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Come spiegare a mio figlio che non è corretto dire parolacce? (Psicologo)
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Salve a tutti, sono padre di un bimbo di 4 anni un po' vivace. Nonostante in famiglia non si dicano parolacce, da quando ha iniziato a frequentare l'asilo, mi figlio ne pronuncia una praticamente ogni volta che parla. Lo fa ridendo e mi sembra che lo faccia come se volesse sfidare me e mia moglie che, peraltro, siamo molto attenti all'educazione dei nostri figli. Noi proviamo a non dare peso, ma non funziona. Proviamo a spiegargli che non sta bene, ma neanche questo funziona. Insomma, vorremmo un suggerimento su come affrontare questo piccolo ostacolo che incontriamo nell'educazione di nostro figlio.
Grazie
Domanda pubblicata da Autore anonimo il 14/11/2009
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Risposte
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Cara Signora, intanto fa bene a non prestare attenzione nel momento in cui il bimbo dice una parolaccia (è probabile che le senta dire a scuola e che le ripeta per imitazione), altrimenti si rafforza la tendenza di suo figlio ad utilizzare queste espressioni per attirare l'attenzione su di sè. Bisogna, invece cercare di mortificare le parolacce, nel senso originario di questa parola, cioè privarle della linfa da cui derivano vitalità. Come? Con queste semplici regole.1. Non dare ricompense. Secondo una regola che gli psicologi chiamano estinguere le ricompense, bisogna cercare di dare alle parolacce meno peso possibile, nel senso di evitare di farne l’occasione per concentrare la nostra attenzione sul bambino. Se diamo troppa importanza a queste parole, non facciamo che rafforzarne il potere. E il piccolo non la smetterà più di ripeterle a ogni occasione.2. Parlare delle nostre emozioni. Non dare peso alle parolacce non significa far finta di nulla. È importante che il piccolo impari come certe espressioni offendono e fanno soffrire. Scegliamo un momento in cui siamo soli con lui e parliamogli con calma dei nostri sentimenti. Di fronte all’espressione di un sentimento, è difficile che un bambino rimanga indifferente. Alla fine, rassicuriamolo del nostro amore: non è lui che non ci piace, ma le sue parole, e queste si possono cambiare.3. Non esprimere giudizi su di lui, ma solo su quello che ha detto. Quando lo riprendiamo, cerchiamo di non esprimere un giudizio sul bambino, ma solo una disapprovazione del fatto in sé. Non è lui l’oggetto dell’irritazione, ma il suo comportamento.
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4. Aiutarlo a esprimere i suoi sentimenti. Facciamogli capire che abbiamo notato il sentimento che lo ha portato a dire una parola sconveniente. Dando peso ai suoi sentimenti, gli mostreremo fiducia e rispetto e incoraggeremo in lui lo stesso atteggiamento nei nostri confronti. 5. Spiegare il significato della parola e l’effetto che fa. Quando capita l’occasione, spieghiamogli con dolcezza il significato della parolaccia («Stronzo è una parola che vuol dire cacca. Ti piacerebbe se qualcuno lo dicesse a te?»).6. Insegnare a chiedere scusa. Se la parolaccia è stata detta con l’intenzione di offendere, o comunque la persona cui era indirizzata si è risentita, invitiamo il bambino a chiedere scusa. 7. Non insistere. Insistere mille volte sullo stesso tasto, credendo che la ripetizione renda le nostre parole più efficaci, non funziona. È sufficiente spiegare il nostro punto di vista una volta o due, e poi lasciare al piccolo il tempo di cambiare il suo atteggiamento P.S. Scusi non avevo letto benen che era un papà!! Cordiali Saluti Dott.ssa Cirrincione
