sue paure, anche se con strumenti diversi. Possono essere nemici o alleati, ma mai indifferenti l’uno all’altra. Non vanno mai confuse malattia e peccato. Anche se la fede ha una grande forza di guarigione, non è detto che basti pregare per guarire, almeno dal punto di vista clinico. Le chiese altrimenti sarebbero sempre piene. Cosi come la sanità fisica o psichica non è necessariamente segno di benedizione dal cielo. Tutto va tenuto unito e assieme distinto, con un grande rispetto per la libertà dell’uomo e la libertà di Dio . Ma «Come attirare il futuro dentro il presente?» .Il nostro per certi versi sembra il tempo dei desideri corti, finiti, ripiegati, il tempo della paura di uscire da sè. Lo si vede nei ragazzi soprattutto. Nella scuola o in casa, i ragazzi fanno fatica ad ascoltare ed ad incontrare. Guardano telefonini e play stations, ma sembrano avere paura della realtà. Per questo educare alla speranza vuol dire educare ad uscire da sè, a vedere la realtà, a vedere ed incontrare ciò che è bello e buono nelle cose e nella vita. Aiutarli ad avere non desideri senza speranza, ma desideri pieni di speranza. In fondo tutto il cammino della speranza coincide con un cammino del desiderio dell’uomo, con una sua crescita e purificazione.La speranza si trova a metà strada tra il desiderio e il suo compimento, quello che molti teologi, ma anche filosofi e psicologi, chiamano la felicità. Che l’uomo sia costituito di desiderio e di desideri è una evidenza che non può essere messa in discussione. Nasciamo come essere incompiuti e ci arrabattiamo lungo la strada della vita a trovare le risposte a ciò che nel profondo del nostro essere ci sembra di desiderare. La vasta gamma degli oggetti a cui si indirizzano i nostri desideri rivela anche la diversità di essi. Nella vita dell’uomo possiamo riscontrare desideri piccoli, che possono avere una risposta immediata, nell’arco di ore, di giorni, di mesi o di anni. Desideri che mettono l’uomo in relazione con ciò che è fuori di lui, con gli altri uomini, con il cambiamento del mondo, con il futuro. Altri desideri hanno un respiro più grande e sembrano non trovare soddisfazione nel tempo breve, anzi rimandano continuamente ad un oltre in cui dovrebbero compiersi. «Il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena […] Immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo» .Otre che dai desideri corti dobbiamo purificare il nostro animo anche dai falsi infiniti, l’infinito come futuro che ci aliena dal vivere il presente, la fuga dal presente o l’infinito come vuoto: «rifiutano la fede semplicemente perché la vita eterna non sembra loro una cosa desiderabile» .«Desideriamo in qualche modo la vita stessa, […] ma allo stesso tempo non conosciamo ciò verso cui ci sentiamo spinti. Non possiamo cessare di protenderci verso di esso e tuttavia sappiamo che tutto ciò che possiamo sperimentare o realizzare non è ciò che bramiamo» La malattia come grido che dice: non è questo!, mentre il realismo si placa, la malattia psischica è il realismo che non si placa.«Questa “cosa” ignota è la vera “speranza” che ci spinge» .È proprio a questo livello che si innesta nell’uomo l’esigenza della speranza. Essa è infatti quella virtù per cui l’uomo, in forza di una soddisfazione iniziata, non cade nella disperazione quando vede la sconfitta del proprio desiderio, ma si rimette in cammino verso un compimento che non è né utopia né illusione. «Proprio perché la cosa stessa è già presente, questa presenza di ciò che verrà crea anche certezza. […] Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future» .