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come posso curarare la dermofagia? (Psicologo)
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salve sono una ragazza di 18 anni e sin da bambina mangiavo le unghie, poi crescendo ho deciso di smettere per una questione di estetica, purtoppo dall'onicofagia sono passata alla dermofagia, cioè mangio non solo la pellicina attorno alle unghie, arrivo persino a mangiare la pelle su tutte le dite dove riesco, talmente che ora ho tutte le dita completamente deturpate, mangiucchiate , con dei calli e talvolta sanguinanti, non so più davvero come fare, ne ho provate di tutti i colori ma niente riesco ad astenermi massimo un giorno poi le mangio peggio di prima. cordiali saluti aspetto una vostra risposta cortesemente
Domanda pubblicata da priscilla il 23/06/2011
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Risposte
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Cara Priscilla, come stai mentre ti mangi e ferisci le dita? Cosa ti impedisce di fermarti? Il sintomo di cui parli è legato a una forma di ansia. La risoluzione di queste problematiche si solito è ottimale curando proprio l'ansia, capendo quindi da cosa questa emozione (che è naturale e assolutamente necessaria, quando presente in giusta intensità) è originata e come mai è presente in maniera così tanto invasiva in te, da portarti ad avere un comportamento poco controllabile verso te stessa. Varrebbe la pena, dal mio punto di vista, consultare un esperto (puoi rivolgerti anche all'asl della tua città) e indagare insieme a lui questa problematica. La consapevolezza di ciò che provi e dei motivi per cui provi determinate emozioni ti aiuterà presto a 'liberarti' del sintomo. Con sinceri auguri dott.ssa Francesca Consonni, Seregno (MB)
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Risposta di
dr Paolo G. Zucconi
, Counsellor, Medicina alternativa, Operatore delle discipline bionaturali, Psicologo, Psicoterapeuta - 33100 udine
purtroppo, e lo scrivo realisticament, né virtualmente né con consigli si riesce: l'unica soluzione possibile è qlla di rivolgersi ad uno psicoterapeuta preferibilmente di indirizzo cognitivo-comportamentale, meglio se privato. Dopo la diagnosi attiverà le strategie più opportune dr Zucconi Udine- Milano
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Salve Priscilla, sento di fare una autorivelazione: anche io alla tua età soffrivo della stessa problematica, arrivando ad avere delle serie infezioni alle dita. Ogni caso è a sè stante ed è abbastanza inutile tentare di dare "cosigli" tramite mail: il mio percorso personale e professionale mi ha aiutata a voltermi prendere maggiormente cura di me stessa, oltre che degli altri. Questo uno degli scopi di ogni percorso psicoterapeutico.
Io lavoro a Roma (puoi trovare i miei recapiti cercando il mio nominativo su internet) e sicuramente potrei aiutarti nel percorso personale che comunque ti consiglio di intraprendere.
Dott.ssa Danila Lorenzini
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Cara Priscilla, certo il suo, è un bel disagio! Perchè, se il suo corpo arriva persino a sanguinare, se lei arriva a farlo sanguinare, se lei lo tormenta e lo deturpa così tanto, vuol dire che il disagio è alto, molto alto. C'ha fatto il callo, in fin dei conti è fin da quando era bambina, ma a certe cose per fortuna non ci si fa mai abbastanza il callo. Dico per fortuna, perchè altrimenti saremmo capaci di continuare ad ignorare la propria sofferenza emotiva. E certo, per estetica lei può cercare di eliminarlo, ma non basta, l'estetica non è un buon motivo! Non a caso, ha alzato il tiro e non di poco! Dal mangiarsi le unghie, lei si mangia la pelle delle dita e delle fami. Da quanto dice sembra che tenga molto alla forma, alla facciata, l'estetica appunto, forse dimenticandosi di chi c'è dietro, della sofferenza che ci sta sotto. Infatti, colpisce questo suo linguaggio tecnico, specialistico nel parlare del suo disturbo: onicofagia e dermofagia. Un atteggiamento in linea col resto! Cerca di preservare una certa forma, ma il suo disturbo la deturpa in modo visibile, in modo forte, drammatico direi! E' importante che lei ascolti la propria sofferenza, la propria ansia, divorante al punto che la costringe a divorare sè, mangiando (e forse sputando) parti di sè, come in una sorta di tormento senza fine. Sotto quest'aspetto così piacevole e curato, forse c'è del "marcio", c'è un tormento che lei fatica a mostrare e a riconoscere. Non so perchè, ma mi ha fatto venire in mente alcune immagini dantesche di anime in pena, condannate nell'inferno. Qual'è il suo inferno? Cosa la tormenta? Cosa la fa soffrire così tanto? E perchè non riesce ad esprimerlo a parole? E le sue mani dunque, parlano al posto delle parole. Le mani, rappresentano un segno di dialogo con gli altri, rappresentano lo scambio, il dare e l'avere, l'accogliere, il toccare, il sentire attraverso il contatto corporeo. Tutto ciò mi fa supporre, che i rapporti con gli altri siano difficili, sanguinolenti, dolorosi appunto. Lei teme di essere ferita, deprivata, divorata e agisce la sua stessa paura, si ferisce, si depriva della pelle delle sue dita, si divora e si sputa. Cara Priscilla, spero che quanto le viene detto riesca a passare per la sua pelle e per il suo cuore, senza eccessiva violenza, ma che passi al punto da essere nutriente ma anche risvegliante. Spero che questo suo primo contatto con il mondo specialistico psicologico, sia il primo di un lungo cammino verso la scoperta di sè, dei propri disagi, delle proprie risorse e delle soluzioni ottimali, per un equilibrio più sano e soddisfacente. Spero che le sue mani comincino a respirare, finalmente e che riescano ad accogliere senza sofferenza eccessiva, quello che di buono il mondo ha da offrirle!
