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....SOCIETA COOP.+ CONSULENZA (Commercialista)

salve sono amm. unico di una coop onlus .....e da un po vorrei affiancare un attivita di consulenza aziendale......cosa devo fare devo aprire partita iva? pagare inps? anche se pago l imps com amm, unico...perche ho una busta paga?
e se devo fare queste cose mi potete da re i costi.....ipotizzando che sia sfortunato e non lavori o che sia parzialmente sfortuanato e faccia una sola fattura di 5000. a cosa andrei incontro.....grazie Giuseppe
Domanda pubblicata da giuseppe il 08/11/2009

Risposte

Risposta di Dott Massimiliano Romani , Commercialista - Firenze
Buongiorno se l'attività che vuole iniziare avrà carattere occasionale (Introiti lordi annui inferiori ad euro 5.000 e prestazioni di durata inferiore a giorni 30 continuativi con lo stesso committente) non dovrà necessariamente aprire la partita iva ma sarà sufficiente emettere delle notule per prestazioni occasionali con la ritenuta d'acconto del 20%.
Al contrario, nel caso in cui la sua attività non avrà carattere occasionale sarà obbligatorio aprire la partita iva (scegliendo preventivamente il codice attività più adeguato alla prestazione che intende prestare).
Dovrà inoltre modificare l'iscrizione già esistente all'INPS gestione separata indicando , oltre all'attività di Amministratore Unico, l'attività libero professionale iniziata.
Purtroppo dovrà versare l'INPS anche per le prestazioni di consulente.
Per quanto riguarda l'eventuale sfortuna di fatturare solo euro 5.000, Le consiglierei di aderire, in sede di apertura della partita iva, al regime dei contribuenti minimi in modo da avere i seguenti vantaggi:
1) a livello fiscale sarebbe soggetto ad un imposta sostitutiva del 20%
2) il reddito da consulente non si cumulerebbe con altri redditi percepiti diversamente e quindi si eviterebbero tassazioni indecenti
3) non sarebbe soggetto agli studi di settore e quindi non sarebbe obbligato ad avere dei fatturati minimi per evitare controlli fiscali.
Ovviamente per poter aderire a tale regime è necessario adeguarsi a certe limitazioni:
a) ricavi annui inferiori ad euro 30.000
b) non utilizzare lavoratori dipendenti
c) non acquistere in un triennio beni ammortizzabili per un valore superiore ad euro 15.000
d) non effettuare operazioni con l'estero.
Per ogni altro chiarimento resto a disposizione.
Saluti
Massimiliano Romani
Risposta di STUDIO NOTARO , Amministratore condominio, Commercialista, Consulente amministrativo, Consulente aziendale, Consulente del lavoro - BESANA IN BRIANZA
Deve aprire una partita iva certamente. Poi in basi al tipo di attività, se gestita da professionista o come impresa dovrà analizzare il pagamento inps.
 
impresa: comporta iscrizione cciaa e iscrizione gestione artigiani e commercianti dell'inps. Verserà circa euro 2.868,00 di contributi fissi e il 20,09% sulla quato eccedente euro 14.240,00. Se percepisce il compenso quale amministratore di società l'aliquota che le applicavano per il versamento dei contributi alla gestione separata sarà ridotta al 17%.
 
professionista: non si iscriverà alla cciaa, si iscriverà all'inps gestione separata, in fattura applicherà iva 20% ritunuta d'acconto 20% rivalsa legge 335/1995 del 4% sulla quale si applica iva e r.a.,
sull'utile prodotto nell'anno applicherà l'aliquota previdenziale del 25,72%. Non cambia nulla rispetto ad ora per la posizone di amministratore applicheranno esettamente la mdeisma ritenuta previdenziale applicata fino ad ora.
Risposta di Gabriele Merzari , Commercialista - medicina
Concordo pienamente con la risposta del Dott.Romani aggiungendo che, in caso di adesione al c.d."regime dei minimi" realizzerebbe una sorta di ottimizzazione fiscale ottenendo tutti i vantaggi esposti oltre a mantenere la deducibilità degli oneri personali dal reddito di amministratore. (Lo puntalizzo essendo la mancata possibilità di deduzione di oneri personali dall'imposta sostitutiva prevista dal regime dei minimi una delle poche cointroindicazioni all'adesione di tale regime).
Risposta di Maria Luigia Salvato , Commercialista - Bologna
Buongiorno,
 
Confermando tutto quanto esposto dai colleghi in particolare in termini di costi che andrebbe a sostenere per intraprendere l'attività professionale di consulenza il mio consiglio è quello di aspettare ad aprire la partita Iva, finchè non fa una previsione di fatturato almeno di 15.000 - 20.000 euro.
Può fare una ricevuta per attività occasionale soggetta a ritenuta d'acconto del 20% (5.000,00 euro di compenso lordo per attività svolta nei confronti dello stesso committente e per una durata non superiore ai 30 gg.).
Risparmia così inizialmente i costi dell'apertura partita Iva (pratica del consulente) e soprattutto dell'iscrizione all'Inps.
 
A disposizione per ulteriori chiarimenti
Maria Luigia Salvato