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Caro genitore, spesso può capitare che i figli, nel momento in cui cominciano l'asilo, si ritrovino, venendo in contatto con altri compagni, a a sentire per la prima volta le "parolacce". A quel punto, in una famiglia in cui l'educazione è importante, il proprio figlio che dice le parolacce, giustamente può un attimino lasciare basiti. Il figlio, vedendo un'espressione stupita, seguita spesso da un "non lo dire più", può iniziare a pensare che questo possa essere un modo utile per attirare l'attenzione dei propri genitori. Ecco che a questo punto, la parolaccia, detta inizialmente in maniera innocente, si trasforma in qualcosa utilizzata per ottenere le attenzioni al bisogno. E' a quel punto, che spesso i genitori si ritrovano in una situazione in cui qualsiasi cosa fanno, rafforzano il comportamento. Per interrompere questo circolo vizioso, un'utile strategia potrebbe essere quella di parlare sinceramente con il proprio figlio e parlandogli sinceramente, dirgli:"Piccolo mio, sappi che mamma e papà soffrono tanto quando dici le parolacce. A noi dispiace veramente tanto sentirtele dire, ma sappi che anche se continuerai a dirle, noi ti vorremo bene in ogni caso". In questo modo, si toglie il "potere manipolativo" della parolaccia. Cordialmente, Dr. Davide Algeri Psicologo http://www.davidealgeri.com
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buongiorno, concordo pienamente con quanto detto dai miei colleghi in precedenza, E' del tutto normale che in età così piccola i bambini imparino parolacce e le ripetano, più con l'intenzione di attirare l'attenzione che con un vero e proprio intento offensivo. Mi sembra però importante far capire, al di là del vostro oggettivo dispiacere, anche la potenziale "gravità" della parolaccia, in modo che il bambino comprenda il potenziale offensivo di alcune espressioni. Vietare la parolaccia in quanto tale, motivando il tutto come "non si deve fare", è poco utile, mentre è molto più proficuo, come diceva un collega precedentemente, spiegare il significato della parola e sollecitare il bambino a immedesimarsi in chi riceve l'insulto (o in chi sente la parolaccia, se è stata pronunciata senza la volontà di offendere). Facendo così inoltre si stimola anche l'empatia, la capacità del bambino di mettersi nei panni dell'altro, e di capirne il dolore e il dispiacere in determinate situazioni. Cordiali Saluti Dott.ssa Chiara Facchetti
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La collega maria concetta cirrincione è stata decisamente esaustiva nel rispondere al suo quesito, e sottoscrivo pienamente quanto da lei affermato. Cordialmente L.Z.
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Caro Papà, i bambini sono come delle spugne. In particolare, nella prima infanzia, assorbono tutte le parole nuove che gli vengono proposte dall'ambiente con una velocità veramente notevole. Spesso però, tra queste parole, vi sono anche le parolacce. I bambini comprendono presto che tali parole suscitano delle reazioni negli altri, permettendogli di attirare l'attenzione su di sè da parte dei coetanei e di sfidare l'adulto. E' quindi opportuno reagire nel modo giusto alle parolacce del bambino, perchè ridere, arrabbiarsi o innervosirsi, fa aumentare l'attrazione e la curiosità verso le "parole proibite". Cosa fare quindi? Innanzitutto, evitare di utilizzare parolacce di fronte ai bambini. Se le usiamo noi adulti, come possiamo poi far capire ai bambini che non le devono usare? Con calma bisogna dire al bambino che è una cosa da non fare. Inoltre, siccome spesso i bambini ripetono le parolacce solo per il gusto di farlo, senza conoscerne il reale significato, gli si può chiedere tranquillamente cosa vogliono dire quelle parole, esortando a non ripetere parole di cui non conosce il significato. Infine, è importante stimolare la sensibilità: le parolacce offendono gli altri e feriscono i loro sentimenti. Un saluto, Dott.ssa Irene Onnis