«La speranza – scriveva qualche settimana fa Claudio Magris sul Corriere della Sera – è una conoscenza più profonda e oggettiva, perché sa che il seme può diventare fiore e frutto, anche se tante cose minacciano di soffocarlo…. come la farfalla nella crisalide o la maturità dell’amore nell’animo ancora acerbo di un bambino» .Questo cammino è arduo e problematico. «La stima che l’uomo porta ai suoi desideri lo acceca sulla provvisorietà di essi: l’uomo non vede che tutti questi sono dei segni sono in funzione di Lui» (Giussani). «L’uomo è stato creato per una realtà grande – per Dio stesso, per essere riempito da Lui. Ma il suo cuore è troppo stretto per la grande realtà che gli è assegnata. Deve essere allargato» . «Giungere a conoscere Dio [perdono? Vita eterna? “Essere conosciuti, amati attesi” questo significa ricevere speranza» .La caduta dei desideri, la loro sconfitta, la loro momentanea negazione, la loro riduzione ad opera del potere, sempre pronto a creare nell’uomo quei desideri a cui esso può rispondere e a negare gli altri – tutto ciò fa sorgere nella persona il sospetto che la vita sia una grande illusione, una menzogna, un inganno. [Ma anche quando i desideri sono soddisfatti rimane l’attesa di altro].È il fenomeno della disperazione che appunto etimologicamente vuol dire assenza di speranza. L’uomo nella sua fragilità deve essere continuamente guarito dalla disperazione e ricondotto sul sentiero della speranza.D’altra parte in ogni persona c’è un insopprimibile desiderio di ricominciare, di riprendere il cammino verso la felicità. Anche il suicidio appare a me come un’affermazione di tutto ciò. Il suicida infatti vuole uscire da una vita in cui la speranza è negata e, implicitamente o esplicitamente, entrare in una condizione nuova.«Desideriamo in qualche modo la vita stessa, quella vera, che non venga poi toccata neppure dalla morte; ma allo stesso tempo non conosciamo ciò verso cui ci sentiamo spinti. Non possiamo cessare di protenderci verso di esso e tuttavia sappiamo che tutto ciò che possiamo sperimentare o realizzare non è ciò che bramiamo. Questa “cosa” ignota è la vera “speranza” che ci spinge e il suo essere ignota è, al contempo, la causa di tutte le disperazioni come pure di tutti gli slanci positivi o distruttivi verso il mondo autentico e l'autentico uomo» La speranza perciò, come d’altra parte la fede, prima ancora di essere grazia soprannaturale è un dono che Dio fa a ogni uomo, attiene alla natura creata prima ancora che alla natura salvata, anche se, per le conseguenze del peccato originale, appare alla creatura come un bene incerto e difficile. Non è un caso che anche i grandi geni dell’umanità prima di Cristo abbiano posto al centro della loro riflessione sull’uomo l’esperienza della speranza. Per Eraclito la speranza è l’attesa di ciò che non può essere aspettato, cioè di qualcosa che è oltre ogni possibilità di previsione per l’uomo . Per Socrate, come afferma Platone, «noi per tutta la vita siamo carichi di speranza» . Per Giobbe, il grande testimone della speranza contro ogni speranza, al di fuori della tradizione giudaico cristiana, benché raccolto da essa, si arriva all’estremo di affermare “anche se Dio mi uccidesse continuerei a sperare” (Gb 13,15). È l’affermazione per assurdo del fatto che le prove, anche la somma prova della morte, non possono mai mettere radicalmente in discussione la positività di Dio e perciò la certezza della felicità per l’uomo. (il libro di Giobbe è un ottimo vademecum per il nostro tempo. Quando tutto indurrebbe a disperare, in una somma di prove quasi impossibili a concepirsi in una sola esistenza, Giobbe continua a tenere ferma la barra della speranza. Nessuno nella storia può essergli paragonato, se non Gesù. Come afferma Jung, solo un altro grido, il grido stesso del Dio fatto uomo in Cristo, sarà capace di rispondere al grido di Giobbe ) Leopardi, nel suo Zibaldone, scrive che l’uomo senza speranza non può assolutamente vivere, perché dovrebbe altrimenti negare l’amore a se stesso, cosa che è impossibile . Kierkegaard umoristicamente ha scritto che «la speranza è un seccatore indiscreto di cui non ci si può liberare».Ma qual è il nesso fra i desideri e la ragione? Sono due itinerari che non procedono paralleli, ma che si implicano a vicenda. Ai desideri corti corrisponde una ragione corta, una ragione puramente funzionale, quella che sa vedere nelle cose soltanto la risposta alla domanda: a cosa mi serve? Come posso utilizzarla? Come mi fa sentire? Ad un desiderio infinto necessita una ragione allargata, una ragione che sappia accompagnare il desiderio verso confini più ampi del puro utilitarismo o della pura risposta ai sentimenti. «La ragione diventa umana solo se è in grado di indicare la strada alla volontà, e di questo