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Cosa fare con un fratello di 28 anni che continua a rimandare la conclusione degli studi universitari e a non cercare un lavoro anche se la mamma è malata di tumore? (Psicologo)

è sempre aggressivo, sembra abbia una rabbia dentro, è molto polemico e chiuso in se stesso. è quasi impossibile intraprendere un dialogo con lui, risponde a monosillabi e quasi mai a domande personali, ove secondo lui si supera il limite sparisce in un'altra stanza. Passa le giornate al pc, dorme, quando esce non racconta quasi nulla di ciò che fa.
Mamma è probabilmente in depressione per la sua malattia e io non so cosa fare per aiutare mio fratello.
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 11/08/2010
Ulteriori chiarimenti dell'autore:
Non sono sicura che questo suo atteggiamento dipenda dalla condizione di nostra madre perchè usa questo modo di fare da molto tempo prima di sapere della malattia (della quale noi 4 figli siamo venuti a conoscenza nello stesso momento circa 6 anni fa) e reagisce così ogni volta che non si pensa come lui. Fin dall'inizio dell'adolescenza ha cominciato a chiudersi in sé, ora ho l'impressione che si sia costruito convinzioni sbagliate sul lavoro (tanto non c'è lavoro, tanto i concorsi sono tutti pilotati...) e sul resto. Il problema è che la mia famiglia è economicamente provata oltre che psicologicamente e lui vive ancora in famiglia, con i miei genitori e altri due fratelli adolescenti, in questo limbo da eterno studente, mi sembra quasi che abbia paura di affrontare il mondo degli adulti e delle responsabilità.

Risposte

Risposta di Elvira Di Pietro , Psicologo - Roma
Gentile signora/e,
da ciò che descrive sembra che il comportamento di suo fratello sia una reazione alla condizione di salute di vostra madre. L'aggressività, la rabbia che ha dentro, come lei racconta, dipendono probabilmente anche dall'impotenza, dall'impossibilità di fare qualcosa per aiutare vostra madre. Di solito, di fronte ad una notizia di questo tipo, la prima reazione è quella di incredulità, come se la persona si rifiutasse di accettare la realtà, poi si passa alla rabbia ed infine alla rassegnazione. Bisogerebbe capire da quanto tempo suo fratello è al corrente della condizione di salute di sua madre, se ne è venuto a conoscenza in un secondo momento rispetto agli altri membri della famiglia e che tipo di rapporto ha con la madre. Inoltre, è abituato a reagire così quando le cose non vanno? è un suo modo di comunicare il proprio dolore?
E' importante in questa fase restargli accanto, offrirgli un supporto, un sostegno psicologico, senza pretendere troppo. questo è il suo modo di esprimere il dolore. Probabilmente adesso non c'è posto per le parole, per i discorsi, non riesce ancora a verbalizzare il suo stato d'animo, E' anche possibile che di tutto questo parli con un amico o con una persona esterna alla famiglia. Purtroppo noi questo non lo sappiamo. Certo è che parlare, tirare fuori ciò che si ha dentro, è fondamentale per alleviare, anche in parte, la sofferenza ed elaborare i propri vissuti emotivi, affettivi, psichici.
In questi casi ciò che conta è l'unione familiare, la capacità di ascoltare e di contenere, di accogliere, affrontando insieme il duro percorso.
 