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Gentile genitore, dopo 9 mesi di vita intrauterina e dopo i primi anni di vita trascorsi nel caldo abbraccio di mamma e di papà, è proprio intorno a questa età che il bambino inizia a separarsi dai genitori ed a sperimentare 'il mondo esterno'. Il mondo dell'asilo, pure se una realtà protetta, è sempre qualcosa di 'altro' rispetto alla realtà familiare. Tale prima separazione è un piccolo trauma per tutti voi, per il bambino e per i genitori. Varie sono le possibili cause dell'uso, da parte del piccolo, di un gergo mai utilizzato in casa: potrebbe voler attirare la vostra attenzione su di sé, in questa sua esplorazione del mondo, spaventato dal distacco e dalle tante novità, e cercare di sentirvi vicini. In questo mondo esterno, d'altronde, vede regole diverse da quelle che ha sempre avuto in casa, e l'uso della parolaccia potrebbe avere un significato trasgressivo, per lui, almeno temporaneamente, per la prima volta sperimenta di camminare sulle proprie gambe, ed in maniera un pò onnipotente, può addirittura parlare una lingua 'diversa' da quella che voi genitori gli avete insegnato. E' bene che il bambino sperimenti queste novità, e che voi sappiate con dolcezza smorzarle nel momento in cui queste trasgressioni (secondo il vostro punto di vista) superano un certo limite. Il fenomeno del gergo volgare può essere paragonato, ad esempio, alla fase in cui il piccolo sperimenta che può 'gettare a terra' un oggetto, e che questo oggetto non si rompe. Il genitore lo rimprovera per l'atto, ma lui torna a ripeterlo, e si mostra divertito di fronte al continuo rimprovero. Da parte vostra non mi preoccuperei, ma cercherei di pensare che il piccolo è alle prese con una fase delicata della sua esperienza di essere umano ed in una nuova relazione con voi genitori. Separandosi da voi, sta cercando un nuovo modo di incontrarvi. Dott.ssa G. Aloisio Psicologa, Roma www.giorgiaaloisio.it
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Buongiorno, sottoscrivo pienamente quanto scritto dai colleghi, in particolar modo il piccolo decalogo della D.ssa Cirrincione. Mi permetto di stressare un punto: cercate nei limiti della vostra umanità e della difficoltà del mestiere di genitore, di andare sempre sull'azione e non esprimere mai giudizi sell'essere (es: sei cattivo). E' una fase che per il momento non definirei preoccupante, ognuno di noi cerca un modo per stare con gli sltri e l'asilo e il primo luogo di socializzazione con altri individui. Provate anche a parlarne con le maestre dell'asilo e chiedete loro che strategie usano nel caso in cui siano presenti, o eventualemente concordatene una insieme a loro per mandare uno stesso messaggio a casa e non, buona giornata e in bocca al lupo Paolo Molino www.paolomolino.com
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Gentile lettore, è bello sentire un genitore, un papa sopratutto che segue con attenzione la crescita dei figli e la loro educazione. Vedo che Ha ricevuto molte risposte, questo dimostra quanto sia frequente la situazione in cui si trova. Sono d'accordo tu tutto quanto detto dai colleghi, anche se c'è una motivazione e una sfida nel voler confermare la propria autonomia di parola, è importante che il bambino si renda conto che ancora l'autonomia di pensiero non ce l'ha, ne potrà averla se imita gli altri- Poichè le parolacce non fanno parte del repertorio usato in casa, si puo aggiungere alle brevi e continue spiegazioni varie, che se a lui stà bene usare un linguaggio scurrile, a volte offensivo, per i motivi che lui addurrà,che deve spiegare per dimostrare che sa quello che dice e il perche lo dice, potrebbe imparare a scegliere di continuare con chi usa quel linguaggio con lui, ma non con chi con lui è gentile e garbato. Troppe spiegazioni a questa età possono essere inutili se non sono stimolanti per il bambino che deve imparare a chiedersi : perchè faccio questo?, cosa voglio ottenere? è il modo migliore per ottenerlo? che altre alternative ho? . Purtroppo i bambini imparano fuori di casa parole nuove, che vengono usate nel gruppo di inserimento o da grandi , ammirati anche se per valori negativi, basta guardare la tv, i comici... Buona fortuna e...pazienza Cordialmente J P Coppola
