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una persona che ha subito un trauma nella pancia della mamma può risentirne per tutta la vita? (Psicologo)

Se una donna incinta di 6 mesi ha subito un forte shock assistendo ad una cruenta e mortale tragedia familiare il bambino nel grembo può aver subito esso stesso un trauma ed avere dei conseguenti condizionamenti inconsci per tutta la vita? Se sì, come può fare per liberarsene? grazie
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 16/06/2009
Ulteriori chiarimenti dell'autore:
Dettaglio meglio la domanda che ho appena posto. E' capitato ad una mia cara amica, la cui madre mentre era appunto incinta di lei ha assistito all'omicidio della propria mamma (ossia della nonna della mia amica).
La mia amica, che non ha avuto una vita facile, asserisce di aver subito un trauma a livello inconscio. Può essere vero e in che modo? che può fare per superarlo?

Risposte

Risposta di Simona Noviello , Psicologo - nola
Salve,inanzitutto bisognerebbe capire che tipo di trauma è avvenuto e quanto la donna incinta si sentisse coinvolta dalla vicenda. In genere il bimbo non dovrebbe riportare condizionamenti... forse bisognerebbe chiedersi se la mamma del bambino ne risentirà... purtroppo non essendo specifico e non usufruendo di tutte le informazioni del caso , non posso andare oltre. Se sentirà il bisogno di raccontare in maniera più specifica che genere di trauma è avvenuto, sarò ben lieta di fornirle il mio parere. Saluti
Risposta di Dott.ssa Roberta La Rosa Psicologo Psicoterapeuta , Psicologo - monza
Salve Maria,
non credo che l'evento traumatico possa in sè stesso essere fonte di problematiche future per il nascituro.
Diversamente credo che questo possa senz'altro rappresentare una fonte di stress per la madre che, a seconda di come elaborerà la tragedia e del significato che questa acquisirà nella sua vita, porterà questo evento (che connoterà la sua storia personale) quando si relazionerà con gli altri e, di conseguenza, anche nella relazione che instaurerà con il figlio.
 
Allora se la madre sentirà che il semplice scorrere del tempo non sanerà questa ferita e ritiene necessario un supporto per elaborare questo evento, potrà chiedere un aiuto per questo scopo.
 
 
 
 
Risposta di Danila Lorenzini , Psicologo, Psicoterapeuta - Roma
Il bimbo partecipa alle emozioni della madre, ma in che misura e maniera potrà nella vita futura avere delle conseguenze (sia per emozioni positive che per quelle negative) ancora i pareri sono controversi. A mio parere è importante che la madre stia bene e riesca a superare il trauma, in modo tale da accogliere la vita del suo bambino nel miglior modo possibile.
Dei possibili (e anche poco probabili) problemi della futura vita emotiva del bambino io mi occuperei quando e SE questi si presenteranno, cercando di vivere, per quanto possibile, il presente.
 
Danila Lorenzini
lorenzini.danila@tiscali.it
Risposta di Fiorella Tonello , Psicologo - Firenze
Salve Maria,
 
il bambino nel grembo è totalmente dipendente sia fisicamente che emotivamente dalla madre e le reali conseguenze sono, come già è stato detto, sono direi quasi totalmente associate al vissuto della madre stessa. La madre necessita che entri in contatto con il trauma vissuto o visto per poterlo elaborare: consiglio di farlo il prima possibile per meglio proseguire nella gravidanza. Sicuramente anche il solo vedere crea un vissuto emotivo che inevitabilmente influisce sul proprio equilibrio psichico: in questi casi se non si opera subito, sottovalutandolo, si puo' incorrere in reazioni "post-trauma" incontrollabili.
Un aiuto per situazioni di stress post-traumatiche è una soluzione auspicabile.
Un caro saluto.
 