In bocca al lupo
 
Dssa E. Di Pietro
Risposta di Elvira Di Pietro , Psicologo - Roma
Gentile signora/e,
in merito ai suoi ulteriori chiarimenti, vorrei aggiungere che indubbiamente l'adolescenza può essere una fase della vita molto delicata durante la quale intervengono cambiamenti di vario tipo, non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, relazionale, sociale. Se però nel passaggio all'età adulta non sono stati ancora acquisiti quegli strumenti o sviluppate quelle potenzialità per far fronte alle difficoltà della vita allora può diventare sempre più arduo riuscire a superarle. Probabilmente le sue sensazioni: " mi sembra quasi che abbia paura di affrontare il mondo degli adulti e delle responsabilità", non sono errate poichè l'atteggiamento pessimistico (.."non c'è lavoro, i concorsi sono pilotati....") fa supporre che suo fratello non si senta ancora pronto per entrare a tutti gli effetti nel mondo degli adulti e questo potrebbe dipendere anche dalla difficoltà di attuare quella separazione, quello svincolo dai genitori che ad una certa età diventa fisiologico e che inizia proprio con l'adolescenza, seconda fase di "separazione/individuazione", momento in cui si cerca appunto una separazione dalle figure genitoriali per dar vita ad una propria idetità, ma nello stesso tempo non si è ancora pronti. Questo prolungare la fase adolescenziale può quindi far pensare ad una paura del distacco e quindi paura di diventare grandi e di assumersi le proprie responsabilità. Bisognerebbe capire come è avvenuto il passaggio dall'nfanzia all'adolescenza, come si è relazionato e si relaziona all'interno della propria famiglia, con i fratelli e con i genitori e anche nei Suoi confronti. Inoltre, in questo momento difficile in cui è stata diagnosticata a vostra madre una forma tumorale, il distacco o l'assunzione di maggiori responsabilità potrebbe aver accentuato le sue paure. In questo caso sarebbe opportuno cercare di capire meglio cosa lo spaventa e aiutarlo a capire quali siano i suoi obiettivi, desideri, nonchè le sue potenzialità che probabilmente non si riconosce.
 
Saluti
 
Dssa E.D.P.
Risposta di daniela tessieri , Psicologo - Pisa
Gentile signora,
suo fratello sembra avere difficoltà relazionali e da quanto leggo, non soltanto verso di voi; il problema lavorativo è una conseguenza di uno stile di vita dove la sfiducia verso il futuro e l'accondiscendenza nei suoi confronti, gli ha permesso di sviluppare una resistenza al fatto di "mettersi in discussione". Da quanto scrive sembra che sia rassegnato a questo tipo di vita, e forse la paura di provarci è ciò che alimenta la rabbia, nel momento in cui voi provate a spronarlo. Probabilmente la comunicazione che c'è ora con lui non è quella più adatta e forse anche la situazione di salute di vostra madre ha ulteriormente condizionato suo fratello, tanto che nonostante l'evidenza, lui non vuole affrontare le responsabilità...in poche parole fa lo struzzo con la testa sotto la sabbia.
Onestamente consilio una terapia, poichè se suo fratello per 28 anni ha pensato e agito in un certo modo, non sarà facile  farlo "cambiare" e probabilmente un supporto psicologico sarebbe la cosa migliore, magari una terapia famigliare.
Cordiali saluti
Dott.ssa Daniela Tessieri
Risposta di Paolo Molino , Psicologo - Firenze
Gentile Signora,
mi rendo conto che la situazione sia difficile e dolorosa, mentre leggevo le sue righe mi è venuta una domanda: ma lei ha richiesto chiaramente aiuto e collaborazione a suo fratello? O si aspetta che si attive in un qualche modo?
Credo che la prima risposta riguardi lei ed il suo bisogno estremo di sostegno in questo momento così difficile. Parta da se stessa innanzitutto e si ascolti, lasci un pò di spazio anche alla sua difficoltà per capire di cosa ha bisogno LEI. Credo che lei non possa cambiare suo fratello, eventualmente confrontarlo e domandare in base ai suoi bisogni, in bocca al lupo Paolo
 
