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Gent.ma Ale, io prima di chiedermi se potrebbe essere o meno possibile e se e quanto sia deontologicamente e umanamente corretto, approfondirei la natura di questo desiderio e cosa possa significare per lei in questo momento di conclusione del suo percorso di terapia. Non credo si tratti di un 'sentimento comune per chi giunge al termine di una terapia', piuttosto è IL sentimento che riguarda lei ora e, in quanto tale, ha certamente un significato legato a lei, alla sua storia, al rapporto con la sua terapeuta, e tanto altro. Credo poi, in generale, che il discorso non si possa generalizzare, ma si tratta di guardare al singolo caso e alle relazioni. Personalmente non mi è mai successo di coltivare un'amicizia con un mio ex paziente, dopo la conclusione della terapia. Il codice deontologico prevede che il terapeuta non abbia dei rapporti che vanno oltre quelli terapeutici con alcun paziente, quando questo è in trattamento; non regola certo la vita affettiva o le scelte del terapeuta al di fuori della sua professione con chi paziente non è (o non lo è con quel terapeuta..). Credo si tratti di aspetti molto personali, che non riguardano più il rapporto terapeutico. Ritengo possa esserle solo utile il confronto diretto con la sua terapeuta, volto anche a verificare se questa affinità e desiderio di amicizia sia reciproco. E in bocca al lupo per la meta ormai quasi raggiunta! Dr.ssa Francesca Consonni (Seregno -MB)
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Gentile utente,
mi colpisce molto la sua domanda: non solo perché riguarda un rapporto con una psicologa. Solitamente i rapporti amicali sorgono in maniera spontanea e, molte volte, inaspettata: è raro, direi anche particolare l'idea che ci si prepari a "portare avanti una bella amicizia" quando ancora non si è neanche amici.
Potrebbe essere che, al termine di un percorso terapeutico, ci si ritrovi in un rapporto diverso dal precedente: ma potrebbe anche non essere. Più che "prepararsi" ad intraprendere una bella amicizia con la sua non ancora ex terapeuta credo che sarebbe utile per lei aspettare di vedere cosa succede, a fine percorso, e, per ora le consiglierei di parlare di questo suo desiderio con la sua attuale psicologa, anche per sondare se, eventualmente, alla base di questo desiderio, non si nasconda il timore di separarsi e di terminare un cammino intenso e coinvolgente, qual è quello psicoterapeutico.
Buon lavoro.
Dr.ssa Giorgia Aloisio | psicologa psicoterapeuta | Roma | www.giorgiaaloisio.it |
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Cara Alessandra proprio stasera una mia paziente, dopo la ripresa dei colloqui a seguito interruzione festività, mi ha detto che ha patito la sospensione del nostro rapporto... questo per dirle che il momento del distacco dalla propria psicoterapeuta con cui si è costruttivamente e più o meno serenamnete dipanato un cammino di cura è un momento difficile e doloroso. Certo che il desiderio di accorciare le distanze con una persona che ti sta accanto da cinque anni e collabora alla costruzione del tuo benessere può sembrare naturale, ma in realtà non lo è in quanto il rapporto non è nato in modo spontaneo ma per una allenza terapeutica. Pertanto è probabile che lei cerchi di difendersi dalla sofferenza della separazione fantasticando un'amicizia...Come sa già spetta a lei, in sinergia con la sua terapeuta, elaborare questa fase finale del percorso dove la sua immaginazione potrà essere espressa con autentico sentire per poi continuare il cammino della sua vita magari costruendo nuove amicizie grazie a ciò che ha seminato in quella stanza tanto intima e speciale.
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Gent.ma Alessandra, a quanto detto dalle colleghe, con le quali peraltro concordo pienamente, aggiungerei un altro aspetto. Potrebbe essere che nel corso della vita si trovi nella necessità di riprendere il percorso intrapreso per completarlo o per approfondire aspetti che in questo momento non sono ancora presenti. A me è successo che dei pazienti ritornassero a distanza di anni dalla conclusione del percorso effettuato. A questo punto diventerebbe difficile ritornare ai ruoli precedenti di paziente e terapeuta e ciò la metterebbe nella condizione di dover rivolgersi ad un professionista nuovo. Auguri per il suo percorso, Patrizia Molinari
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