Fiorella-psicologa- Firenze
Risposta di Dr.ssa Ilaria Calvani , Psicologo - Prato
Gentile Maria,
il problema che lei espone è molto complesso e sebbene non ci sia ad oggi niente di certo, vero è che da alcune recenti osservazioni scientifiche, condotte in laboratorio, pare che tutto ciò a cui assiste la madre in gravidanza e che sperimenta  a livello emotivo in prima persona, si ripercuota sul figlio- feto. Al pari delle emozioni positive si trasmettono quelle negative,  e quindi, per riferirsi al caso da lei esposto, anche un trauma,  se non superato dalla madre in primis, potrebbe ripercuotersi sul figlio, portandolo a sviluppare una volta cresciuto, quella che la psicoanalisi definisce "vendetta inconscia" ossia, la voglia di rivalsa e di ripicca nei confronti delle persone o situazioni con cui entrerà in relazione, per "vendicare" la madre  del trauma subito. Se la madre non ha ancora partorito il figlio, al fine di evitargli il possibile sviluppo, in futuro, della "vendetta inconscia", potrebbe ascoltare e fare ascoltare al nascituro musica classica, e rilassante, accarezzandosi la pancia e cercando di trasmettere alla creatura che porta in grembo,  tanta tranquillità, parlando con lui,  rassicurandolo e facendogli sentire la propria presenza ed il proprio costante amore, cercando di fortificarsi e superando il trauma proprio grazie alla grande gioia condivisa in quegli istanti. Dovrebbe cercare di dedicare  a sè ed al futuro bambino ritagli di tempo, da condividere in luoghi per lei "sicuri" in cui cullarsi e rincuorarsi. Se il figlio è già nato, sarà sufficiente, una volta che sarà cresciuto e che il trauma sarà stato elaborato e superato dalla madre, renderne partecipe anche lui, spiegandogli,  che è stato proprio per evitargli un trauma futuro che si è riusciti a superare quel difficile momento, facendolo in questo modo sentire parte del proprio vissuto ed allo stesso tempo un valido aiuto e un grande sostegno nel momento in cui si è superato un trauma di tale gravità.
Sperando di essere stata abbastanza esaustiva, le faccio i miei migliori auguri per una vita serena e felice.
 
dr.ssa Ilaria Calvani
Psicologa e Counselor.
Prato-Firenze-Lucca
ilaria.calvani@libero.it
Risposta di Fabio Nardelli , Psicologo - roma
Tutte le emozioni positive  e negative della madre nel periodo di gestazione si ripercuotono sul feto , sia  a livello biologico,emotivo ed energetico ( se consideriamo l'uomo come essere sostanzialmente energetico in un'ottica reichiana o tipica della medicina tradizionale cinese ...). Il vissuto della mamma all'evento, che da quello che ho capito riguarda la propria famiglia , potrebbe anche comportare una risposta depressiva o comunque patologica, e questo potrà influnzare la relazione primaria col futuro nascituro nelle varie fasi di sviluppo allattamento, svezzamento, deambulazione , sviluppo del pensiero e del linguaggio,controllo sfinterico ecc....forse la cosa migliore sarebbe dare sostegno ( psicologico) alla  madre per elaborare al più presto l'evento traumatico, e quindi esercitare il suo delicatissimo ruolo di campo materno sul piccolo , evitando di instaurare così una potenziale relazione patologica.
Risposta di Giancarlo dr. Gramaglia , Psicologo - 10149 Torino
Buongiorno Maria,
assolutamente no, se il trauma non avesse avuto una storia nella madre.
Come si evince da ciascuno dei miei colleghi è il rapporto madre-figlio che è in gioco: un gioco tremendamente serio che in primo luogo si è posizionato nel pensiero della madre: occorrerà conoscerlo e correggerlo; buon lavoro con un competente.
Cordiali saluti
Giancarlo dr Gramaglia
www.psicologo-gramaglia-torino.net
Risposta di Roberta Cacioppo , Psicologo, Psicoterapeuta - Milano
Cara Maria, una delle caratteristiche dell'essere umano è quella di avere a disposizione una serie di risorse, quallità e caratteristiche tali da renderlo assolutamente "imprevedibile". Applicato alla psicologia come scienza, questo significa che è possibile risalire a delle cause nel momento in cui si verificano dei sintomi o delle problematiche particolari, ma non è possibile stabilire una relazione causa-effetto prevedendo il futuro.
 
Il trauma psichico è per definizione un evento (o più) tale da superare la capacità di sopportazione, di elaborazione del nostro apparato psichico, e in quanto tale, quindi, le sue ripercussioni possono variare in maneira molto soggettiva.
 
E' sempre più assodato che il feto durante la gravidanza abbia determinati tipi di percezioni di ciò che avviene attorno a lui, e che determinati eventi possano rimanere depositati in una sorta di memoria somatica, inconscia. D'altra parte, la psiche dell'individuo umano comincia a strutturarsi proprio a partire dalle prima esperienza anche molto sensoriali, ma è soltanto nei primi vita fuori dalla pancia della mamma e progressivamente mente e corpo cominciano a integrarsi.
 
Quindi sottolineo nuovamente ciò che i colleghi hanno già ampiamente spiegato: suo figlio potrà assorbire qualcosa proveniente dalle emozioni della mamma, ma non è affatto detto che questo gli crei problemi. Innanzitutto perchè una madre che già si preoccupa come sta facendo lei mi fa pensare di avere delle discrete risorse psichiche per mediare tra le sue emozioni nell'interazione col bambino, e secondariamente (ma non in ordine di importanza) perchè ogni piccolo ha già una buona dotazione di risorse personali con cui far fronte agli avvenimenti del mondo esterno, e questo costituisce sicuramente una grande forza... soprattutto se sostenuto dall'ambiente affettivo circostante.
 