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Caro papà, intanto fa piacere sentire anche qualche "papà" chiedere informazioni circa i figli, perchè ricorda che i tempi sono cambiati, che i padri sono enormemente cresciuti e presenti nella vita dei propri bambini. Già questo, rende l'infanzia e la crescita di suo figlio più stabile. Rispetto a quanto chiede, credo che il problema prospettato sia divisibile in due aspetti, uno riguarda la parolaccia stessa, che voi non desiderate che lui dica e l'altro riguarda ciò che la parolaccia reca con sè. Come ha giustamente intuito, quando suo figlio pronuncia le parolacce, si innesca una vera e propria sfida nei vostri confronti. Quindi, ha già capito che a voi non piacciono e non ne deve dirle, ma sta testando la vostra autorità e la vostra forza. Sta verificando i confini, cioè quanto voi siete determinati e autorevoli in ciò che dite. Questro test è molto importante per lui, perchè da come rispondete lui coglierà quanto voi veramente ci tenete a lui, quanto siete forti e determinati e quindi quanto si può fidare di voi e quanto sarà rassicurato da voi. Più voi siete lassi e permissivi, più lui si sentirà fragile, non protetto e che voi non avete voglia di impegnarvi nei suoi confronti. Se invece vi mostrate comprensivi ma determinati e costanti nei vostri interventi, lui si sentirà amato e accudito, sicuro, protetto e vi stimerà come genitori forti, su cui contare. Questo non significa che si deve essere perfetti e imperturbabili, ma che globalmente, è importante tenere una certa linea di coppia. Ricordiamoci anche che questo sarà solo uno dei tanti test che suo figlio farà, ci saranno altre tappe evolutive in cui capiterà. Un'altra tappa molto importante di verifica, sarà l'adolescenza, ma potrebbero esserci delle tappe intermedie. Non si preoccupi, fa parte del processo di crescita, che tutti i bambini attraversano. Il fatto che il vostro bambino possa permettersi di farvi un test, è importante perchè significa che ha la libertà psicologica di sperimentare e sperimentarsi, significa che il suo contesto non è così repressivo e deprimente da impedirgli un certo gioco di movimento relazionale. Non ci sono regole giuste o sbagliate, dovete essere voi due, come coppia genitoriale a scegliere le vostre linee educative e a farle rispettare, in modo più o meno flessibile, in base al vostro giudizio e al vostro sentire. Buon lavoro! Nuovo layer...
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Caro papà, i consigli e le riflessioni dei miei colleghi mi sembrano assolutamente corrette e professionali e mi sento di sottoscriverle pienamente. Le suggerisco, anche io, di porre attenzione e di favorire l'espressione dei sentimenti e delle emozioni e di confrontarsi con le maestre della scuola dell'infanzia per trovare una strategia comune. Sicuramente deve essere difficile per lei e sua moglie vedere che suo figlio, nonostante gli sforzi fatti, comincia ad avere comportamenti che non approvate e che non riconoscete come vostri, ma questo vuol dire che sta crescendo e che cominicia a confrontarsi con il mondo esterno! Mi complimento per la cura e l'attenzione che dimostrate di avere e la invito ad aggiornarci sulla situazione. Un caro saluto Dr.ssa Paola Bousquet
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Gentile Genitore, E' importante far capire il significato offensivo di alcune espressioni, vietarla con un "non si deve fare", è poco utile, Molto spesso è una sorta di esibizionismo ed un modo per sentirsi grandi, spostare l'attenzione su altre capacità del bambino ed prendere ad esempio personaggi che possono fare leva sul mondo del bambino...
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Rispetto a qesta tipologia di espressione é molto importante non darle alcuna importanza nel momento preciso in cui si presenta. Sgridarlo oppure anche un semplice accenno al sorriso significa dare attenzione e rinforzare quindi il comportamento: un comportamento rinforzato diventrà sempre più frequente...quindi sarebbe preferibile ignorare il linguaggio da estingueree rinforzare invece altre modalità di espressione e vedrà che gradualmente il bambino utilizzerà solo espressioni che lo faranno sentire imporante. Cordialmente la aluto. Dott.ssa Loredana Angeletti sito: www.psicoangeletti.altervista.org
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