 
www.paolomolino.com
Risposta di Dott.ssa Donatella Chessa , Psicologo, Psicoterapeuta - Torino
Gentile signora,
concordo in pieno con quanto scritto dal collega di Firenze. Il punto è infatti che è LEI che sta chiedendo un aiuto per suo fratello e non è suo fratello direttamente a scriverci (è maggiorenne e se fosse consapevole di avere bisogno di aiuto probabilemtne si attiverebbe lui per chiederlo). Mi chiedo quanto sia importante per lei cercare di aiutare la sua famiglia e in particolare sua madre visto il periodo che sta passando e quanto invece suo fratello, di 28 anni, che ancora vive in famiglia non sia in questo un ostacolo quanto meno per la condizione economica (lui non ha un lavoro e non fa niente per cercarselo). Certo magari anche suo fratello sta passando un periodo difficile e magari ha anche delle persone di cui si fida fuori dalla famiglia con cui già si confronta. Ma li punto non è se consigliare o meno a suo fratello una psicoterapia (sempre che poi ne abbia davvero bisogno) quanto piuttosto iniziare lei ad interrogarsi sul ruolo che sta assumendo in questo momento, forse un momento in cui il ruolo di sua madre per forza di cose è più debole e carente rispetto al passato. Come scrive il collega: lasci un po' di spazio anche a se stessa e al fatto che forse in questo momento anche lei può avere un bisogno di sostegno.
Cordiali saluti,
dott.ssa Donatella Chessa
www.psicoterapiatorino.it
 
Risposta di ANTONIO CECCARDI , Psicologo, Psicoterapeuta - TIVOLI
Gentile Signora,
non è facile rispondere alla sua domanda e probabilmente non c'è "una" sola risposta al problema complesso che lei pone.
Innanzitutto lei parla della sua famiglia descrivendone i componenti conviventi e le condizioni economiche e psicologiche.
Sorgono immediatate molte domande: Lei dove vive? Che fa? In che rapporti sta con la sua famiglia di origine? I suoi familiari le hanno chiesto aiuto? Di sua mamma si sa qualcosa, e suo padre? Qual'è stato l'atteggiamento dei suoi genitori nei confronti di voi figli: finalizzato all'autonomia o basato su un protezionismo che genera dipendenza e paura dell'esterno? Come mai è proprio lei a chiedere aiuto? Come mai questo bisogno non è stato rappresentato finora dai suoi genitori?
Molto probabilmente suo fratello ha sviluppato negli anni un disagio che si è sempre più consolidato, ma la cosa che colpisce è che finora nessuno ha raccolto concretamente i suoi segnali. Ora lo sta facendo lei, proprio nel momento in cui, per gravi motivi, sua madre è più debole. Forse, senza accorgersene, lei sta assumendo un ruolo genitoriale nei confronti della sua famiglia stessa.
Questo, in genere, è molto pericoloso perchè si rischia di inseguire per anni l'illusione di poter risolvere un problema generato da dinamiche familiari più grandi e potenti del singolo componente, soprattutto se è uno dei figli.
Per la mia esperienza mi sento di farle notare soltanto che il modo migliore di aiutare suo fratello e la sua famiglia è quello di aiutare prima di tutto sé stessa a non venire risucchiata nel disagio generale. Solo se lei riuscirà a mantenere la capacità di "pensare"  e non sarà completamente assorbita dall'invischiamento generale, potrà svolgere un ruolo propositivo.
Provi ad immaginare un uomo che sta annegando: se lei non sa nuotare, l'aiuto migliore non è quello di buttarsi in acqua, nè quello di dirgli "nuota!". Forse risulterà più efficace chiedere aiuto a qualcuno più esperto nelle vicinanze.
Si rivolga ad uno Psicologo, preferibilmente specializzato in Psicoterapia, chieda lei stessa aiuto.
La aiuterà a porsi delle domande che la aiuteranno a comprendere meglio il problema.
N.B. Stia attenta ad evitare persone non qualificate (non iscritte ad un Ordine Regionale); sempre più spesso si trova in giro gente che si spaccia per Psicologo, o peggio, Psicoterapeuta,  senza esserlo.
Coraggio!
Saluti cordiali
 