Non si angosci, quindi, si dia del tempo, elabori il suo lutto e si goda i momenti che potrà trascorrere insieme al suo piccolo.
 
Cordialmente,
 
Roberta Cacioppo
r.cacioppo@psicologia-milano.it
Risposta di Anna Maria Casale , Psicologo, Psicoterapeuta - Roma
Cara Maria,
è certo che la vita intrauterina è strettamente legata a quella emotiva della madre. I traumi subiti dalla madre si ripercuotono sul feto che percepisce gli stati d'animo esterni.
Per quanto riguarda  nello specifico la sua domanda è improbabile ipotizzare di un vero trauma del feto che poi inconsciamente condiziona la sua vita futura. Quello che noi sappiamo è che il bambino percepisce il malessere, ma poi una volta nato sta a chi lo accudisce e gli fornisce cure rassicurarlo e dargli calore tanto da farlo crescere in maniera armonica e sicura.
Se c'è una modalità per liberarsene, come lei scrive, anche se non è proprio di questo che parliamo, è questo il modo, riuscendo a trasmettergli sicurezza nel mondo che lo sta accogliendo.
Se la madre è tranquilla e non vive ogni segnale del bambino come possibile reazione all'evento traumatico, tutto andrà per il meglio.
Un caro saluto.
 
Dott.ssa Anna Maria Casale
Psicologa-Psicoterapeuta-Consulente sessuologa
Roma-Napoli
casaleam@virgilio.it
 
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Cara Maria,
dalla sua domanda traspare una grande angoscia,
un'angoscia inevitabile, legata la situazione: l'aver vissuto una tragedia familiare.
Il legame madre-bambino è qualcosa di totale alla nascita, ancor di più lo è prima della nascita, dove la madre, non solo nutre e protegge il bambino, ma fornisce anche il  contenitore, l'ambiente di vita, la vita stessa. Non sono una coppia ancora, ma un tutt'uno. Attraverso il cordone ombelicale e la placenta, passa tutto quello che la madre fa entrare dentro sè: cibo, aria, acqua, farmaci, azioni, pensieri, vissuti emotivi.
Non a caso le donne con gravidanze difficili, presentano una serie di ansie e paure, assai più marcate delle gestanti con gravidanze serene. Questo stato emotivo, incide inevitabilmente con la sanità e tranquillità della madre e del suo bambino.
Certo, il trauma familiare inciderà sul feto! Non solo, questo trauma se non elaborato, continuerà ad incidere anche dopo la nascita, perchè influenzerà le idee, i vissuti emotivi e il modo di stare in relazione della madre. Quindi sarà un trauma che si perpetuerà, influenzando continuativamente tutto il loro ambiente affettivo.
Con la stessa forza con cui un trauma influenza,  l'elaborazione del trauma fornisce un bagaglio di crescita  notevole.
La madre quindi ha la possibilità di fornire a sua volta un trauma, ma ha anche la possibilità di fornirgli un trauma con la relativa soluzione, quindi di trasmettergli la fiducia nel poter e riuscire a superare un evento così doloroso.
Ciò  che rappresenta una condizione, che è preferibile non far vivere, diventa anche grande opportunità di stabilità emotiva e crescita.
Per far ciò, è essenziale un lavoro su sè da parte della madre, se il bambino è ancora piccolo, altrimenti è da valutare se è necessario che il figlio stesso lavori su sè in una psicoterapia.
Se il figlio/a ormai grande, si rende conto di aver succhiato un latte amaro, impregnato di lacrime e disperazione, allora la motivazione e la sofferenza è passata in eredità al figlio stesso ed è lui che deve prendersi questo carico, per potersi svincolare da tanto peso.
Si ricordi che, anche ciò che sembra impossibile e irrisolvibile, può essere superato.
Le auguro un grande in bocca a luco e buon lavoro Maria!
Risposta di Dott.ssa Elena Moglio , Psicologo - Paderno Dugnano
Penso che essendo un sistema complesso e integrato , quello della mamma con il suo bambino fin dalle prime ore del concepimento, sia impossibile che il bambino non ne abbia risentito. E a livello teorico , anche se gli studi scientifici non ne escludono la possibilità, è probabile che rimanga traccia nella parte più profonda del bambino di emozioni e  paure che tra le altre cose non ha potuto  razionalizzare  gestire nè verbalizzare, in quanto avvenute in età preverbale..
Se effettivamente compaiono disturbi e disequilibri nel bambino, durante tutta l'infanzia è la mamma che consapevole dovrebbe condurre la risoluzione del conflitto, ma se ciò non potesse avvenire si può pensare ad un percorso che usi l'ipnosi per far emergere le emozioni non accolte.
Per qualunque chiarimento sono sempre disponibile.
Dott.ssa Elena Moglio
Medico psicoterapeuta
Specialista in ipnosi clinica
Terapia dell'ansia e degli attacchi di panico
Milano
Risposta di dr. Ciro Aurigemma psicologo , Psicologo - Roma
per ora puo' agire su se stessa per accettare ed elaborare la propria reazione al fattoe informarsi per non avere troppi dubbi ansiogeni
e in seguito valutare nel corso dello sviluppo del bambino eventuali conseguenze
e se necessario, in presenza di una sensibilità e reattività anormali, sostenere e riabilitare al momento opportuno
saluti   cordiali
Risposta di Dr Pilar Coppola , Psichiatra, Psicologo - Pescara Centro
Cara signora, la Sua è una domando molto interessante perche lascia ampio spazio a dottrine, scuole di pensiero e convinzioni personali tra le piu varie. Restando però nella pratica clinica, mi permetta farLe presente che se una persona, gestante o meno, vive un forte impatto emotivo e non lo elabora, rifletterà in suo disagio con disturbi nel comportamento, cambiamento di qualche abitudine, vivrà in condizione di ansia pervasiva, anche se prima dell'evento la persona era molto equilibrata. Questi segni, e sintomi soggettivi come sentirsi sempre in stato di allerta o di pericolo, diventare iperprotettivi o trascurati, fanno parte di una condizione che si definisce Disturbo da stress post traumatico. Quindi, questi disagi saranno manifestati a tutti quelli che circondano la persona neell'ambiente sociale, professionale e particolarmente familiare. Se poi la persona riveste il ruole di figura di riferimento con un bambino piccolo, in fase di linguaggio preverbale, la comunicazione sarà emotiva e il bambino condividerà ansie, preocupazioni, paure, e tutto quanto le viene trasmesso da una figura così importante per il suo benessere fisico e psicologico.Questo è l'aspetto da affrontare. quindi, se lei non ha elaborato il trauma, trarrebbe giovamento da interventi mirati come quelli di psicotraumatologia. Se il bambino manifesta Disturbi da Trauma, lo specialista saprà aiutare anche lui, al momento opportuno. Molti auguri
Dr J P Coppola
medico psicotraumatologa e psicoterapeuta
 
