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Non riesco a smettere di mangiare. (Psicologo)
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Mi voglio rivolgere agli psicologi perché per me è diventata una vera e propria dipendenza "da cibo". Ho 19 anni, abito insieme ai miei genitori, al mio compagno e a mia figlia di 7 mesi. Sono in cerca di un lavoro. La mia dipendenza diventa ogni volta più sradichevole e ho tanta paura di non riuscire a smettere e di diventare obesa, anche perché molto non mi manca. Quando sono rimasta incinta pesavo 64 kg e adesso peso 84. Non so proprio cosa fare, mi sveglio ogni mattina e mi dico che "oggi inizierò una dieta", ma più passano le ore del giorno e mi viene ancora più fame, così mangio qualsiasi cosa io trovo. a qualsiasi ora, anche perché gli altri stanno al lavoro e io mi ritrovo da sola con mia figlia. Non so che fare e a chi rivolgermi. Grazie a tutti comunque.
Domanda pubblicata da Antonela il 13/12/2011
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Risposte
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Gent.ma Antonela, l'alimentazione e il nutrirsi non rappresentanto soltanto un bisogno fisico giornaliero, ma comprendono, come hai già intuito, degli aspetti emozionali e simbolici che riguardano noi stessi, come stiamo, come ci vediamo, e tanto altro. Spesso il cibo può diventare, proprio come dici tu, una dipendenza, un 'problema'. E' fondamentale prima di iniziare una dieta o contestualmente ad essa, comprendere quali sono i meccanismi che tu agisci nei confronti del cibo, come mai ti stia succedendo proprio in questo momento della tua vita..altrimenti qualsiasi tentativo potrebbe portarti ad un insuccesso, frustrazione, e rafforzare la dipendenza. Puoi rivolgerti all'Asl della tua città per chiedere informazioni: esistono proprio degli ambulatori che si occupano dei disturbi del comportamento alimentare, dove potrai essere seguita sia da un dietologo che da uno speciliasta psicologo o psicoterapeuta. Oppure puoi contattare un professionista privato per chiedere informazioni e aiuto. Il primo passo l'hai già fatto! Essere consapevoli di ciò che sta succedendo è un punto di partenza importante e non per forza scontato, credimi! Ti faccio tantissimi auguri. Dr.ssa Francesca Consonni (Seregno, MB) info@fconsonni.it
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Cara A. , mi sembra dalle tue parole di riconoscere una significativa preoccupazione. Avere timore ed avere paura, ti sta permettendo comunque di prendere consapevolezza di questo tuo disagio. Legando questa tua abitudine al tuo momento attuale di vita ed alle tue emozioni è un passo importante per cercare di capirne di più di questo tuo momento. Ti consiglio di rivolgerti direttamente ad uno psicologo, questo affinchè tu possa vedere ancora più da vicino questo tuo momento. Un caro saluto
Dott. Edoardo Guerrieri - Psicologo - Riceve ad Empoli ed a Lucca mail: edoardoguerrieri@alice.it
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Cara Antonella, comprendo la sua angoscia. Si fermi per un attimo e riflettiamo insieme. Lei ha solo 19 anni e nonostante questo ha già una figlia di sette mesi, vive con i genitori ed il compagno, non ha un lavoro, bhe direi che anche a me viene una fame vorace! Voglio dire che sicuramente a 19 anni forse si desiderano fare molte cose, essere libera di amare, di investire nel proprio futuro, viaggiare, vivere per conto proprio, ecc. Non che un figlio non sia un'esperienza meravigliosa, ma forse avere già un figlio a 19 anni può essere un'esperienza precoce, tanto bella quanto talvolta pesante. C'è poi da dire che lei ha partorito da poco, quindi ha da riprendere il suo corpo nelle proprie mani, che fino ad un annetto dal parto non riprende la funzionalità e la responsività precedente, deve elaborare il parto, deve imparare a relazionarsi come genitore, a vivere tutte le ansie e le difficoltà emotive e concrete che questo comporta. Deve impare a relazionarsi col suo bambino con tutte le privazioni che questo comporta, le gioie ma anche le preoccupazioni, le sofferenze. Abitare poi coi suoi genitori, deve essere da una parte rassicurante, dall'altra forse non permette di fare come si vuole, di buttarsi e anche di sbagliare liberamente, importante per crescere la sicurezza in sè. Infine, con un bimbo piccolo è anche difficile riprogrammarsi la vita, dal punto di vista dello studio e/o del lavoro, ci sono mille difficoltà concrete ma anche impedimenti emotivi, non di meno il sentirsi in colpa per il fatto di lasciarlo troppo presto. Bhe, capisco bene che ritrovarsi a casa con tutto questo è assai