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Come sconfiggere la timidezza? ho 33 anni

da 18 anni ho saputo che sono timido, però speravo sempre che si risolve da se questo problema, e ora che ho 35 anni, ancora non ho potuto migliorarmi, non ho potuto avere una ragazza ,ma normale come gli altri,avevo rapporti qualche volta con le donne più vecchie di me.
provo di essere bravo, cosi esagerato che divento noioso per gli altri.
come si può indovinare mi considerano solo le ragazze, che non mi interessano, però se succede che una volta per caso mi trovo interessante per una ragazza, non so come devo esprimere il fatto che mi interessa, no come un'amica ma come una ragazza, o una fidanzata, rimango sempre bravo, e fra un pò anche lei che non capisce cosa voglio io, non sa come deve comportare con me.
vi chiedo scusa per la mia lingua difettosa,
nel mio paese sono andato da 4 psichiatra, mi davano le medicine, qualche volta mi sentivo meglio (più allegro, no meno timido), però in tanto ancora non mi sono potuto cambiare, io da un anno che studio qui in Italia, è vero che essere straniero non mi aiuta a superare questo problema, ma gli italiani sono molto gentile con me, per qui direi che ho situazioni quasi uguale col mio paese.
ora veramente difficile convincermi, che posso vivere diverso, posso ridere, parlare ad'alta voce, essere sicuro di me stesso, correre, ballare, però con minima speranza cerco ad aiutarmi,
sarà un vero piacere se ricevo qualsiasi risposta.
Ringraziando per l'attenzione,
porgo distinti saluti.

Domanda pubblicata da: kamyar il 30/11/2009

Risposte
Risposta di:

Dibenedetto Marco
Psicologo, Psicoterapeuta

torino

  1 Spiegazione
30/11/2009 17.47.50

caro Kamyar,

essere eccessicamente timidi può effettivamente essere un problema, soprattutto se si cerca di essere diversi da quello che si è. Cos'è poi la timidezza, se non un non accettarsi e volersi comportare a seconda dell'immagine superegoica interna  che ci siamo creati?

il cambiamento non deve essere solo voluto, ma anche cercato e ottenuto con strumenti idonei a creare una valida e veritiera stima di SE'. Come farlo? non sicuramente con i farmaci, ma con una buona psicoterapia che ci faccia conoscere i nostri bisogni e desideri più reconditi e per questo più autentici.

un saluto

dott. Dibenedetto Marco

Risposta di:

Dr Pilar Coppola
Psichiatra, Psicologo

Pescara Centro

  60 Spiegazione
01/12/2009 0.31.34

Caro giovanotto, la timidezza è una caratteristica della persona che riguarda molte sfere psicologiche senza però essere considerata malattia: la paura del giudizio degli altri, la paura di essere inadeguato o incapace, il timore di deludere gli altri o di essere rifiutato, come altri aspetti relazionali per cui esprimere le proprie emozioni crea disagio perche ci neghiamo il diritto di sbagliare o di essere sensibile perche confondiamo questa capacità percettiva degli timoli con debolezza di carattere. Non essendo malattia, non va curata ma gestita con serenità, concedendosi di riconoscere ed accettare le emozioni che sembrano spesso esplodere in maniera incontrollabile perche ci si sente troppo piccoli per poterli gestire. Qualche buon libro può aiutarLa, se non basta puo fare un breve percorso psicoterapeutico per imparare e liberarsi di errati convincimenti ed affrontare la vita con piu entusiasmo e meno condizionamenti. Le faccio molti auguri

Dr J P Coppola

Pescara

Risposta di:

Dr. Matteo Pacini
Psichiatra

Roma

  39 Spiegazione
01/12/2009 9.56.17

La timidezza patologica è un problema ben conosciuto, può essere temperamentale o iniziare ad un certo punto e coprire un periodo più o meno lungo. In genere inizia e si aggrava in età giovane. E' curabile, a seconda del periodo trascorso e del tipo di inibizioni già "strutturate" la risposta è più lenta. Elementi prognostici positivi sono comunque l'intenzione sempre viva di non accettare questi limiti, mentre un ostacolo iniziale è la comprensibile diffidenza verso una realtà diversa, che è desiderabile ma non sembra possibile, o comuqnue sembra possibile solo con sforzo e estremo imbarazzo, e quindi non realistica.

Le terapie mirano invece a modificare la sensibilità del cervello al cofnronto con gli altri, rendendo così deboli quei pensieri di dubbio che altrimenti vengono fuori e dominano la scena. Il "cosa dico", e "cosa faccio" sono pensieri parassiti che riempiono un vuoto dato dall'inibizione comportamentale, altrimenti l'iniziativa verrebbe prima e non li renderebbe necessari. In linea generale il cosa dire  e il cosa fare sono abbastanza automatici e frutto dell'esperienza personale, ma non sono motivi di paura, quindi l'obiettivo è recuperare la naturalezza nell'espressione delle proprie emozioni e inclinazioni.

Esistono cure farmacologiche che associate a quelle di tipo psicologico, cioè interattivo, producono i risultati migliori. Naturalmente possono esistere altri aspetti che influiscono sulla diagnosi e sulle scelte di cura, che magari le sono meno evidenti ma sono altrettanto importanti.

Saluti