Risposta di Roberta Cacioppo , Psicologo, Psicoterapeuta - Milano
Cara Maria, in merito ai suoi ulteriori chiarimenti, mi permetto di sottolineare nuovamente quello che ho già scritto poco sopra riguardo l'origine del trauma e la sua incidenza a livello psichico: se la sua amica, ora che è adulta, sente di dover affrontare, rielaborare emozioni e affetti che la preoccupano, allora è lecito poter ipotizzare l'intreccio di diverse esperienze e l'effetto che possono aver avuto su di lei.
 
Il modo migliore per affrontare una situazione del genere è quello di rivolgersi a uno specialista: se la sua amica si pone il problema proprio adesso significa che questo potrebbe proprio essere un buon momento per affrontare la questione. Poi cominciando il cammino potrà sicuramente scoprire che il suo "non aver avuto una vita facile" può dipendere dall'intreccio di moltissime questioni, probabilmente ma non necessariament legate all'evento tragico di cui sua madre è stata partecipe.
 
Cordialmente,
 
Roberta Cacioppo
r.cacioppo@psicologia-milano.it
Risposta di Dott.ssa Roberta La Rosa Psicologo Psicoterapeuta , Psicologo - monza
Nuovamente salve Maria,
ritengo che, come già ribadito nella mia risposta precedente, il "trauma" che la sua amica può aver subito sia frutto del processo con cui questo evento è stato portato dalla madre nelle relazioni della sua vita e quindi anche nella relazione con la figlia.
Naturalemente questo avrà avuto un peso nell'atmosfera che è stata "respirata" da tutti i componenti di quella specifica famiglia
 
Sicuramente in ciascuno di loro questo evento ha influenzato la propria storia personale in una maniera singolare e ciascuno ha potuto attingere alle proprie risorse individuali per farvi fronte.
 
E' ipotizzabile che la sua amica non abbia sentito il sostegno adatto, in una fase molto delicata dello sviluppo evolutivo, da parte della figura materna, ancora troppo traumatizzata e disorientata dalla tragedia.
 
Se la sua amica sentisse la necessità potrebbe essere utile trovare un sostegno, non tanto per il trauma inconscio, quanto per quello che l'atmosfera delle relazioni familiari, intrisa di questa tragedia, non le ha permesso di sviluppare pienamente.
 