è capace solo se guarda oltre se stessa. In caso contrario la situazione dell'uomo, nello squilibrio tra capacità materiale e mancanza di giudizio del cuore, diventa una minaccia per lui e per il creato» . Una ragione che sappia leggere i segni inscritti nel proprio cuore e nelle cose, sappia scoprirne le corrispondenze, sappia delineare un tracciato, senza avere la pretesa di tutto descrivere e di compiere l’itinerario. L’oggetto stesso della speranza, le domande che essa suscita nell’uomo – cos’è che davvero desidero? cos’è la felicità, la vita eterna? cos’è la giustizia? – hanno bisogno, per non essere ridotte, dell’umiltà della ragione e del rischio della libertà. In questo contesto LA PREGHIERA e’ ESERCIZIO DEL DESIDERIO E DEI TESTIMONI CHE PROVOCANO LA NOSTRA LIBERTÀ COME «LUCI DI SPERANZA» .Io posso sempre ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare. Solo la grande speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’Amore. L’uomo non può mai essere redento semplicemente dall'esterno. Con una tale attesa si chiede troppo alla scienza; questa specie di speranza è fallace. La scienza può contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l’amore . Oggi dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. E questo Dio c'è. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l'unione con quel Dio, che ha sofferto con infinito amore . La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente .Soffrire con l'altro, per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell'amore sono elementi fondamentali di umanità. Nella storia e vita della Chiesa, la preghiera ha sempre occupato e occupa un posto di primo piano che diventa pienamente visibile solo a chi ne fa esperienza personale o ne studia direttamente i documenti storici . Questa preghiera si struttura innanzitutto come liturgia, preghiera pubblica e comunitaria della Chiesa che unita a Gesù si rivolge nello Spirito Santo al Padre. Inoltre, la dimensione pubblica e comunitaria insieme a quella intima e personale rimandano l’una all’altra e crescono insieme : il “noi” della preghiera della Chiesa si accompagna all’ascolto di quel Dio che vede nel segreto e che siamo chiamati ad incontrare nel chiuso della nostra camera e nel segreto del nostro cuore. Ai nostri tempi, però , causa la negazione dell’esistenza di Dio ( tramite le posizioni agnostiche del materialismo, già presente in alcuni filoni dell’Illuminismo settecentesco, fino a Feuerbach e al Marxismo o del pantesimo, già presenti in Spinoza) o il considerare Dio inaccessibile ad un rapporto personale con noi ( come in Kant che considera la preghiera come “illusione superstiziosa” e con lui parecchi altri che ritengono vera ed autentica solo una religione naturale, comune a tutti gli uomini, ma non una religione rivelata) o la contestazione diretta al Cristianesimo ( contestazione rivolta sia alla Chiesa come istituzione e al suo potere sociale, sia agli elementi centrali della fede stessa, come la divinità di Cristo e la possibilità di un intervento di Dio nella storia),insieme ad un maco-processo di secolarizzazione ( vivere come se Dio non esistesse) la preghiera è stata confinata ad un rapporto con Dio ridotto al solo ambito personale e privato, ciò che oggi viene teorizzato attraverso un’interpretazione restrittiva del concetto di “laicità”.Oggi c’è un tentativo di presentare la religione come qualcosa che, da una parte,mancherebbe di fondamento oggettivo, perché Dio non esiste, o comunque non è da noi conoscibile, o quanto mai non ha un carattere personale che lo renda da noi interpellabile e dall’altra, la religione e la preghiera verrebbero spiegate come una nostra funzione psicologica, radicata in certe aree del nostro cervello e che cerca di compensare i nostri bisogni di protezione e sicurezza e che può forse avere svolto nel passato un ruolo positivo per la sopravvivenza e l’evoluzione della specie. Dal punto di vista cristiano ,la preghiera cristiana è una sola: «Venga il tuo Regno» (Mt 6, 10), «Vieni Signore Gesù» (Ap 22, 20). L’attesa di Cristo consiste nel grido: «Si compia ciò che hai iniziato fra di noi» (Fil 1, 6). È il desiderio che si manifesti più