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Come aiutare mio figlio ad essere meno polemico e nervoso? (Psicologo)
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Mio figlio oggi ha quasi 9 anni. E' sempre stato molto permaloso anche se nel tempo sembra migliorato. Ora però è diventato un bambino molto polemico e nervoso. In famiglia dobbiamo stare tutti attenti a come diciamo le cose perché è subito pronto ad arrabbiarsi, anche in modo esagerato (io gli dico sembre che ha la corda troppo tesa). Con il fratello è una lotta continua. Non perde l'occasione di essere puntiglioso e polemico nei confronti un po' di tutti. A scuola e nello sport è molto bravo, ha molti amici. Due anni fa suo padre se ne andato ed ora vive a circa 800 km di distanza. Loro si vedono circa una volta ogni 2/3 settimane. Lui lo adora e sicuramente ne sente molto la mancanza anche se poi viene assorbito dalla sua quotidianeità. Ma qualcosa non va, c'è smpre qualcosa lì dietro l'angolo pronto a uscire, una molla pronta a scattare. Per ora ho cercato di ascoltare sempre le sue ragioni ma di fare comunque in modo che si seguisse quello che ritenevo corretto in quel momento ma sento che non basta. Da qualche mese abbiamo preso anche un piccolo cane al canile e sicuramente lo sta aiutando molto ma come posso aiutarlo di più? Il suo essere troppo polemico da cosa potrebbe dipendere?
Domanda pubblicata da maria il 21/02/2011
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Risposte
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Gentile Maria, la prima immagine che mi viene leggendo le sue parole è quella di un corso d'acqua libero di andare dove vuole, un pò come se fosse con degli arigini deboli. Mi rendo conto che lei non vive una situazione semplice con un ex-marito lontano in tutti i sensi, due figli da educare e crescere, la casa a cui badare e, immagino, anche un lavoro. Come si sente lei quando so figlio esagera con la rabbia? Cosa sente per lui in quei momenti? Partirei da qua, sui perchè e i per come della molla di suo figlio possiamo parlare fino allo sfinimento, ma personalmente non so quanto potrebbe essere generativo. Iniziamo da lei, donna e mamma. Si dia spazio e tempo per ascoltarsi, poi magari se lo riterrà opportuno e lo sentirà, potrà decidere di farsi accompagnare da un professionista, guardi a se stessa con curioisità e vedrà che arriveranno anche delle risposte su suo figlio che mi pare stia cercando un suo posto nel vostro sistema. In bocca al lupo Paolo
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Gentile Mamma, concordo con quanto precedentemente detto dal collega. Il piccolo esprime, con i suoi modi da piccolo dittatore, un clima familiare in cui forse, presi dagli eventi legati alla separazione e ai successivi "aggiustamenti" della famiglia, sia il bambino che lei stessa avete avuto poco tempo per ascoltarsi e ascoltarvi a vicenda. Qualora, con la crescita del bambino, le sue modalità di comportamento le sembrassero diventare eccessivamente coercitive e di ostacolo alle relazioni con la famiglia e con i coetanei, la invito a contattare uno psicologo che possa aiutarvi a ritrovare le modalità giuste per stare bene in famiglia e nei rapporti con l'esterno In bocca al lupo Dott.ssa Chiara Facchetti www.milanopsicologa.it
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Risposta di
Riccardo
, Psicologo - Cagliari
Salve Maria, quello che mi viene da pensare leggendo la sua descrizione ed ancor più la sua domanda è che ci sia un bisogno indirizzato maggiormente nel comprendere quale sofferenza stia cercando di comunicarle essendo cosi nervoso e polemico anziché come aiutare suo figlio ad esser meno polemico e nervoso. Un ostacolo non indifferente è quello di imparare la lingua usata da nostro figlio per comunicarci la sua sofferenza, un linguaggio, quello di un figlio, sintonizzato sulla stessa linea d'onda della sue emozioni. Signora Maria la invito qualora sentisse sempre più il bisogno nel corso del tempo, di contattare uno psicologo che possa aiutare suo figlio e lei a dar voce ai vissuti che rimangono non elaborati all'interno della relazione familiare. Un abbraccio Dott.Riccardo Povolo www.povoloriccardo.it