Spero di esserle stata d'aiuto
 
Roberta La Rosa
Risposta di Fabio Nardelli , Psicologo - roma
Il trauma c'è stato per la  madre della sua amica inconscio o conscio che sia.....l'unica soluzione se la sua amica manifesta disturbi è quella di elaborare il tutto e i suoi disturbi attuali con l'aiuto di uno psicoterapeuta , non ci sono altre soluzioni mi sembra chiaro , men che meno fare una terapia farmacologica per evitare di affrontare il problema , come spesso oggi si tende  a fare.
Risposta di Anna Maria Casale , Psicologo, Psicoterapeuta - Roma
Cara Maria,
rispondo al suo chiarimento dicendole che, se la sua amica ritiene di portare con se il trauma vissuto a livello prenatale, (consideriamo che probabilmente è solo un suo condizionamento e non la realtà), in ogni caso può affrontare il problema attraverso una psicoterapia che l'aiuterebbe ad elaborare il trauma ed il malessere che lei porta dentro.
In ogni caso la sua amica ha un dolore da superare, sia che sia vero quello che lei ritiene sia che parliamo di un qualcosa di diverso, comunque c'è la necessità di affrontare e superare un malessere interiore.
Pertanto le consigli di rivolgersi ad un buon psicoterapeuta e vedrà che starà meglio.
 
Ancora tanti cari saluti
 
Dott.ssa Anna Maria Casale
Psicologa-Psicoterapeuta-Consulente Sessuologa
Roma-Napoli
casaleam@virgilio.it
 