compiutamente, in modo più vero per noi e per gli altri, ciò che egli ha operato: l’edificazione della sua Chiesa. La preghiera è anche richiesta a Dio di cose giuste, dice san Tommaso, ma è vera solo dentro l’attesa del suo Regno, del suo compimento, della manifestazione più profonda di ciò che tra di noi è iniziato. La preghiera deve essere il cuore del tempo che passa: è uno sguardo al passato (memoria dell’Alleanza) e al futuro (desiderio che l’Alleanza si compia) vissuti nel presente. In certi periodi, inoltre, alla preghiera viene affiancato il digiuno.Il digiuno è necessario, perché è il distacco nella sua forma più concreta: uno vorrebbe mangiare e non mangia, vorrebbe correre e va piano, vorrebbe abbracciare e se ne astiene. Esso ci ferisce nella nostra naturalezza, perché la natura umana desidera un rapporto con le persone o con le cose, dimenticandosi che il rapporto esauriente è quello con il Signore. La tendenza a compiersi ed esaurirsi nelle cose, in ciò che immediatamente ci colpisce, porta a essere posseduti dalle cose; questa è l’idolatria: ciò che dovrebbe essere strada a Dio diventa dio.Il digiuno è il paradosso della vita cristiana: chi si perde si ritrova nella sua concretezza (cfr. Mt 10, 39). La mortificazione nel rapporto con le cose o con le persone permette di intravedere in esse la Presenza vera ed esauriente (cfr. 2 Cor 7). Nella malattia e nella fatica del vivere quotidiano.la preghiera sicuramente aiuta. E’ un bisogno che ciascuno uomo ha. E’ una domanda , un grido. E’ l’uomo mendicante di Dio e Dio mendicante del’uomo. E’ una grazia. Ed è capace di MIRACOLI a qualsiasi livello e circostanza, nel momento in cui , col cuore aperto, la ragione spalancata e la mente semplice, ci si imbatte in un INCONTRO con una umanità diversa in grado di trasformare ed “illuminare” la propria vita. Ricordo che esistono molte tecniche di guarigione psicologica (tradizonali e non) , forme di meditazione e contemplazione. propste per guarire ed avanzare personalmente ..ma la vera preghiera è semplice...come sono semplici i bambini che si stringono alla gonna della mamma o intenso come l'amato che abbraccia l'amata ..la PREGHIERA VERA E' DIALOGO CON COLUI CHE CI AMA E CHE CI HA CREATI, E' RINGRAZIAMENTO ( non solo richiesta o pretesa) E' COLTIVARE LA FIDUCIA IN LUI NELLA SUA PRESENZA CONCRETA E QUOTIDIANA ....A noi viene chiesto solo di PREGARE E CERCARE Il SUO REGNO...TUTTO IL RESTO ( salute-pace-serenità-gioia-compimento) CI SARA' DATO IN SOVRAPPIU'. Cordiali saluti M°Radha Priya Dasi
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La Sua domanda mi ricorda una signora del pubblico ad una mia conferenza che alla fine mi ha chiesto " ma da Lei viene anche chi crede?". Siccome parlavo della psicoterapia in caso di traumi, non volendo interpretarne il significato ho dato un po di spazio al dialogo per capire cosa intendesse. E le ho dato così modo di spiegarsi: credeva che era sufficiente pregare per guarire, quindi la mia professione era superflua, approfondendo, sosteneva che per preghiera intendeva quella della sua religione, perche le altre non contavano. Sembrerebbe una " freddura" ma non è una barzelletta, la signora era praticante e devota, ma non aveva capito l'essenza della preghiera: la spiritualità, che da la forza di vedere dentro di noi i propri sentimenti, e fuori di noi i propri comportamenti, spesso criticabili, la fede aiuta ad accettare i nostri difetti e ci aiuta a correggerli, e non esiste religione di seria A o di serie B: per il credente, la fede merita rispetto, verso qualsiasi religione venga rivolta. Ovviamente per quella signora, convinte di essere dalla parte dei "giusti " la sua fede aveva anche il vantaggio dell'alibi per non impegnarsi " tanto, siamo nelle mani di..." Allora, cara signora, capisce quanti aspetti puo avere la Sua domanda e a quanti livelli si potrebge rispondere? In psicoterapia qualche orientamento, come il mio, dà molta importanza e molto spazio alla preghiera dell'animo, per chi ha fede e si sente protetto, ma non rassegnato. Io svolgo il mio lavoro di aiuto, forse, chissà, perche è stato predisposto che io svolga ma mia parte umana di aiuto professionale?