difficile, un bel carico. Ne parli anche a casa, condivisa queste sue sensazioni, si confronti anche con altre mamme, si prenda del tempo solo per sè, faccia cose che le piaccioni, anche piccole e semplici, questo l'aiuterà a sfamare la sua fame emotiva e a ridurre un pò d'angoscia. Se poi sente che questo non è sufficiente per alleviare il suo appetito emotivo e concreto, può rivolgersi ad un professionista, fare qualche consulenza per andare a vedere meglio dove si colloca l'origine di questo disagio. Credo comunque che deve darsi tempo, è una fase delicata che ha scombinato tutti i suoi equilibri e ora c'è bisogno di tempo per ripristinarli. Non si scoraggi, i chili in più si eliminano, l'importante che non si faccia prendere dalla paura di innescare un domino irreparabile, non è così. In bocca al lupo
Sabrina Costantini Psicologa Psicoterapeuta mail: sabrina.costantini1@tin.it blog: sabrinacostantinipsicologia.over-blog.it
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Salve, bisognerebbe capire da dove nasce questa continua ricerca del cibo e se le volte in cui si trova a mangiare da sola in casa fa delle abbuffate, ovvero ingerisce una quantità di cibo elevato seguita da una sensazione di perdita di controllo che la porta a non riuscire a smettere di mangiare. Provi a consultare uno psicologo specialista nei disturbi alimentari, vedrà che saprà aiutarla. Un abbraccio Dott.ssa Eleonora Cocchini Psicologa Riceve a Firenze e Montelupo Fiorentino eleonoracocchini@tiscali.it
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Gentile utente,
grazie per aver voluto condividere con noi la sua personale situazione.
Sono d'accordo con lei, la situazione è degna di nota ed è un bene che lei si sia allertata: la condizione va compresa, per essere tenuta sotto controllo. Senza dubbio una buona psicoterapia le sarebbe di grande giovamento, ma ancor più una psicoterapia accompagnata e supportata da una equipe di specialisti, anche di ambito medico (nutrizionisti, internisti, ...), che possano insieme monitorarla dal punto di vista psicologico e fisico. Vista la sua giovanissima età, le prospettive di un miglioramento (nel breve, medio e lungo termine) sono decisamente favorevoli. Si informi se dove vive esiste un centro che tratti i disturbi del comportamento alimentare, o in caso chieda al suo medico di base. Non si scoraggi: la strada può essere ripida, specie all'inizio, ma può senza dubbio riceverne un beneficio. Agisca per il suo bene, ma anche per il bene di chi le sta attorno: non ultima, la sua bambina.
Buona vita.
Dott.ssa Giorgia Aloisio
psicologa - psicoterapeuta
Roma
www.giorgiaaloisio.it
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Buongiorno,
penso che lei abbia già fatto il primo passo verso la consapevolezza, rendendosi conto del suo movimento. Probabilmente aprirsi ad uno spazio di pensiero in cui poter riflettere del periodo complesso che sta vivendo potrebbe esserle d'aiuto per non agire in modo compulsivo. E' da poco tempo che è mamma, questo è un grande cambiamento, positivo ma anche molto complesso. Provi a rivolgersi ad un professionista e si prenda cura di parti di sè che richiedono ascolto.
Cordialmente.
Dott.ssa Noemi Dominici
www.noemidominici.it
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Carissima,
dici "non so che fare e a chi rivolgermi": aver condiviso qui il tuo disagio è un primo passo importante. Potresti rivolgerti ad uno psicologo della tua zona che ti aiuti a comprendere la "dipendenza da cibo" a cui accenni, dando voce a come ti senti e ai cambiamenti recenti che immagino siano avvenuti nella tua vita ("figlia di 7 mesi" "in cerca di un lavoro" "gli altri stanno al lavoro e io mi ritrovo da sola con mia figlia"). Potrebbe essere utile essere seguita anche da un nutrizionista per l'alimentazione. Un saluto. Dott.ssa Annalisa De Filippo Psicologa www.centropianetapsicologia.com
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Cara mamma,
percepisco il suo disagio e il suo malessere, in questi utlimi mesi lei ha vissuti molti cambiamenti tra cui il primo è quello di essere diventata madre, sta vivendo il periodo post-partum e come lei ben sa spesso è costeggiato da depressione post-partum.. inoltre la sua dipendenza abitativa ed economica non l'aiutano. Il rapporto che lei ha con il cibo ben rappresenta il rapporto che lei ha con l'esterno. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo che la possa aiutare a superare questo momento, affrontare i cambiamenti recenti ed ad attivare le sue risorse.
un cordiale saluto
Dr.ssa Stefania Bianchi
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