Risposta di dr. Ciro Aurigemma psicologo , Psicologo - Roma
Le emozioni negative vengono registrate nella memoria emozionale e rendono ipersensibili a situazioni che le possono far rivivere
i lobi frontali del  cervelo opportunamente stimolati sono capsci di ridirre questa reattività e dare nuovi spazi a creare una personalità piu' libera dal passato,
cerchi lei lo specialista che ritiene piu' idoneo dopo i condìsigli ricevuti
saluti cordiali
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Gentile Maria, buongiorno!
C’è un chiaro collegamento tra i conflitti emozionali irrisolti, le credenze e le patologie. Le ricerche del Dr. Lipton (“La biologia delle credenze”, Macro Edizioni) indicano che il 95% degli esseri umani nasce con un patrimonio genetico sano; questo significa che le malattie sono una manifestazione delle convinzioni legate ad eventi specifici della vita di ognuno. Se queste convinzioni non vengono cambiate, la guarigione completa non potrà avvenire: bisogna sciogliere i Traumi-Radice. Introduco qui un fenomeno grandemente sottostimato, se non addirittura ignorato: la Risposta allo Stress.
Il 50% dell’intelligenza di un bambino è il frutto delle percezioni in primo luogo della madre, ma anche del padre, nel periodo pre-natale. Questo significa che se i genitori vivono in situazione di conflitto (stress), il bambino ne risente pesantemente. In una persona sotto stress si attiva automaticamente una reazione, chiamata risposta Attacco-Fuga. Essa ricalca l’antico meccanismo sviluppato dagli esseri umani per fronteggiare un pericolo: attaccare o fuggire. Per massimizzare le possibilità di sopravvivenza, nella Risposta allo Stress il flusso del sangue viene interrotto nella parte frontale del cervello (quella che presiede all’intelligenza ed alla memoria) e
viene inviato nella zona posteriore (quella che presiede ai grandi muscoli ed al cuore,indispensabili per un attacco o una fuga efficaci). I bambini che nascono e crescono nelle grandi città, dove lo stress è elevato e persistente, ricevono continui messaggi di conflitto e pericolo (stress), per cui le nuove generazioni sviluppano sempre più la parte posteriore del cervello, e sempre meno quella frontale. Questo continuo affanno, questo bisogno di correre, portano come conseguenza la progressiva diminuzione dell’intelligenza nelle nuove generazioni.  Fortunatamente “C’è stato un grande cambiamento nel campo della guarigione emotiva. Più di 70 anni fa Albert Einstein pubblicò la sua famosa equazione E=mc2 . Essa semplicemente significa che tutto (compresi i nostri corpi) è composto di energia. Questa teoria è così universalmente accettata che nessuno scienziato sul pianeta dissente da essa. Fino a poco tempo fa è comunque passata inosservata dalla psicologia. Ciò è vero anche se le procedure energetiche si sono dimostrate migliaia di volte clinicamente efficaci nel ridurre sensibilmente l’intensità di ricordi traumatici, lutti, rabbia, fobie e quasi qualunque problema emozionale si possa nominare. Inoltre, esse sono spesso rapide, durevoli e relativamente indolori; spesso funzionano quando nient’altro lo fa.
Se ben applicato EFT raggiunge percentuali di successi oltre l’80% delle volte – anche in presenza di problematiche intense come PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), fobie, stupri e lutti. L’idea alla base di queste procedure è che le persone non siano “bloccate mentalmente”, bensì “bloccate energeticamente”. Questo nuovo modo di vedere il sistema umano suggerisce che una importante causa dei problemi emozionali possa essere trovata nell’interruzione delle energie sottili che sappiamo circolano attraverso i nostri corpi. Abbiamo ripetutamente sperimentato che stimolare in modo appropriato queste energie sottili (picchiettando alcune aree del corpo con la punta delle dita) conduce a nuovi livelli di libertà emozionale. Ecco perché chiamiamo queste procedure Emotional Freedom Techniques (EFT). E’ interessante che i risultati  di EFT non siano limitati alle problematiche emozionali. Come potrete apprezzare, sollevare qualcuno dalla propria rabbia, paura o trauma porta sollievo anche a sintomi fisici. Seguendo questa linea, ho personalmente applicato queste tecniche per sciogliere mal di testa (incluse emicranie), tunnel carpale, intolleranza al lattosio, dolori articolari, disordini intestinali, sindrome del colon irritabile, aritmia cardiaca, pressione alta,
asma ed oltre 100 disagi fisici. Abbiamo anche successi su ansia, depressione ed abusi. Inoltre, i veri maestri della EFT riportano risultati impressionanti su dipendenze, problemi di sovrappeso ed anche atteggiamenti psicotici”(Gary Craig, Fondatore, EFT)
Questo è l’annuncio  pubblicato sulla prestigiosa rivista di psicologia “Psychotherapy Networker” da Gary Craig circa EFT.
Per produrre qualsiasi cambiamento, il primo passo è la consapevolezza della situazione attuale e di ciò che la determina: ecco perché è necessario guardare da vicino ciò che ci tiene separati dai nostri meravigliosi potenziali: le Emozioni Negative.
Se pensiamo alla nostra vita umana,ci rendiamo facilmente conto che ci  sono essenzialmente due manifestazioni dell’energia: Amore
o Paura. Ogni pensiero o azione umana si basa su uno di questi due opposti, e ne rappresenta un’esperienza. La paura è l’energia che chiude, trattiene, separa, distrugge, attacca, difende, reagisce. L’amore comprende, unisce, apre, lascia fluire, crea, risana, dona, agisce. La nostra vita oscilla tra questi due campi di forza, e l’intensità e la durata del flusso che ci attraversa determina la qualità dei nostri pensieri, sentimenti, azioni. Inoltre, se siamo animati da una energia, non possiamo contemporaneamente esserlo dall’altra; se sto andando a nord, non posso contemporaneamente andare a sud. Se osserviamo la nostra vita vedremo che è un continuo oscillare tra i due aspetti, come un pendolo; sta a noi cercare di godere appieno dei momenti “belli”, ed utilizzare quelli “brutti” come spinta verso il nostro miglioramento, e non come limite o zavorra. Le Emozioni Negative si manifestano generalmente in tre modi: come tensione, disagio o malattia fisica; come sentimento o stato emotivo disarmonico; come limite o disagio mentale. In pratica, con il termine Emozione Negativa possiamo intendere qualunque manifestazione di squilibrio nel corpo, nelle emozioni, nella mente e nello spirito. Così considerata, questa qualità di emozioni particolarmente densa rappresenta ciò che ci separa dai nostri immensi potenziali ed imprigiona le nostre risorse. Un’altra caratteristica delle Emozioni Negative è la loro straordinaria capacità di consumare inutilmente l’energia della quale siamo dotati e di lasciarci così senza altro “carburante” se non per sopravvivere. Pensiamo alle enormi quantità di energia che consumiamo quotidianamente in ten sioni inutili, paure, rancori, giudizi, sensi di colpa, convinzioni limitanti, e così via: è normale che arriviamo a sera stanchi, sfiduciati e privi di quel bagliore negli occhi che denota la presenza di passione per la vita. Se vogliamo vivere intensamente e manifestare il genio sopito dentro di noi dobbiamo sciogliere l’origine delle Emozioni Negative: la Paura. Come possiamo fare? Partendo da ciò che ci è più famigliare, con il quale spesso ci identifichiamo: il corpo. La scoperta alla base di EFT infatti recita:“La causa di ogni emozione negativa è una interruzione nel sistema energetico del corpo”.