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Cercando di dare un contributo differente da quello gia fornito così dettagliatamente dai colleghi menzionerei l'aspetto suggestivo della preghiera. Di fatti chi ha fede può trovare nella preghiera il modo di mobilitare forze curative spontanee dell'organismo ottenendo anche risultati sorprendenti. Nella realtà concreta purtroppo l'uso della preghiera come metodo di cura scientificamente valido è impossibile e sconsigliabile. La fede e la preghiera sono cose decisamente personali che non vanno confuse con la cura di un professionista. Dio fa miracoli, nessun professionista può fare altrettanto. Per cui il mio consiglio è che se la sua domanda è motivata da esigenze di aiuto è indispensabile chiedere una consulenza professionale da un'esperto. Se poi Dio vorrà potrà farne a meno, altrimenti no. Gli studi sulla preghiera e la cura non permettono alcuna certezza né la possibilità di ipotesi forti su cui basarsi.
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Non esistono studi seri scientifici che dimostrino una qualsiasi correlazione tra preghiera e salute psicofisica. Ci sono interessanti scritti che parlano della meditazione ( che non è una forma di preghiera religiosa) come una via per la ricerca dell'autocentramento e stima di se stessi, ma tutto non dimostrato. Per quello che modestamente penso io trovo che nei paesi cattolici ci sia ancora molta confusione ( nefasta) tra disturbi psichici e pratiche religiose ( vedi esorcismo.....nel 2009!!!!!) e anche in altre religioni ( voodo, malocchio, ...)che spesso invece di far approdare un paziente probabilmente con esordio psicotico ( spesso con temi deliranti religiosi/diabolici o mistici) da un professionista che possa evitare la disgregazione e cronicizzazzione psicotica, vengono portati da tal mago, guaritore o esorcista ( autorizzato dalla chiesa cattolica.....). L'unica correlazione domostrata in studi abbastanza rigorosi è quella che tra i sacerdoti e le suore che praticano l'astinenza sessuale ( almeno in teoria) la percentuale di sviluppare tumori è maggiore rispetto al resto della popolazione che pratica una SANA attività sessuale.
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Risposta di
Shaolin Temple Italy
, Agopuntura, Agriturismo, Arti marziali, Attività per bambini, Insegnante di ballo, Lezioni private, Medicina alternativa, Palestra, Personal trainer, Scuole e servizi scolastici, Servizi cultura e spettacolo, Yoga-Meditazione - MILANO
Indipendentemente dalla conferma della scienza di cui la preghiera non ha alcun bisogno per dimostrarsi efficace e valida ( al limite è una necessità della scienza di catalogare e trovare spiegazioni razionali ad eventi di cui non riesce a darsi ragione e a giustificare), è un atteggiamento naturale per ogni essere vivente cercare aiuto e protezione da Qualcuno di superiore che possa offrigliela nel momento del bisogno. In realtà tutti gli esseri nel mondo delle condizioni versano costantemente in uno stato di bisogno. Perciò tutti sono sempre impegnati a chiedere, pregare, implorare e mendicare. Le piante si protendono silenziosamente verso l’acqua e la luce di cui necessitano, gli animali cercano cibo e rifugio e sono pronti a sottomettersi ad un padrone se questi glieli può assicurare, non importa se bisogna implorarlo tutti i giorni come fanno gli animali domestici. Il neonato implora la madre di sfamarlo, il ragazzo prega il padre di dargli del denaro o una moto, il pc, o altro…Un laureato prega umilmente dei dirigenti d’azienda per avere un lavoro, la moglie prega il marito di assecondare i suoi capricci e viceversa, un malato prega il dottore di curarlo e un vecchio prega l’infermiera per avere un bicchier d’acqua. Tutti pregano in continuazione. L’atteggiamento è naturale e giusto ma spesso le persone a cui è rivolto sono sbagliate. Sono rifugi fittizi, fallibili spesso deludenti. Quando nessuna persona e nessuna circostanza materiale sono in grado di esaudire queste richieste, l'essere vivente si decide ad elevare la sua preghiera all’ Essere Superiore che non è fallibile come gli altri. Questo perchè è ontologicamente naturale per l'essere vivente cercare