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Buongiorno, sono una donna di 33 anni e sono due anni che vivo una situazione personale di forte stress. In particolar modo in quest’ultimo anno ho dovuto affrontare lo shock della malattia di mio padre (cancro), problemi vari di salute di mia madre (sono inoltre figlia unica) ed infine un aborto avvenuto a fine 2010. Da tutti questi eventi ero convinta di aver reagito bene (anche se sono una persona ansiosa per natura ho sempre mantenuto inalterato il mio livello di ansia per tutti questi mesi) anche se dopo l’aborto (e forse per sfuggire a tutte le altre problematiche della mia famiglia) mi sono concentrata sulla necessità di avere un figlio e per mesi ho coltivato questo desiderio fino a farlo diventare quasi una ossessione (nel senso che tutti i mesi era un continuo ricercare il giorno più fertile e un continuo e persistente pensare a cosa avrei potuto fare per aumentare le possibilità). Questa mia ricerca mi ha portato per un certo periodo ad allontanarmi da amici che erano riusciti a diventare genitori ed al contempo a colpevolizzare il mio compagno in quanto per un problema di varicocele ha qualche problemino nella qualità dello sperma. A giugno del 2011 per una discussione con miei amici ho per la prima volta difficoltà a dormire di notte che risolvo dopo tre giorni (e dopo aver consultato il medico di base) con qualche goccia di Lexotan per una decina di giorni. Il mio sonno ritorna pertanto rapidamente normale. A Luglio 2011 scopro di essere incinta e questo oltre ad una immensa felicità mi porta ad uno stato di ansia più elevato a causa del precedente aborto. Una settimana dopo la scoperta una sera prima di addormentarmi mi sorge in testa il pensiero “ e se stasera non dormo?” . Questo pensiero scatena in me un vero e proprio attacco d’ansia con vampate di calore e sudorazione che mi portano a restare sveglia tutta la notte. Il giorno dopo sono presa da una forte ansia anche accompagnata da tremori decido di farmi mettere in malattia per qualche giorno. I problemi però si presentano non appena tento di tornare a lavorare. A fine agosto purtroppo subisco un raschiamento per aborto interno e nonostante il dolore che in me c’è qualcosa da curare. Ora sono circa un mese che sono in cura da una psicoterapeuta che pratica l’ipnosi e le cose sono lievemente migliorate anche se ho ancora qualche sera difficoltà ad addormentarmi e risvegli frequenti notturni (prima di tutto questo dormivo anche 9 ore di fila) oltre a paure immotivate ed infondate di avere attacchi di ansia durante la notte causati probabilmente dal forte stress a cui sono stata sottoposta. Sono tuttavia intenzionata a non rivolgermi ad uno psichiatra (come suggeritomi dal medico di base) in quanto ho paura di prendere medicinali per due motivi: per paura di essere dipendente e in secondo luogo perché con l’assunzione di psicofarmaci è sconsigliato tentare una gravidanza. Attualmente sto prendendo solo cure omeopatiche come Valeriana ed Escolzia. Sono intenzionata a risolvere in primis il mio problema d’insonnia ed in secondo luogo a cambiare il mio schema mentale di ansia in uno schema più positivo che mi consentirà in futuro di affrontare una nuova gravidanza in modo molto più sereno e rilassato. Secondo il vostro parere la psicoterapia che sto seguendo è sufficiente o dovrei rivolgermi a qualche altro specialista? Vi ringrazio in anticipo per la cortese risposta. Cordiali saluti
Domanda pubblicata da Paola il 13/10/2011
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Risposte
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Buongiorno Paola, mi sorge una domanda: se lei ha già scelto il suo terapeuta come mai si rivolge a noi domandando lumi? Ho come la sensazione che lei stia agendo la sua ansia e onestamente non mi va di colludere, in parole povere, mi sembra che lei stia facendo il suo gioco (mi perdoni non voglio farla sentire giudicata) e secondo me è terapeutico che in questo momento io non le risponda, non la assecondi. Si fermi un attimo a riflettere, qual'è il fine di questa sua "consultazione" online? Mi faccio la fantasia che lei non si affidi del tutto alo suo terapeuta, se fosse vero la invito a confrontarsi con lui e, se non fa per lei, a cercarne un altro, ma ascoltandosi con autenticità. Rispetto e comprendo il suo dolore e la sua difficoltà mi creda, sono convinto di darle una risposta dura che credo però corretta nei suoi confronti. In bocca al lupo, Paolo
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Buon giorno Paola, comprendo bene che lei soffra d'ansia! Mi sembra che la sua situazione sia veramente ansiogena! Il cancro di suo padre, le varie malattie di sua madre, il fatto di essere figlia unica, quindi di sentirsi tutto il carico e di sentirsi sola di fronte a ciò, determina un bel peso. Le due gravidanze andate male poi, sono un ulteriore elemento di stress e di dolore. Sicruamente per lei è un periodo molto molto duro. Non di meno, probabilmente l'ansia, come del resto ci dice, arriva a monte, rappresenta una sua specifica modalità di rispondere alle cose che le capitano. Probabilmente c'è molta paura in lei e c'è da sempre, la sensazione di essere piccola e indifesa di fronte al mondo, ecco il tremore nell'affrontare qualunque cosa! Lo stesso desiderio di avere un figlio sembra accelerato e vissuto con ansia, proprio come fuga dalla reltà delle cose, da questa sua triste situazione familiare. Ma più fugge e più le conseguenze del suo sentire si faranno vive sul corpo: l'insonnia, gli attacchi di panico, l'ansia, gli aborti. Probabilmente è arrivato il momento di fermarsi a riflettere, deve comprendere il significato di quanto le sta capitando e del suo vissuto corrispettivo, è l'unico modo per prendersi per mano e andare poi a costruire qualcosa, compreso il progetto di un figlio. Forse però deve prima risolvere il suo ruolo di figlia, di figlia che si sente ribaltare i ruoli e di doversi occupare dei propri genitori. Lei tende a non fermarsi mai, neanche col suo terapeuta, non abbastanza per vederne i benefici, subito chiede consulto per vedere se deve fare altro. Lei deve fermarsi e ascoltarsi. Si fermi e rivolga a sè questa domanda. Lei sente che questa relazione terapeutica è buona? Sente che questo percorso è positivo? Quali sono le paure, nel fare un lavoro terapeutico su sè? Non è detto che le risposte siano semplici e immediate, ma così facendo apre un dialogo con sè stessa, con la parte emotiva, con la sua bambina interna. Vedrà che col tempo ci sarà spazio anche per tutto il resto! Impari a stare e ad avere fiducia Paola e condivida questi dubbi col suo terapeuta. Qualunque siano le risposte, sarà comunque positivo condividere! Non è sola, ma può riflettere con chi l'aiuta in questo percorso.
Sabrina Costantini sabrina.costantini1@tin.it sabrinacostantinipsicologia.over-blog.it
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Cara Signora, lei descrivi dei traumi psicologici che rispondono bene ad interventi psicoterapeutici, come l'ipnosi che Lei ha sperimentato, e come l'EMDR, una modalità terapeutica spcecifica per il disturbi da stres traumatico. Lo psichiatra puo anche essere specialista in queste discipline e quindi non prescriverLe farmaci perche conosce lo strumento psicoterapeutico. Se preferisce consultare gli esperti, gli consiglio di rivolgersi all'Associazione di EMDRItalia, che potranno fornirle nominativi di medici specialisti in queste discipline vicini alla Sua zona. Molti auguri Dr J P Coppola
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