Questo significa ad esempio che una tensione muscolare, un’allergia, una fobia ed una paura possono essere ricondotte alla medesima fonte: il sistema energetico umano. Ampliando il ragionamento: se una interruzione nel sistema energetico (meridiani) del corpo provoca questa serie così variegata di conseguenze, significa che agendo sullo stesso sistema potremo risolvere all’origine una grande quantità di problemi. Le interruzioni nel sistema energetico umano hanno un effetto profondo sulla psicologia di una persona; correggere queste interferenze attraverso la percussione di alcuni punti nel corpo corrispondenti ai meridiani energetici, spesso porta a soluzioni
molto rapide. Questo significa libertà da traumi, fobie, abusi, convinzioni limitanti, paura di parlare in pubblico; significa dissolvere l’ansia che porta a prendere pastiglie, fumare, bere troppo alcool o depredare il frigorifero; significa libertà di esprimere se stessi con grazia, fiducia e passione, di rendere la propria permanenza sulla Terra la più lieta e costruttiva possibile. Con  EFT:
- non si assumono farmaci; - è possibile trattare autonomamente un grande numero di problemi; - non servono attrezzature
- non sono richiesti particolari titoli di studio; - a differenza dai metodi tradizionali, non bisogna raccontare la storia della propria vita (e
riviverne i momenti dolorosi) decine di volte; - normalmente non ci si mettono mesi o anni, anzi a volte si ottengono benefici
in pochi minuti; - spesso i risultati ottenuti sono permanenti;
Apprendere EFT non significa diventare felici e liberi grazie ad una bacchetta magica, ma rappresenta un passo deciso verso la possibilità di SCELTA: avere per se l’onore e la responsabilità di decidere e dichiarare la propria Indipendenza dalle Emozioni Negative significa iniziare a divenire Sovrani di se stessi ed accelerare la propria evoluzione. Di strumenti per “cancellare e riscrivere” convizioni limitanti o traumi emotivi,ce ne sono tanti, alcuni recenti, altri antichi di millenni: tra gli altri Tecniche Sciamaniche, Bioenergetica, Rebirthing, Soins Holistiques, Bio-Kinetics, Programmazione Neuro Linguistica (PNL). Ad essi si aggiungono le Meridian Energy Therapies (Terapie basate sull’Energia dei Meridiani), frutto della fusione tra le conoscenze di Oriente ed Occidente, che comprendono Thought Field Therapy (TFT), Be Set Free Fast (BSFF), Tapas Acupressure Technique (TAT) e la più famosa tra esse, Emotional
Freedom Techniques, cioè EFT.
Una precisazione:  “La causa di ogni emozione negativa è un’interruzione nel sistema energetico del corpo”.
La scoperta non dice che una emozione negativa è causata dal ricordo di un’esperienza traumatica passata (anche se esso può contribuire), piuttosto che la vera causa è un’interruzione nel sistema energetico del corpo la quale genera emozione in eccesso. Una grande differenza tra la normale psicologia ed EFT sta nel fatto che quest’ultima non richiede di rivivere dettagliatamente (e dolorosamente) i propri ricordi negativi, poiché essi non sono la causa delle emozioni negative che suscitano. Perciò perché soffrire inutilmente? EFT richiede che si richiami alla mente il proprio problema (e qui un po’ di sofferenza ci può stare), e contemporaneamente si stimolino dei punti lungo i meridiani mentre si è sintonizzati su quello specifico problema.
COME NASCE UN’EMOZIONE NEGATIVA:
Passo 1 Evento Traumatico
 Passo 2 ZZZZZZT – interruzione  nel Sistema energetico
Passo 3 EMOZIONE NEGATIVA
Se il Passo 2 non avviene, il Passo 3 è impossibile.
In altre parole, se l’evento (o il ricordo dell’evento) non causano un’interruzione nel sistema energetico del corpo, l’emozione negativa non può accadere. Ecco perché alcune persone sono disturbate dai propri ricordi ed altre non lo sono. La differenza sta nel fatto che alcuni hanno la tendenza a squilibrare (del tutto inconsciamente) il proprio sistema energetico quando ricevono lo stimolo di un evento o ricordo, ed altri non lo fanno.
Da qui ne consegue  che l’ormai famoso ZZZZZZT è la causa di tutte le emozioni negative. Queste includono paure, fobie, rancori, ansia, depressione, ricordi traumatici, sensi di colpa, e tutte le emozioni limitanti nello sport, negli affari, nelle relazioni e nelle arti. Perciò, se vi è alla radice un’unica causa, significa che per tutte vi è un’unica soluzione, che assume differenti aspetti. Questa idea è una benedizione per i professionisti della salute mentale e fisica, spesso fuorviati da un numero inimmaginabile di possibili spiegazioni ai problemi dei loro pazienti; apprendere che vi è un’unica causa può semplificare grandemente il loro lavoro e permettere risoluzioni più rapide e durature.
Sicuramente tra madre e figlio nel grembo c’è una intima connessione e dialogo “invisibile” .
Se la sua amica ritiene di avere subito davvero un trauma che possa interferire con il sano sviluppo della sua vita,sicuramente EFT potrebbe aiutarla !Infatti, EFT si è rivelata eccezionale nella neutralizzazione di qualsiasi tipo di trauma. In realtà, che si tratti di una violenza, un incidente o un evento di guerra l’origine è la stessa: un’interruzione nel sistema energetico del corpo. Perciò anche la soluzione è la stessa, pur con diversi approcci: EFT. Un trauma, se non viene neutralizzato, può largamente interferire nella vita di una persona, creando un continuo corto circuito che eventualmente darà origine a palpitazioni, mal di testa o di stomaco, sudorazione eccessiva, pianto al solo ricordarlo. Conseguenze di traumi possono essere incubi, disfunzioni sessuali, sovrappeso, rabbia, stress, depressione e tanti altri problemi fisici ed emozionali.