infine rifugio nella natura a cui appartiene veramente:cioè, la sua natura spirituale. La vita fisica biologica è solo una manifestazione esterna e temporanea della vita eterna di ogni essere vivente che è ontologicamente spirituale ed abita una dimensione non manifestata nel mondo fenomenico (perciò detta realtà noumenica o metafisica). In questo mondo spirituale, nostra vera eterna dimora e dimensione, il Creatore che protegge ed elargisce tutte le benevolenze,è il Signore Supremo . Tutte le energie sono manifestate e governate da Lui in quanto è il Controllore Supremo e per questo è Lui la Persona più "giusta" a cui rivolgerci nel momento del bisogno. Dal punto di vista della psicologia e medicina psicosomatica, noi sappiamo che il corpo somatizza le abitudini mentali nel bene e nel male. La Preghiera è invero un allineamento della propria coscienza con la Coscienza Suprema, la causa di tutte le cause, la fonte originale di ogni cosa, Dio. Quando tale allineamento ha luogo, si riversa un oceano di benessere, pace e armonia sul soggetto e tutti i cosiddetti ostacoli esterni al sé, che può aver sperimentato, svaniscono, o meglio non possono essere più considerati tali, ma vengono ridimensionati, fino a rientrare nell’ orizzonte di senso di una progettualità positiva che il Creatore ha sulla vita della Sua creatura, che mira allo sviluppo integrale della sua personalità e al conseguimento della vera, ininterrotta e incondizionata felicità che gli spetta di diritto. Del resto, è una legge di natura: se ci si avvicina al calore, ci si scalda. In pratica: NOI PRENDIAMO LE QUALITA’ DI CIO’ CUI CI ASSOCIAMO. Se, attraverso la preghiera, ci associamo al Supremo Bene, conseguiremo il Bene. E’ come essere in armonia col fiume che scorre: un piccolo pesciolino può risalirlo e percorrerlo in lungo e in largo laddove un grande elefante, con tutta la sua forza ed imponenza, ne viene travolto e trascinato via. Cordiali saluti O-Mi-To-Fo M°Shaolin Sri Rohininandana das www.emaa.it
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La sua domanda è posta in maniera generica. Il mio parere è che l'avere fede possa aiutare molto nella percezione delle proprie problematiche. L'avere fede, come anche avere una buona rete amicale o ancora l'avere un forte ideale politico (e frequentare attivamente un ambiente politico) aiutano a sconfiggere una delle problematiche più comuni dell'essere umano: la solitudine. Danila Lorenzini
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gentile Cliente, la sua domanda ha giustamente scatenato una serie di lunghe risposte da parte di molti psicoterapeuti e psicologi , come è giusto che sia. io non sono nè l'uno nè l'altro , sono una biologa. Posso dirle che fisiologicamente , la preghiera , se fatta con forza e concentrazione, di qualsiasi religione o credo si tratti , fa produrre endorfine , e quindi droghe naturali che il nostro cervello produce , che ci fanno stare meglio ed alleggeriscono le tensioni della nostra mente che tende a prevaricare il nostro spirito. Siamo fatti di molecole e quindi materia , cioè energia "densa" , ma siamo anche spirito , che è sempre energia. Potrei consigliarle tante letture , se vuole incominci con Corpo Specchio di Martin Brofman , anche io l'ho fatto anni fa e sono diventata a mia volta guaritrice spirituale , anche se sono una biologa ematologa , le assicuro che non c'è contraddizione tra le cose. Siamo tutti "materia vivente " grazie all'energia elettromagnetica del campo magnetico della terra che è influenzato da quello del sole e di tutta l'eliosfera . Da ciò sono partita in una ricerca che mi ha portato apparentemente lontano dalla biologia ed invece vicinissimo , in una dimensione spirituale. Se vuole farsi un giretto guardi anche il mio sito www.giardinimagici.com , non si parla solo di giardini in senso architettonico e botanico ma anche in senso spirituale. Cordiali saluti . G.Lisa Manno Sforza
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Risposta di
Luca dr. VIVALDI
, Coaching, Consulente aziendale, Formazione, Outplacement, Psicologo, Ricerca e selezione del personale - TRENTO VERONA BRESCIA BOLZANO