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Gentile signora, colgo molta preoccupazione nelle sue parole. Proviamo a metterci nei panni di suo figlio: "Sono un bambino e una delle due persone più importanti della mia vita mi ha abbandonato...si lo posso vedere una volta al mese ma non è più come prima! Perchè mi ha lasciato? Sarà copla mia?". Mille sono le domande che potrebbe porsi; sicuramente è un bambino ferito che sta cercando nel miglior modo a lui possibile di controllare la siituazione e il turbinio di emozioni (rabbia, delusione, tristerzza, colpa,...). Il sostegno del suo nuovo amico a quattro zampe sarà sicuramente prezioso, così come il suo: continui a sostenerlo in questo momento difficile, ascoltandolo empaticamente e facilitando il contatto con ciò che sta al di la della rabbia e della polemica. Un abbraccio Dott.ssa Antonella Fiorentino www.antonellafiorentino.it
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Gentile signora,
Le consiglio di proporre a suo figlio la possibilità di effettuare una consulenza da un professionista; Lei sta già facendo molto ed il disagio di suo figlio potrebbe aver bisogno di un altro tipo di lettura. Cordiali saluti
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Buon giorno cara mamma, comprendo le sue preoccupazioni. Certo deve essere anche molto stanca e provata, un figlio così è molto impegnativo, tanto più se è da sola e non è figlio unico. Lei mi sembra già molto attenta, premurosa e giudiziosa. Mira a comprendere e ascoltare i bisogni di suo figlio, ma poi fa la sua parte di genitore ed adulta e decide in base alle proprie convinzioni. Brava! Ora, forse c'è da capire meglio perchè suo figlio è polemico, al di là di ciò che dice. Infatti, lei fa bene a chiedere, ma tenga conto che neanche lui lo sa, lui non ha chiarezza perchè di tanta polemica. Quello che mi viene in mente è che è molto arrabbiato, ma ancora di più è spaventato. Il cavillare, avere da ridire, riprendere, il ribattere, il voler l'ultima parola (che fanno parte della condotta polemica), fa proprio pensare ad una persona che ha paura, che si deve difendere dal mondo, che non si può far trovare impreparato e deve sempre mostrarsi in una posizione di forza, deve far vedere di avere ragione! Per qualche motivo, suo figlio vive il mondo pericoloso e vive sè come indifeso, in conseguenza di ciò fa di tutto attraverso la razionalità, per trovare il modo di difendersi, di mostrarsi adeguato. Non a caso è bravo a scuola, apprezzato dagli amici. Gli deve costare tantissimo! Insomma, suo figlio fatica ad esprimere le emozioni e ad esprimerle con dei modi più diretti e naturali per un bambino, come piangere, urlare o fare le bizze. Tiene molto, nascondendo sè stesso, salvo poi far uscire la propria aggressività in questo modo intellettualistico, ma sfinente, che lui stesso non riesce a controllare. Di fatto, obbliga sempre a confrontarsi con lui, spinge al battibecco, come se creasse l'occasione di far uscire la propria rabbia, quindi in modo sommerso anche la propria paura. Non lo si può ignorare. Si ricordi che la sfida, l'aggressività di un figlio ha anche lo scopo di chiedere un confine. Suo figlio, le sta chiedendo di essere contenuto, nella sua emotività. Per cui, fa bene a decidere lei, ma forse in modo più deciso deve dirgli che deve smettere di battibeccare. Gli deve dire che sa quanto deve essere spaventato e arrabbiato, ma questo non lo legittima ad essere aggressivo, con questa sua modalità. Sicuramente ne ha da essere arrabbiato! Adora suo padre, ma lui non c'è più, se n'è andato e l'ha lasciato solo di fronte al mondo! Forse teme di essere abbandonato anche da altre persone, da lei per esempio! Forse, teme anche di esserne la causa, di non meritare la vicinanza delle persone amate. Ecco perchè deve dimostrare di essere bravo e adeguato, di aver ragione! Lei deve fargli sentire che c'è anche emotivamente, che lo comprende e lo sorregge e forse insieme potete trovare altri modi di esprimere le emozioni. Si può parlare di rabbia e di paura, di possono condividere anche le emozioni più angosciose, si può amare e odiare nello stesso stempo il proprio padre e si può superare tutto questo! Forse può parlare di ciò, anche al padre del bambino e chiedergli una collaborazione in questo aspetto importante. Certo, non è facile, ci vuole pazienza e forza, vedrà che però tutto questo farà star bene tutti. Buon lavoro e non si scoraggi!