Cordiali saluti
Felice proseguimento di vita !
M°Radha Priya Dasi
Terapista EFT
333-2199350
Risposta di Dr Pilar Coppola , Psichiatra, Psicologo - Pescara Centro
Grazie del suo chiarimento che conferma quanto asserivo: se la madre della Sua amica ha subito un trauma ( indipendentemente che fosse gravida o meno) e non ha consultato uno specialista per rivolvere le conseguenze che esso comporta ( disturbo da stress) avrà avuto un modo di relazionarsi con la Sua amica tale da trasmetterle qualche disagio, ansia, insicurezza, ambivalenza nel suo ruolo di persona affidabile e accudente, o altro, per cui la Sua amica ha vissuto le sue esperienze di vita ( crescita ,scuola, relazioni, ecc) con spensieratezza e serenità. La Sua amica, se vuole risolvere  problemi dei quali discuterà con un professionista e prenderà piu consapevolezza dei suoi condizionamenti, disagi, obiettivi, deve rivolgersi a uno psicotraumatologo, che è una disciplina specifica per elaborare i traumi passati. Le figure professionali con questa formazioni sono: medici o psicologi specialisti in psicoterapia, o psichiatri.
Se mi fa sapere dove vive la Sua amica posso darLe nominativi di specialisti che potrà contattare personalmente.
Cordialmente Dr J P Coppola, Presidente dell'Associazione Italiana di Psicotraumatologia e Psicoterapia Integrata AIPPIonlus, medico, specialista in psicoterapia e psicotraumatologa. WWW.drpilarcoppola.abcsalute.it
Risposta di Costantini Sabrina , Psicologo - Pisa
Cara Maria,
come già detto nella precedente risposta,
c'è sicuramente un trauma subito!
La Mamma della sua amica ha visto uccidere la propria madre, cosa c'è di più terribile? Soprattutto poi, in procinto di diventare mamma! Al feto non è passato solo il nutrimento, ma anche l'angoscia, la paura, la rabbia, il senso di solitudine e di abbandono, il senso di incapacità a fare la mamma, ecc.
Attraverso la placenta sono passati tutti i vissuti emotivi della madre, compreso le sostanze (endorfine, neurotrasmettitori, ormoni, ecc.) secrete in relazione a queste forti emozioni (quali appunto adrenalina, endorfine, tutti gli ormoni attivati dallo stress, ecc.), con una serie di reazioni a catena da parte degli organi, che reagiscono ed influenzano a loro volta altri organi attraverso altre sostanze.
Insomma in questo modo le emozioni vengono vissute anche dal feto e organicizzate. La mente non ricorderà il trauma, ma il corpo ne avrà memoria e l'inconscio avrà strutturato i propri confini in relazione a quanto percepito, ciò fa si che tutte le esperienze successive verranno vissute lungo quel binario inconsapevole, percepito come l'unico possibile.
Rimarco inolre, che il trauma viene perpetuato lungo tutta la vita, perchè la madre si relazionerà alla figlia in base a quanto quel trauma ha inciso su di lei e sulla relazione, con tutta una serie di fantasmi di vita e di morte.
Cosa si può fare? Alcuni consigliano l'ipnosi, per far emergere quanto vissuto. Io preferisco un percorso che sia consapevole e cosciente, magari più lungo, ma che rispetti i tempi della persona e che coinvolga la consapevolezza, perchè produce un risultato più conquistato e con effetti maggiormente duraturi.
Può essere  interessante partecipare ad una costellazione familiare di Hellinger, utile per ridare ad ogni personaggio familiare la giusta collocazione emotiva dentro di noi. Questa tecnica intensiva, produce effetti importanti, che però devono poi essere elaborati col tempo. Bisogna anche essere pronti per fare un'esperienza di costellazione. E' necessario essere pronti a vedere e sentire un carico emotivo importante. Quindi in ogni caso è importante cominciare un lavoro psicoterapeutico, improntato a tutti gli aspetti coinvolti.
Quello che può fare lei Maria, è chiedersi come mai si occupa degli altri. Perchè ha formulato una domanda che non la riguarda, ma riguarda un'altra persona? A cosa le serve? Come la fa sentire? Perchè anche lei si è fatta "toccare" da questo trauma? In che modo è successo?
 
Un Saluto
Sabrina Costantini