Direi di si, è possibile che la preghiera aiuti la guarigione. La preghiera come forma di connessione e consegna a qualcosa di superiore e omnicomprensivo genera una condizione di possibilità che a volte lascia di stucco gli Scienziati, che in tali casi a volte si ribellano alla possibilità di accettare ciò che hanno osservato e lo fanno negando che sia realmente accaduto ciò che hanno detto doveva essere. Molto semplicemente: se è guarita da xxx non era xxx perche da quella non si esce vivi, oppure non si può uscire in quel modo. Non so' se lei lo sappia ma all'origine delle tribu umane vi erano due figure importanti, il capo del villaggio e il santone lo shamano che in sè gestiva sia l'aspetto religioso/spirituale che curativo/medico. A quei tempi in quelle comunità: rivolgersi al sacro o al divino e curare i malanni del corpo erano la medesima cosa, ed avvenivano con le medesime modalità. Più tardi i ruoli si sono distinti, ed ora che siamo più tecnologizzati abbiamo almeno due figure quella del medico e il sacerdote, anzi, ora abbiamo molti medici, uno per ognuna delle diverse aree possibili dei problemi fisici e psichici. Nonostante ciò la preghiera non si è svuotata di significato a quanto pare, perchè viene praticata tuttora da molte persone che -attraverso essa- chiedono con frequenza ad entità superiori aiuti di tutti i tipi. La preghiera o la fede ad essa collegata aiutano molto, soprattutto quando non ci sono situazioni semplici da risolvere. Allargando un po' potremmo persino pensare, senza scandalizzarci troppo, che la fede e la preghiera, sono spesso la prima forma attraverso cui, una persona che crede (in ciò in cui prega) tenta la guarigione (per esempio da pensieri negativi, da turbamenti, da problemi relazionali, da problemi esistenziali, da malattie gravi, i bambini che pregano Gesu di aiutarli a fare i bravi a scuola di solito poi vanno bene a scuola, la preghiera li aiuta a "instradarsi verso ciò che chiedono"). Si badi, io di solito non prescrivo la preghiera, ma in alcuni casi la ricordo a chi l'ha usata e ci crede, perchè "La fede, aiuta chi ce l'ha". Cordialità Luca Dr. Vivaldi Psicologo
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Quello che molti credenti hanno sempre ritenuto vero nell'ambito della professione di fede sembra ora essere stato dimostrato scientificamente: la preghiera, come la medicina, può aiutare a guarire. Il cardiologo Mitchell Krucoff della Duke University di Durham (Usa) ha mobilitato per la sua ricerca sacerdoti, monaci e suore di tutte le religioni mondiali, cui sono stati dati i nomi, i dati e i particolari sullo stato della malattia dei pazienti cardiopatici per i quali è stato chiesto loro di pregare. "L'aumento registratosi nel processo di guarigione attraverso la preghiera è risultato del 93%", ha detto Krucoff al primo congresso sulla preghiera di Amburgo, "dopo 15 anni di studi sul tema non mi aspettavo nulla di diverso". L'esperto, però, non ha voluto parlare in alcun modo di "miracoli", ma semplicemente di un "effetto del tutto normale della preghiera". Ma c'è di più. Secondo una ricerca effettuata dall'Università americana della Columbia, "pregare può aiutare a rimanere incinta". Gli studiosi hanno diviso 219 donne desiderose di avere un figlio in due gruppi di pari entità. Dopo la fecondazione artificiale a cui sono state sottoposte, si è pregato intensamente solo per uno dei gruppi. Il risultato? Nel gruppo per il quale si era pregato è rimasta incinta una donna su due, nell'altro solo una su quattro. Io ritengo che, a prescindere dal credere o meno, sicuramente il fatto di pregare e pensare che qualcuno possa far qualcosa per farci star meglio aiuta. Così come aiuta distrarre la mente dai pensieri disfunzionali rispetto alla malattia per rivolgerli a qualcosa che, solo per il fatto d'esserci, divengono funzionali. Potrà essere dipendere dal fatto che mente e psiche sono strettamente connessi e che l'uno influisce sull'altro e viceversa, ma sta di fatto che la preghiera aiuta e, il fatto stesso che chi si professa ateo spesso, in casi di gravi patologie, affermi che -pur non credendo- la sua malattia sia una punizione divina, la dice lunga...
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