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Gentile mamma
sono daccordo con lei che gli inviti alla violenza non dovrebbero essere insegnati, ma é importante anche la legittima difesa. E' importante insegnare ai bambini come sapersi difendere in tutti i modi, ovviamente dando la priorità ad un metodo assertivo, ma nei casi estremi e, ripeto, solo nei casi estremi, può servire anche una risposta della stessa moneta, l'importante é che capisca bene la necessità dello strumento utilizzato e farne un uso adeguato altrimenti il bambino può rischiare di diventare vittima di un bullismo che purtroppo esiste. Magari un corso di arti marziali può essere utile proprio a questo: sapersi difendere nel rispetto delle regole e dell'essere umano e non é un invito alla violenza.
Cordialmente la saluto.
dott.ssa Loredana Angeletti
www.psicoangeletti.altervista.org
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Gentile signora Francesca, come prima cosa mi chiedo e le chiedo quanti anni ha suo figlio dal momento che il riferimento alla figura dell'adulto e la capacità di difendersi sono relativi e legati all'età del bambino. Concordo con suo marito in merito al fatto che i bambini imparino a difendersi da soli ma non ritengo che ciò significhi restituire il pugno ricevuto! Ciò che dovete insegnare a vostro figlio è la capacità e la possibilità di dire "No!", "lasciami stare", "non voglio!" ad essere, insomma, assertivo e a comunicare i propri sentimenti. Credo che restituire il pugno ne comporterebbe un altro in risposta! Le consiglio vivamente di parlarne con suo marito e di trovare un punto di incontro; nella crescita dei bambini è fondamentale la coerenza nelle comunicazioni. Cordialmente Paola Bousquet www.puntopsicologiatomei.com
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Cara Francesca, direi che la sua scelta educativa sia a mio avviso la migliore, in quanto l'insegnare a fare a botte ad un bambino significa da una parte, dare ragione a questa nostra società, cioè che il più forte ha sempre ragione e che chi prevarica sugli altri debba essere il leader, dall'altra non farebbe altro che far passare l'idea che per rapportarsi con il prossimo si debba necessariamente imporsi, anche con l'uso della violenza, senza porsi come obiettivo il capire le esigenze di chi interagisce con noi. In sostanza la reazione violenta di suo figlio richiamerebbe soltanto un'altra risposta aggressiva ancora più forte... e alla fine si rischierebbe un escalation senza senso. Come suggerito da colleghi, direi di parlare con vostro figlio per cercare di insegnare a comunicare meglio. Cercate di far passare l'idea che nell'età adulta sarà vincente solo se affinerà le sue doti comunicative con gli altri. Il saper comunicare bene è la base del successo in tutti i campi della vita. Tanti auguri. Dr. Marco Mazzarella
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Buongiorno Francesca, credo che il punto qui non sia il giusto o non giusto, mi sembra che lei stia cercando in noi una conferma della sua buona condotta, per poi poter dire a suo marito che è appoggiata anche dallo psicologo/a. Mi sembra di capire che il suo disagio sia nel disaccordo con suo marito su una prassi educativa che per lei ha molto valore e che sente molto importante. Proprio alla luce di questo mi sento di suggerirle di torvare un accordo con suo marito, che sia condiviso e non imposto. Come si sente lei quando suo marito va nella direzione opposta alla sua? Capita anche in relazione ad altri "argomenti"? Parta da qui, ovvero da sè stessa per trovare serenità che, ne sono certo, arriverà anche a suo figlio, in bocca al lupo Paolo
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Buongiorno Sig.ra Francesca, in risposta alla sua domanda le posso dire che l'età di suo figlio potrebbe rappresentare un elemento di differenziazione nel senso che il comportamento aggressivo dei bambini non ha sempre la stessa natura e gli stessi scopi e questo dipende molto dall'indole ma anche dall'età del bambino. In bambini di età prescolare ad es. l'esprimersi attraverso dei gesti "aggressivi" di solito non è finalizzato effettivamente a "far male" ma a comunicare in quel modo uno stato d'animo, un'emozione che può essere difficile da verbalizzare. Questo non vuol dire che il pugno vada sempre tollerato ma compreso. Questa comprensione per un bambino passa anche attraverso l'atto pratico ossia il confrontarsi con i propri pari per comprendere quali possono essere i limiti propri e altrui ed il modo migliore per gestirli. In poche parole credo che non si possa dire che tra lei e suo marito uno stia sbagliando e l'altro no, le situazioni vanno valutate caso per caso e soprattutto in funzione di come il bambino ha vissuto quel pugno o viceversa il fatto di darne uno. Non c'è necessariamente una condotta giusta o sbagliata da mantenere con un figlio, quindi stia tranquilla, non entri in conflitto con suo marito e partecipi serenamente ai "conflitti" di suo figlio. Saluti Dott.ssa Veronese Monica Cristina
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