Dr Antonio Ceccardi
Psicologo-Psicoterapeuta - Centro Intervento Psicologico "Oikos" di Tivoli  (RM) 
Risposta di Dr Pilar Coppola , Psichiatra, Psicologo - Pescara Centro
Capisco il senso di impotenza nel cercare inutilmente di aiutare una persona cara. Purtroppo i problemi delle persone non possono essere rislti per mediazione d terzi. L'unica alternativa è trovare il moco, provandone tanti, fi farlo aiutare da un professionista. In casi di pazienti resistenti o che non accettano di farsi aiutare, spesso sussiste la difficoltà di comunicare i propri disagi e pensieri, per questo è molto indicata una terapia che bypassi inizialmente tutto questo, così da concedere inizialmente una privacy che, quando sarà pronto, vorrà estendere al terapeuta. La terpia piu indicata è l'ipnosi, che attraverso la trance, puo aiutare il soggetto a riconoscere le proprie difficoltà, rassicurarsi e, al momento giursto, potrà condividere con qualcuno accogliente senza giudizi, e trarre profitto maggiore da una psicoterapia che solo lui deve affrontare. Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista, per essere sicuro di avere a che fare con un professionista iscritto ad un oridne sanitario, escludendo altre figure professionali. Cordialmente Dr J P Coppola
Risposta di Dott. Gaetano Gioveni , Psicologo, Psicoterapeuta - Palermo
Il procastinare la fine degli studi, ricercare un lavoro, in una parola, uscire dall'adolescenza, è una condizione che purtroppo interessa sempre un maggior numero di giovani adulti.
Dal suo messaggio si evincono numerosi fattori che potrebbero contribuire alla condizione attuale di suo fratello: la situazione familiare (la malattia di sua madre, le difficoltà economiche), e le principali condizioni psicofisiche di suo fratello (rabbia cronica, apatia, appiattimento affettivo). Il mio parere è che non necessariamente le condizione di suo fratello vada a forza ricondotta alle situazioni familiari, come lei stessa sospetta. Il rischio infatti è quello di trovare un nesso troppo semplicistico tra una situazione "scatenante" e una reazione sintomatica, quando invece il soggetto potrebbe trovarsi in uno stato depressivo, che andrebbe quanto prima indagato ed approfondito, non necessariamente legato totalmente alle condizioni per così dire "ambientali".
Il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista (pubblico o privato) al fine di verificare le reali condizioni di suo fratello, per poi intraprendere un percorso che permetta a lui di riprendere in mano le priorità che al momento sembra avere smarrito.
cordialità
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Mi pare mia cara signora,
che abbia tutte le ragioni per essere preoccupata, per suo fratello!
Lei dice di non essere sicura, che il suo atteggiamento derivi dalla malattia di vostra madre.
Ha ragione, un pò è così un pò no. Nel senso che lo stesso evento, viene affrontato dalle persone in modi molto diversi, in base al proprio bagaglio di esperienze, alle proprie convinzioni, alla personalità, ecc.
Per cui, sicuramente la malattia di vostra madre costituisce un duro colpo per lui, ma il modo con cui vi risponde è qualcosa che pesca da lontano e fa parte di una modalità che si è innescata in adolescenza, proprio nel momento in cui ci si affaccia al mondo adulto e in cui si cominciano a dover prendere maggiori responsabilità.
Suo fratello, come dice lei, è profondamente spaventato dal mondo degli adulti e dalle responsabilità, fin da quando ha cominciato ad affacciarvicisi. Non sappiamo per quale motivo, ma probabilmente si sente incapace e minacciato dal mondo ed uscire dal suo guscio lo angoscia profondamente. Allora diventa rassicurante scappare ad ogni discussione, legarsi a convinzioni che giustificano l'immobilità (tanto non c'è lavoro e simili). Si è costruito una nicchia, dove cerca di essere intoccabile, di non dover sentirsi costretto a fare ciò che teme profondamente.
Tutto questo deve essersi elevato all'ennesima potenza, con l'annuncio della malattia di vostra madre, che accresce notevolmente e accelera la presa di responsabilità. I fantasmi di morte poi, devono essere veramente terribili, deve sentirsi profondamente sguarnito ed incapace.