Dott.sa Sabrina Costantini Psicologa Psicoterapeuta sabrina.costantini1@tin.it http://sabrinacostantinipsicologia.over-blog.it
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Gent.ma Signora, a partire dai dati che ci riporta, cerco di suggerirle alcuni possibili spunti di riflessione, che siano utili per orientarla rispetto alla preoccupazione che porta e ad inquadrare la problematica che Lei riferisce (l’atteggiamento polemico e facilmente irritabile di Suo figlio) nel contesto più ampio della relazione fra Lei e Suo figlio e del ruolo ricoperto dal bambino nella vostra famiglia. Le reazioni manifestate da Suo figlio potrebbero rappresentare la modalità da lui adottata per esprimere propri vissuti, emozioni, timori, che, come Lei giustamente rileva, potrebbero rimandare alla separazione coniugale e ai vissuti sperimentati dal bambino in relazione ad essa. Sembra superfluo rilevare quanto una separazione coniugale, anche se gestita nella modalità più funzionale possibile, richieda per tutti coloro che ne sono coinvolti, non solo per i bambini, uno spazio e un tempo di “assestamento”, di rielaborazione e adattamento alle nuove dinamiche che si sono venute a creare. La modalità di reazione personale a tale evento, come a tante altre circostanze impreviste o non abituali che ci accadono nella vita, è fortemente influenzata dalla personalità dell’individuo (il “carattere”), dalle strategie individuali di gestione dello stress, dai modelli che ciascuno di noi ha appreso nella propria famiglia, ossia da tanti fattori che possono concorrere a spiegare la reazione peculiare di ciascuno di noi, nel caso di Suo figlio, l’atteggiamento polemico e irritabile. È pertanto opportuno che Lei Signora, già impegnata in molte direzioni nel tentativo di sostenere una crescita armoniosa di Suo figlio, possa sintonizzarsi sulla specifica modalità di espressione dei bisogni e istanze da parte del bambino, e, al contempo, si conceda uno spazio per sé, per dare ascolto alle proprie emozioni, alle sensazioni che tale comportamento di Suo figlio suscita in Lei, ai propri bisogni, che spesso si tendono a posporre alle preoccupazioni e alle ansie legate al proprio ruolo di madre. E’ inoltre opportuno, nella direzione di promuovere una crescita armoniosa del figlio e di rassicurarlo circa la disponibilità e la presenza affettiva, Sua e del padre, che Lei e il padre del bambino possiate conseguire e/o salvaguardare, qualora già presente, una buona collaborazione nell’esercitare il ruolo genitoriale, costituendo agli occhi di Vostro figlio un fronte comune e solidale, sia rispetto all’aspetto normativo, sia rispetto all’offrire ascolto e supporto emotivo al bambino, nonostante le oggettive difficoltà legate alla distanza geografica (a tale proposito, sarebbe utile sapere se Suo figlio manifesta un comportamento analogo anche con il padre). Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Le porgo cordiali saluti. Dott.ssa Maria Borella Psicologa Pioltello (MI) 333.4215605 – borella.maria@alice.it
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