Sabrina Costantini Psicologa Psicoterapeuta blog: sabrinacostantinipsicologia.over-blog.it
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Risposta di
Alessia Bella
, Psicologo, Psicoterapeuta - Caltanissetta
Cara Priscilla il disturbo di cui lamenta appartiene alla sfera dei disturbi ansiosi in cui la tendenza ad automutilarsi è un irrefrenabile rituale emesso per sedare una forte componente ansiosa e senso di non amabilità, a seguire il senso di colpa e la vergogna di ciò che fai riattiva il circolo vizioso senza padronanza alcuna da parte tua. Inizia al più presto una terapia seria ottima quella cognitivo-comportamentale, meglio se integrata con farmaci ansiolitici e antidepressivi da utilizzare a tempo determinato intanto che la psicoterapia implementi nuove competenze.
In bocca al lupo.
Alessia Bella
Psicologa-Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
mail: psicoale@tiscali.it
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Buongiorno Priscilla, come sottolineato dai colleghi, il problema che lei presenta rientra ttra i disturbi d'ansia. Nel suo post fa riferimento a vari rimedi intrapresi in questi anni, per cui mi chiedevo se tra questi ha contemplato la possibilità di rivolgersi ad uno specialista, uno psicoterapeuta, in grado di curare disturbi psicologici come il suo, nel quale è molto stretto il legame tra sintomatologia ansiosa (la dermofagia) e componenti psicologiche. Le suggerisco una psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale, in grado di garantirle nel breve periodo una riduzione della sintomatologia ed una successiva risoluzione a lungo termine. Se può permettersi economicamente una psicoterapia, lo specialista che opera nel privato può garantirle una maggiore continuità nel percorso terapeutico, oltre che riservatezza; viceversa, può rivolgersi ai servizi di Psichiatria del suo territorio. Ci tenga informati sugli sviluppi del suo problema Saluti Rosalinda Campisi - Psicologa, Psicoterapeuta (Palermo) r.campisi@cmpconsulting.it
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Cara Priscilla, mi associo a quello che hanno già scritto i colleghi prima di me. La sua dermofagia nasconde un disturbo d'ansia che per qualche motivo la porta a sfogarlo in questo modo. L'unica soluzione è proprio quella di provare ad intraprendere un percorso di psicoterapia. In bocca al lupo. Dott.ssa Donatella Chessa www.psicoterapiatorino.it
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Ciao Priscilla,
Comprendo il disagio che stai provando e capisco che tu ne voglia uscire al più presto. Come già evidenziato dai colleghi anche io ti confermo che con ogni probabilità il tuo problema rientra nella sfera dei disturbi d'ansia, in particolare io credo si tratti di un disturbo ossessivo compulsivo. Il gesto di mangiarti le dita è un comportamento stereotipato e ripetitivo e rappresenta la tua risposta nei confronti di alcuni pensieri ossessivi o situazioni particolarmente ansiogene che cerchi di neutralizzare attraverso questo tuo comportamento. Sei ben consapevole dell'irrazionalità di questo comportamento e dei danni che ciò ti comporta, come dimostra anche la tua conoscenza specifica dei disturbi che presenti, ma non riesci ad interrompere queste risposte disfunzionali. La letteratura suggerisce nei casi come il tuo di intraprendere una terapia cognitivo-comportamentale che mira a sostituire le idee ossessive ed intrusive con pensieri razionali e funzionali per il tuo benessere.
Per ogni ulteriore approfondimento ti invito a consultare il mio sito web: www.activamente.org oppure a contattarmi direttamente via email: marcogamannossi@activamente.org
Spero di esserti stato d'aiuto, un caro saluto
Marco Gamannossi Degl'Innocenti - Psicologo esperto in formazione, psicologia scolastica e giuridica
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