Tenga conto che, neanche lui si rende ben conto di cosa gli sta capitando, non sa verbalizzarlo e la sua rabbiosità, la scontrosità è solo un modo di reagire inconsulto, è un modo anche di testare i confini e di vedere come reagisce l'ambiente, quanto sia capace di far fronte a tutto questo suo tumulto interno, quanto possa tenerlo e sostenerlo. Prima di fidarsi e affidarsi, ha bisogno di sapere che chi lo circonda lo comprende ed è sufficientemente forte, da tenerlo nei suoi momenti di fragilità.
Probabilmente l'università, rappresenta una sorta di isola felice, uno spazio in cui ha sperimentato responsabilità che lui vive come accessibili alle sue risorse. Laurearsi significa dover entrare nel mondo degli adulti, far fronte alle richieste del mondo del lavoro, ma ancora di più fare i conti con le proprie capacità, risorse, idee su sè, ecc. Ma lui è visibilmente spaventato e sfiduciato in sè, tanto più che crescere comporta dover soffrire, comporta affrontare malattia, morte e solitudine.
Bhe, vista così, non fa piacere crescere!
Quello che può fare lei è parlargli molto francamente, più che aspettarsi delle risposte da lui, deve dire ciò che lei pensa e sente, esplicitare quello che vede e che le fa paura della sua situazione, ma anche come lei in prima persona, vive la malattia di vostra madre. Forse, può anche condividere con lui, i propri vissuti da adolescente ribelle, spaventata e arrabbiata.
Recuperare quella parte di sè, l'aiuterà a comprenderlo meglio,  a sentirvi più vicini l'uno a l'altro.
Lui deve sentire che la sua rabbia non vi spaventa e non vi fa scappare, ma che la leggete come segnale di aiuto. Non sarà facile, perchè lui non è abiutuato a sentire e a parlare del sentire e forse non solo lui, ma con pazienza e con il tempo le cose miglioreranno.
Il momento è molto delicato e difficile per tutti. Se ciò non bastasse, può essere utile qualche consulto diretto, che può contribuire a mettere le emozioni al loro giusto posto, a dare un nome e un senso a quanto vi sta capitando.
Le auguro un grande in bocca al lupo!
Risposta di Dr.ssa Ilaria Calvani , Psicologo - Prato
Gentilissima signora,
sicuramente dall'accoramento con cui riporta il disagio che sta vivendo a causa del  comportamento poco consono alla situazione familiare che state vivendo, di suo fratello, lei soffre di questa situazione e non poco. Credo però, che lei debba provare a vivere la sua vita ed il dramma che senza dubbio la sta segnando, lasciandosi alle spalle il comportamento e le aggressioni di suo fratello. Purtroppo, possiamo fare ben poco anche a studio, per la mia esperienza, su casi riportati da terzi...farlo poi via internet è quasi impossibile... Se suo fratello in primis non decide di affrontare il dramma che certamente, lo attanaglia, da tempo, lei non potrà fare niente e continuerà a vivere nella frustrazione dovuta a questa sua oggettiva impotenza a risolvere il problema. Mi permetto pertanto di consigliarle, di provare a vivere con tranquillità la sua vita, cercando di dare a sua madre la serenità e l'affetto che la situazione richiede. Quanto a suo fratello, provi ad ignorarlo, è grande abbastanza per essere lui stesso a venire da lei ad avere chiarimenti riguardo al suo nuovo atteggiamento nei suoi confronti e, magari, cercare di capire che è l'ora di maturare o da solo o con l'aiuto di qualcuno.
Le auguro di avere la forza per affrontare la situazione drammatica che vive in famiglia, cercando di stare al meglio, vicina a sua madre.
Buona serata.
 
 
dr.ssa Ilaria Calvani
Psicologa
Counselling Psicologico
 
Prato-Firenze-Agliana (pt)- Collodi(Lu)-Roma
3807326227
ilaria.calvani@libero.it
www.psy.sifree.org
Risposta di pippo trovati , Perito-esperto trasporti - montecatini
Gentile Signora,
Mi scusi la tardività della risposta
mi rendo conto che la situazione sia difficile e dolorosa, mentre leggevo le sue righe mi è venuta una domanda: ma lei ha richiesto chiaramente aiuto e collaborazione a suo fratello? 
Cmq le consiglio di rivolgersi direttamente ad un professionista che le possa dare tutto l'ascolto necessario
 
Cordiali saluti
 
http://www.edoardoguerrieri.it